Lonely Town è la quarta traccia dell’album Twilight Hours, il sesto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. Nel lungo viaggio intorno all’amore adulto, quasi crepuscolare, che è Twilight Hours, Lonely Town ci presenta una situazione diversa rispetto alle canzoni che la precedono nell’album. Come in Sunday Love troviamo un uomo che lavora in un ufficio di città e che si sente solo, ma in Lonely Town l’uomo non è fisicamente solo. Nella genialità lirica di Springsteen, infatti, scopriamo solo nell’ultima strofa che il senso di solitudine che l’uomo prova non è causato dall’assenza di una donna, ma dalla freddezza del rapporto che lo lega a lei. La storia è traghettata da un brano decisamente convincente, una gemma musicale che peraltro si distingue dal più pomposo pop orchestrale di altre canzoni dell’album.
Lonely Town: una città figurata
Lonely Town, questa città di solitudine, è un luogo certamente figurato e non reale. Springsteen la descrive come un posto in periferia della sua città reale, anticipato da tanto di cartello di ingresso, verso la quale lui cammina. In realtà, ci troviamo in un luogo che prende vita nel cervello e nell’anima del protagonista. In particolare, Springsteen imposta la sua narrazione su due luoghi: un letto e un marciapiede. Il letto è reale ed è quello dove Bruce ci fa vedere un uomo che sogna incubi di solitudine in una città di solitari. In realtà, nel momento in cui si sveglia, l’uomo ha al suo fianco la donna con cui vive. Una donna, però, che – scopriamo sul finale della canzone – non gli dà più amore. È una condizione che viene testimoniata dalla presenza nel testo di due parole: freddezza e fantasma.
Lonely Town: un marciapiede oscuro
La freddezza è quella del bacio della donna, quando lui torna a casa dal lavoro. L’ uomo non sente più quel trasporto, quel desiderio nelle labbra di lei. Il fantasma dell’amore è ciò che lui vede nella loro casa, anche nelle piccole cose che dovrebbero rappresentare i dettagli del loro nido. Così lui, quando si mette a letto, si chiude nei sogni. Quando sogna, l’uomo si trova su un marciapiede di Lonely Town, un luogo nefasto dove dominano le intemperie climatiche che, come è normale, sono metafora delle intemperie sentimentali e personali. Pioggia, vento, cieli grigi, persino un pipistrello che sbatte vorticosamente le ali. Arrivano anche suoni immaginari: Bruce cita i campanelli di inesistenti biciclette e fruscii degli alberi, che sembrano voci beffarde che citano il nome della sua donna. Sogni, incubi, desideri e paure si mescolano nella testa e nel cuore di quest’uomo.
Lonely Town: quasi sette minuti di bellezza
Lonely Town è un piccolo gioiello musicale, oltre che lirico. Con la sua durata di quasi 7 minuti è uno dei brani più lunghi di tutto il cofanetto. La canzone è basata su un arpeggio di chitarra acustica e su un accompagnamento di pianoforte. In realtà, il pianoforte è suonato in più parti e viene accreditato sia a Springsteen sia a Aaron Embry. Non c’è la batteria, non ci sono percussioni, se non un suono campionato nello special al centro della canzone. C’è soltanto il basso di Kaveh Rastegar a puntellare dolcemente il ritmo. La canzone ha però un crescendo di tensione sonora grazie soprattutto al lavoro sulle tastiere e i sintetizzatori da parte di Bruce e di Ron Aniello. Infatti, in quella che sembrerebbe una canzone orchestrale, in realtà le parti di archi e gli altri suoni riempitivi sono costruiti con la sintetizzazione, compreso il suono di violoncello che accompagna tutta la canzone. Certamente un merito dei due arrangiatori ed esecutori, anche se rimane il rammarico di non poter sentire un tale gioiello musicale suonato da una vera orchestra. Anche la performance vocale di Springsteen è davvero notevole, c’è lo stile crooner ma ancora di più c’è la modulazione della voce nei diversi momenti, tra voce piena e falsetto, aumento di intensità e quasi sussurro.
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