Recensione Like A Rolling Stone, Bob Dylan

di Dario Migliorini
La musica Americana | Recensioni
Like a rolling stone

Il 1965 è un anno fondamentale, è l’anno di Like A Rolling Stone. Dopo i primi album Bob Dylan era molto più di un cantautore folk. Era uno dei leader della rivoluzione culturale che in quegli anni stava stravolgendo il modo di vivere e di pensare dei giovani. In uscita da decenni di conservatorismo e di puritanesimo, quella rivoluzione cantava con la voce di Dylan che “the times, they are a-changing“. Bruce Springsteen in seguito dichiarerà: “Elvis ci ha liberato il corpo, Dylan ci ha liberato la mente”. Bob fu acclamato come il nuovo cantore d’America. L’erede del folk che decenni prima aveva visto in prima linea Woody Guthrie e Pete Seeger. Ma Dylan, proprio nel 1965, si sentì prigioniero in quella veste. Voleva sperimentare nuovi generi e nuovi temi. Highway 61 Revisited fu l’album della svolta e Like A Rolling Stone ne fu il simbolo. Con i suoi sei minuti di durata, Like A Rolling Stone è tuttora considerata una delle più belle e significative canzoni di tutti i tempi.

LIKE A ROLLING STONE: DAL MANIFESTO AL SARCASMO

Like a Rolling Stone (leggi la traduzione qui) è di fondo una canzone di protesta, ma in uno stile differente dai precedenti manifesti giovanili. Non c’è più il messaggio diretto e universale di Blowin’ In The Wind e The Times They Are A-Changing. È invece una stilettata di feroce sarcasmo verso quel mondo che si crogiola e si abbuffa nella sua ingiustificata ricchezza. La protagonista, a cui il narratore Dylan si rivolge, è una ragazza un tempo benestante e snob ma ora squattrinata. Una donna che si ritrova perfino nella necessità di dover “scroccare il suo prossimo pasto”. Proprio lei che una volta si girava dall’altra parte di fronte all’indigenza delle persone. Proprio lei che gettava sprezzante le monetine da un centesimo ai senzatetto. Una caduta in disgrazia materiale, ma anche psico-sociale. La donna si ritrova sola, senza una casa e senza le attenzioni dei momenti migliori. “Come una completa sconosciuta, come una pietra che rotola”, recita il ritornello. E una pietra non può che rotolare verso il basso, senza scelta. Rolling stone è in gergo americano il vagabondo, ma ho preferito mantenere la traduzione letterale pietra che rotola proprio per questo significato.

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Forse fu un fatto personale

In Like A Rolling Stone Dylan usa l’arma del sarcasmo più affilato, senza provare alcuna pietà. Non emergono né compassione né volontà di perdono verso la ragazza. Il grande cantautore ha spesso mostrato un approccio più sobrio e distaccato verso i suoi personaggi. Alcuni osservatori, tuttavia, hanno ipotizzato che la sua particolare acredine verso la ragazza della canzone fosse causata da un risentimento personale. Sembra infatti che, poco prima di sposarsi con Sara Lownds, Dylan avesse frequentato la starlet Edie Sedgwick. La donna, però, lo aveva accantonato perché attratta dall’inebriante mondo della Pop Art, in particolare, dal suo massimo esponente, Andy Warhol. Dunque è possibile, anche se Dylan non lo ha mai confermato, che la ragazza di Like A Rolling Stone fosse proprio la Sedgwick. Ne consegue che l’uomo che nel testo girava con lei in moto con un gatto siamese sulla spalla e che poi la abbandonò alle sue miserie non fosse altro che lo stesso Warhol.

UN RACCONTO DIVENTA LIKE A ROLLING STONE

Se davvero Like A Rolling Stone fosse ispirata da una sorta di vendetta personale, la canzone perderebbe la sua carica rivoluzionaria. In realtà in tanti la considerano uno degli attacchi più feroci al mondo brillantinato dello show business. Un mondo che dimentica la strada e si chiude in una cupola ovattata, immersa nel lusso e nell’insensibilità. A rafforzare questa lettura c’è un altro aneddoto. Sembra infatti che Dylan avesse ricavato il testo di Like A Rolling Stone da un racconto che lui stesso aveva scritto tempo prima. Questa “riduzione” non aveva comunque consentito a Dylan di giungere a una durata tale da rendere il brano appetibile alle radio. Fu allora che intervenne Albert Grossman, il suo manager. Convinto della straordinarietà di Like A Rolling Stone, Grossman riuscì a far digerire la sua durata ai programmi radiofonici.

