Johnny 99 è la quarta traccia dell’acclamato album acustico Nebraska di Bruce Springsteen (1982). Insieme alla title track è la canzone più oscura dell’album. Questo non tanto perché tratta dei problemi di un uomo con la giustizia, anche perché in questo caso si aggiungerebbero anche Highway Patrolman, State Trooper e, più indirettamente, Atlantic City. È soprattutto perché Nebraska e Johnny 99 trattano esplicitamente di un tema socialmente rilevante: la pena di morte. Un tema duro che viene accompagnato da un brano basicamente rock’n’roll, anche se proposto in forma acustica, come tutto l’album. Johnny 99 è infatti una canzone con la ritmica e la sequenza di accordi tipici del rock’n’roll più classico. Composta inizialmente per lavorare su una versione full band, la stessa arrivò solo nei decenni a venire, con robuste versioni blues-rock dal vivo. La canzone è anche simbolo della forte influenza a doppia mandata tra Springsteen e l’indimenticato Johnny Cash.

Mutui e disoccupazione

Johnny 99 (leggi qui la traduzione) racconta la storia di Ralph, un operaio che rimane disoccupato dopo la chiusura della fabbrica in cui lavorava nell’hinterland industriale tra New Jersey e New York. Non riuscendo a trovare più lavoro, ma avendo nel frattempo contratto un mutuo, Ralph si perde nell’alcool e, trovandosi armato come spesso succede negli Stati Uniti d’America, in un momento di follia colpisce una guardia notturna e poi minaccia di sparare all’impazzata per strada. L’intervento di un poliziotto in borghese mette fine al folle gesto di Ralph, che viene arrestato. Un giudice particolarmente severo (John Brown il Meschino lo chiama Bruce) al termine di un processo in cui tutto sembra già deciso, infligge a Ralph 99 anni di carcere. Mentre la madre e la fidanzata del ragazzo si disperano, Ralph a quel punto motiva le ragioni del suo gesto e, al posto delle attenuanti, chiede al giudice di essere mandato sulla sedia elettrica.

Nessuna morale

Bruce Springsteen è ovviamente contrario alla pena capitale, così come sappiamo che, sull’onda delle battaglie civili promosse a suo tempo anche da Bob Dylan e Johnny Cash, sostiene le battaglie a favore di una giustizia giusta e di condizioni più umane per i detenuti. Ma la grandezza di uno storyteller è quella di raccontarci una storia, lasciandoci in qualche modo la libertà trarre le nostre conclusioni morali. Springsteen, infatti, non santifica Ralph e, perché non ci siano fraintendimenti, ci mostra il delitto compiuto dal giovane, nel quale un povero innocente muore o in ogni caso viene colpito da Ralph. Ma, se da un lato c’è un sicuro innocente, dall’altro ci si chiede: c’è un solo colpevole? O forse ce n’è più di uno? Non ci sono dubbi che a sparare sia stato Ralph, ma qualcosa o qualcuno sembra averlo infilato in quella situazione di disagio sociale ed economico, oltre che psicologico. Il ragazzo perde il lavoro, ma non è una sua colpa. Lui accende un mutuo e non è una colpa sua. I suoi sogni e i suoi obiettivi vengono totalmente schiacciati, ma non per una sua colpa. Quindi?

Due strofe da letteratura

Dopo averci raccontato nelle prime due strofe cosa ha combinato Ralph per finire a processo, Bruce usa i due incisi per portarci nell’aula di tribunale dove, dopo la lettura della sentenza, scoppia il parapiglia. Il severo giudice, ristabilito l’ordine, concede a Ralph di rilasciare la sua ultima dichiarazione. Non servono commenti per capirne la grandezza, è sufficiente rileggerla: “Beh, giudice… giudice, ho debiti che nessun uomo onesto potrebbe pagare, la banca teneva stretta l’ipoteca e mi stavano portando via la casa. Ora, non voglio dire che questo mi renda un uomo innocente, ma è stato questo più di tutto a mettermi quella pistola in mano. Quindi, Vostro Onore, credo davvero che sarebbe meglio che io muoia e se voi potete prendere la vita di un uomo per i pensieri che ha in testa, allora si risieda su quella sedia e ci pensi su ancora una volta. E lasci che mi rasino i capelli e mi sistemino per l’esecuzione.”

