Recensione Let Me Ride, Bruce Springsteen
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums
Let Me Ride è la decima traccia dell’album
Faithless, il terzo disco di
Tracks II – The Lost Albums di
Bruce Springsteen. Un album che in realtà è la colonna sonora, commissionata a
Springsteen, di un film, che non uscì mai nelle sale. È un genere
spiritual western di cui non si sa niente di più, se non che avrebbe dovuto essere girato intorno al 2004 e intitolarsi proprio
Faithless.
Let Me Ride è l’unico brano che, come si rileva nel libro che accompagna l’uscita della raccolta, è stato scritto in precedenza rispetto al periodo 2005/2006. La sua composizione del brano risale infatti al periodo delle
Streets of Philadelphia Sessions, quindi a circa dieci anni prima. Sempre dalle informazioni contenute nel cofanetto, apprendiamo che un brano è stato comunque suonato e inciso insieme al resto di
Faithless. Se già altre canzoni dell’album avevano un collegamento a
Land Of Hope And Dreams, nella logica della
fede premiata e dell’inclusione di tutti nella comunità,
Let Me Ride suggella il legame con lo splendido inno di fratellanza composto da
Springsteen nel 1998 e divenuto un
instant classic.
Let Me Ride: la richiesta di redenzione
Let me ride è una canzone gospel a forte significato religioso, nella quale un uomo che è stato della peggior feccia riconosce i propri gravi errori. Pur non chiedendo perdono o misericordia, ora supplica Dio di poter ottenere il permesso per entrare nel suo regno. “Dammi il mio biglietto, Signore, e lasciami correre“, ripete l’uomo. È interessante interpretare la canzone intorno al significato del verbo to ride. La prima traduzione, che arriva anticamente dalle epoche di cavalli e cavalieri, è proprio cavalcare. Un significato attinente al contesto dell’album Faithless, dal momento che segue il percorso verso la fede di un pistolero che, si presume a cavallo, attraversa in solitudine l’Ovest americano. Più in generale il verbo to ride ha assunto il significato di correre e, ancora più nello specifico, di fare la propria corsa, fare la propria parte, essere parte di qualcosa. È questo che chiede il protagonista del film in questa canzone che Springsteen ha evidentemente riadattato per la colonna sonora di Faithless. È la richiesta di poter essere parte della casa di Dio, di poter avere il diritto ad entrarvi e a parteciparvi attivamente.
Let Me Ride: essere parte attiva
Il testo si regge proprio sul contrasto tra ciò di nefasto che l’uomo è stato e quello che oggi chiede di essere nel suo percorso di redenzione. È una confessione, ma non in senso passivo. L’uomo non si prostra al volere di Dio per ottenerne il perdono ma, ora che ha incontrato la fede, vuole essere attivo protagonista nella comunità cristiana. Torna l’immagine dell’operaio e del soldato di Dio, così presente in
My Master’s Hand, la traccia che precede nell’album. Ciò che caratterizza l’uomo nell’idea di
Springsteen è il suo essere attivo, nel male prima e nel bene poi. Lui è stato ladro e truffatore, un soldato che barbaramente ha ucciso. Un uomo malvagio che ha cacciato persone oneste dalle loro case, lasciandole a morire di fame e di freddo. E lo ha fatto da impavido, senza la paura di mostrare il proprio volto. Potrebbe trattarsi di un’epoca passata, tra la Guerra di Secessione e il genocidio degli indiani d’America. Ora per tutto il male che ha procurato, l’uomo chiede di poter rimediare e di redimersi dalle proprio colpe
correndo, ossia in senso metaforico, essendo parte attiva nella sua nuova vita di fede, muovendosi, compiendo azioni, essendo proattivo.
Let Me Ride: un biglietto per la vita di fede
Il legame di Let Me Ride, e più in generale dell’album Faithless, con Land Of Hope And Dreams è davvero stretto. Se è vero che quest’ultima canzone è probabilmente nata, nell’idea iniziale di Springsteen, come una preghiera laica di inclusione e redenzione, la sua evoluzione, culminata nella versione ufficiale inclusa nell’album Wrecking Ball, ha assunto un maggiore connotato religioso. Questo non soltanto per i vocalizzi gospel che Springsteen ha inserito nella versione in studio che invece erano assenti nelle precedenti esecuzioni dal vivo. Nel finale, infatti, proprio in questi vocalizzi si cita espressamente Dio e la necessità di rendergli grazie (“You just have to thank the Lord“). Inoltre, anche in Land Of Hope And Dreams, si parla di biglietti per entrare. Mentre però in quest’ultima la riconoscenza a Dio rende superfluo il possesso di un biglietto, in metafora di una concessione per l’ingresso nel suo regno, in Let Me Ride la richiesta di questo figurativo lasciapassare è così esplicita da rappresentare il fulcro stesso della canzone.
Let Me Ride: il trionfo del gospel
Let Me Ride è la quintessenza del brano gospel. Uno sfondo musicale di pianoforte e organo Hammond accompagna senza ritmi un canto dal timbro profondo, a cui si aggiungono voci gospel dal forte timbro afroamericano. In realtà è una sezione cori che unisce le voci “caucasiche” di Patti Scialfa e Lisa Lowell con quelle “nere” di Curtis King, Ada Dyer e Cindy Mizelle. Il brano è privo di base ritmica, inoltre Springsteen depone le chitarre e non prevede altri arrangiamenti nell’idea di mantenere il brano nella più pura sonorità gospel. È forse l’unica canzone dell’intero album che non mescola la religiosità del gospel con il senso più terreno del western. Queste sonorità, unitamente ai notevoli cori che accompagnano il canto di Bruce dal secondo ritornello, portano nell’immaginario in una chiesa di Harlem o del Bronx. In realtà il poco che si sa del film fantasma, ma anche il testo stesso, ci aiutano a rimanere nelle grandi praterie dell’Ovest americano, dove l’uomo – ora pistolero, ora soldato – ha compiuto tutti i suoi misfatti e dove oggi affronta il suo percorso di fede.
Dario Migliorini
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