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LIKE A ROLLING STONE: DAL FOLK AL ROCK

Like A Rolling Stone è una ballata a tempo medio, a metà tra il folk dei primi album e il rock elettrico che Dylan abbracciò da quel 1965. Se il pianoforte in stile country e l’armonica a bocca riportavano al folk, le chitarre elettriche e l’organo Hammond conducevano dritti al rock. Con questa canzone Dylan si faceva artefice di una nuova linea che univa la canzone d’autore alla dimensione musicale rivoluzionaria del rock. Fu da allora si iniziò a considerare il rock non solo come veicolo di messaggi di trasgressione, ma anche di lotta e critica sociale. L’album Highway 61 Revisited segnò la stretta collaborazione tra Dylan, il chitarrista Mike Bloomfield e uno dei più leggendari organisti della storia del rock, Al Kooper.

Melodie che entrano nella leggenda

Al Kooper fu straordinario: si mise al servizio di Like A Rolling Stone con una trovata geniale. La sua parte di intro all’organo è suonata con un ottavo di ritardo rispetto alla ritmica. Nella canzone, si sente la grande fusione di rock, blues e folk creata dalla chitarra acustica di Dylan, quella elettrica di Bloomfield, il pianoforte di Paul Griffin e l’organo di Kooper. Un sound che entra dritto nella storia del rock. In quanto al canto, Dylan sapeva che quel ritornello, così emblematico e persino orecchiabile, avrebbe potuto arrivare ovunque. Eppure, incurante dell’aspetto puramente commerciale, lo cantò nel suo classico stile trascinato e nasale. Più in generale, faremmo un grande errore a sottovalutare la bravura di Dylan nell’interpretazione della canzone. Un testo lungo, molto stretto nella metrica, venne cantato con maestria, quasi con un piglio di recitazione attoriale.

BOB DYLAN E GLI STONES

Viene spontaneo pensare che i Rolling Stones si fossero ispirati a Bob Dylan per il nome della loro band. Oppure che Dylan abbia scelto un titolo che evocasse la crescente fama della band inglese. In realtà né gli Stones né Dylan furono originali nel decidere rispettivamente il nome della band e il titolo della canzone. Gli Stones, infatti, presero il nome da una vecchia canzone del bluesman Muddy Waters. Dylan trovò ispirazione da un brano di Hank Williams. Del resto i Rolling Stones si erano già formati prima che Dylan incidesse Like A Rolling Stone. Tuttavia, dopo una lunga attesa, nel 1995 gli Stones incisero una loro versione della canzone di Dylan, lanciandola addirittura come singolo dell’album Stripped. Ma Like A Rolling Stone è stata proposta come cover da tantissimi altri artisti, tra cui David Bowie, Jimi Hendrix, David Gilmour, Bob Marley e Green Day. Un’altra interessante curiosità: quando Martin Scorsese decise di girare un film su Bob Dylan, lo intitolò No Direction Home, in omaggio a uno dei versi del glorioso ritornello di Like A Rolling Stone.

Per comprenderne la grandezza

  • La complessità degli arrangiamenti musicali – non una canzone particolarmente difficile, ma nemmeno banale. Soprattutto tra le prime che fondono rock, blues e folk in qualcosa che allora era totalmente nuovo
  • La significatività del testo – testo notevole per metrica, sarcasmo, originalità, significato. Dylan canta la protesta, ma lo fa con il sarcasmo più cattivo
  • La presenza di virtuosismi strumentali – pianoforte e hammond sugli scudi. Kooper suona l’hammond con una tecnica particolare
  • La prestazione vocale – eccezionale, a mio parere. Fuori dall’equivoco della qualità della voce di Dylan rispetto ai canoni, Bob le dà un’interpretazione meravigliosa. Il canto folk inserito in una ballata rock. E poi… provate a cantarla. Vi torna facile?
  • L’originalità e la sperimentazione – a sentirla oggi, può sembrare una canzone bella, ma ordinaria. In realtà è stata incisa e arrangiata quasi sessant’anni fa, quando i Beatles facevano pop e gli Stones blues. Dylan inaugura il folk-rock con tracce blues. Con gli occhi di allora, era una rivoluzione
  • La rilevanza storica – notevole. La canzone-simbolo del passaggio epocale di Dylan dall’acustico all’elettrico. Per la musica popolare finisce un’epoca e se ne apre un’altra
  • L’intensità emotiva e musicale dell’esibizione live – i concerti di Dylan sono per alcuni una delusione, tra l’atteggiamento scorbutico dello stesso Bob e la storpiatura eccessiva del cantato. Resta la grandezza della canzone

ASCOLTA LA CANZONE

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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