Il filo sotteso

Si arriva così alla sintesi e non è Bruce a esplicitarla. C’è un sistema economico, sociale e politico illusorio che non solo ti inculca nella testa sogni e desideri, ma poi te li sottrae senza che tu ne abbia alcuna responsabilità. Un sistema che poi, per interessi economici, ti consente di dare sfogo alla tua rabbia, mettendoti agevolmente in mano un’arma, e di riempirti di alcool fino a portarti a liberare la tua follia. È quello stesso sistema che poi ti toglie la libertà e in alcuni casi si prende anche la tua vita. Lo fa a volte uccidendoti o, altre volte, rinchiudendoti a vita, come nel caso del giovane Ralph. E, nel fare questo, non opera alcuna distinzione tra chi uccide per smania di potere, per pura violenza o per prevaricazione e chi invece lo fa per disperazione. Quasi che quello stesso sistema debba cancellare dalla faccia della terra i propri fallimenti, le proprie sconfitte.

In ogni modo… è Rock’n’Roll

Esistono diverse versioni di Johnny 99, tutte costruite sulla stessa struttura di canzone, con lo stesso testo e pochissime variazioni di accordi. Il giro è quello classico del rock’n’roll con due incisi centrali cantati e uno finale sull’assolo di armonica. Eppure, la resa delle diverse versioni è ben differente. Quella originale, tratta dall’album Nebraska, è ovviamente acustica, con una pennata bloccata sulle corde più basse della chitarra, sebbene nel corso della canzone Springsteen riesca a dare qualche elemento dinamico nella sua esecuzione. Se l’intro prevede un gorgheggio vocale, l’assolo centrale e quello finale sono affidate all’armonica. La versione, sempre acustica, che compare sul Live ‘75/’85 è grosso modo sovrapposta a quella dell’album, ma è più lenta e solenne, con uno Springsteen che la canta in modo più veemente e rabbioso. L’ululato iniziale viene sostituito con una bellissima intro blues di armonica. La versione full band più classica è stata suonata diverse volte dal vivo, specie nel nuovo millennio. Molto più lenta e con la variazione di un accordo nelle strofe, prevede una durata molto più lunga, anche perché è tipicamente utilizzata da Bruce per consentire numerosi assoli sia a metà canzone, sia nel finale. Tipicamente intervengono negli assoli il pianoforte, l’organo, le chitarre, oltre al violino e ai fiati quando presenti. Infine notevole è la versione studiata da Springsteen per la Seeger Sessions Band durante il relativo tour. Una versione splendida, tra il blues e il jazz, con una ritmica che riporta al boogie woogie e quindi dritti nel sud degli Stati Uniti. Una meravigliosa ritmica sincopata viene doppiata dal finissimo lavoro delle chitarre acustiche. Intervengono anche in questo caso gli archi e i fiati, del tutto influenti nel sound della Seeger Sessions Band.

Bruce e l’Uomo in Nero

Il rapporto musicale tra Johnny Cash e Bruce Springsteen è stato notevole e in doppia direzione, benché inevitabilmente fu Bruce a essere influenzato da uno dei suoi più importanti mentori. Se l’influenza di Cash su Bruce è riconoscibile soprattutto in Nebraska, ma anche in altri episodi (il più evidente We Are Alive da Wrecking Ball, in cui Bruce fu ispirato da Ring Of Fire di Cash), l’uomo in nero dell’Arkansas restituì in più di un’occasione il senso di ammirazione al più giovane cantautore del New Jersey. Infatti, un anno dopo la pubblicazione di Nebraska, Johnny Cash pubblicò un album che intitolò proprio Johnny 99. In esso, oltre a questa canzone, era presente anche Highway Patrolman, sempre da Nebraska. Un’altra canzone scritta da Springsteen di quel periodo, I’m On Fire, sarà poi reincisa da Cash nel 2000. Anche Further On (Up The Road) di Springsteen (da The Rising) fu reincisa dallo stesso Cash.

Tira tu le conclusioni…

  • conosci Johnny 99 di Bruce Springsteen?
  • una canzone che conosciamo in diverse versioni. Quale ti piace di più?
  • la pena di morte, un argomento difficile. Sulla scorta della vicenda di Ralph, raccontata da Bruce in Johnny 99, cosa pensi in merito?

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Dario Migliorini

 

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