Recensione Johnny Bye-Bye, Bruce Springsteen
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums
Johnny Bye-Bye è la quarta traccia dell’album
L.A. Garage Sessions ’83, il primo disco di
Tracks II – The Lost Albums.
Johnny Bye-Bye è in realtà una canzone già pubblicata da
Springsteen. La si può trovare, in una versione musicalmente più strutturata, nel secondo disco della raccolta
Tracks (1988). Rispetto ad altri episodi di canzoni già note in altre versioni, in questo caso il percorso di
Bruce va all’inverso, da una versione più elaborata a una più semplice. Il brano pubblicato in
Tracks, pur essendo semi-acustico e provenendo da quelle sessioni californiane del 1983, ha una ritmica blues, retta dalla batteria di
Max Weinberg e dalla chitarra battente di
Bruce sulle corde più alte.
Johnny Bye-Bye in
Tracks II ha invece arrangiamenti più scarni, essendo basata su un classico arpeggio di chitarra acustica. Ad essa si sovrappone una tastiera che propone una contro-melodia rispetto alla linea di canto di
Springsteen.
Johnny Bye-Bye: Elvis se ne va
Come
Follow That Dream, anche
Johnny Bye-Bye è legata alla figura di
Elvis Presley. Se la prima è un omaggio alla sua musica, con il richiamo, fin dal titolo, di una sua canzone del 1962, la seconda ricorda invece il giorno in cui
Elvis morì, oltre che i momenti successivi, con il funerale e le amare riflessioni sulla sua morte prematura. Nella prima strofa
Bruce, senza citarlo, ci mostra il piccolo
Elvis che, con la madre e una chitarra, si mette in viaggio per un sogno, verso la terra promessa. Dalla seconda strofa si passa al presente più cupo. Il narratore ha sentito alla radio che
Elvis è morto e invita una ragazza ad andare con lui a Memphis per l’ultimo saluto al Re. Parla di una festa in programma, ma è probabile che si riferisca al funerale. La lettura di questo dettaglio è tutt’altro che irrilevante. Può essere che
Bruce faccia riferimento all’usanza americana di onorare il defunto con un ricevimento, a volte anche festoso. Può essere che, invece,
Springsteen intenda quella festa ironicamente come un motivo di giubilo per le tante figure che non vedevano l’ora di impossessarsi delle ricchezze di
Elvis dopo la sua morte.
Il ruvido sarcasmo di Springsteen
Queste ipotesi vengono in qualche modo suffragate dall’evoluzione del testo nelle ultime due strofe. Che si tratti del funerale di Elvis si capisce dall’arrivo di una grande Cadillac bianca, dove hanno steso il suo corpo. Le immagini di repertorio mostrano in effetti una maestosa Cadillac bianca come carro funebre. Mentre la gente si dispera, Bruce mette in bocca al narratore due passaggi molto forti. In primis un verso davvero pungente: “avevano preso tutti i suoi soldi“, canta Bruce, che ironizza sul modo con cui chi stava intorno a Elvis puntasse al suo ingente patrimonio. Questo verso potrebbe confermare che il riferimento alla festa della seconda strofa sia proprio un altro elemento di sarcasmo a carico dei presunti amici del Re. In secondo luogo, Springsteen ricorda nell’ultima strofa il dramma personale che Presley aveva attraversato negli ultimi anni di vita. “Con un sacco di problemi che scorrevano nelle sue vene“, recita il testo. Elvis fu ucciso dalla sua incapacità di gestire il successo e dalle overdose di farmaci che drogarono il suo sangue.
Johnny Bye-Bye: tra Elvis e Chuck
Pur essendo un omaggio alla memoria di Elvis Presley, Johnny Bye-Bye veicola anche la riconoscenza a colui che ha suggerito a Springsteen il titolo, nonché il primo verso della canzone. Un altro suo mito: il leggendario Chuck Berry. Lui, infatti, aveva scritto nel 1960 una canzone intitolata Bye Bye Johnny, una sorta di sequel della celeberrima Johnny B. Goode. Quest’ultima era una canzone-simbolo dei musicisti che si mettono in strada in cerca di fortuna nella musica. Proprio come il bimbo di Johnny Bye-Bye, proprio come lo sono stati Elvis Presley e Chuck Berry e come lo è tuttora Bruce Springsteen. Ecco che Johnny Bye-Bye, benché ammantata di minore aurea di leggenda delle canzoni che l’hanno ispirata, sia andata in qualche modo a chiudere un cerchio.
Dario Migliorini
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