Lost In The Flood fu scritta e incisa nel 1972 da Bruce Springsteen ed entrò nella tracklist del suo primo album, Greetings From Asbury Park, N.J., pubblicato nel 1973. Una volta registrate con la E Street Band le canzoni presentate alla CBS nell’audizione che portò alla firma del suo primo contratto discografico, Springsteen voleva ampliare lo spettro musicale della sua produzione. In particolare intendeva sfruttare maggiormente le potenzialità della band e cercare elementi peculiari che lo discostassero dall’etichetta del nuovo Dylan e gli consentissero di emergere nel panorama rock di quei primi anni ’70. Bruce era un ottimo chitarrista e aveva eccellenti potenzialità nella composizione di musica, ma capì che il messaggio trasportato dalla sua musica poteva davvero fare la differenza. L’attenzione ai testi, la lettura di nuove fonti di ispirazione, la credibilità e l’onestà dei suoi personaggi: questo era quello su cui voleva puntare. Lost In The Flood è uno dei primi risultati di quella ricerca e senza dubbio una delle fondamentali canzoni del primo Springsteen.

Tre storie in una canzone

In un testo colmo di immagini, di personaggi e di azioni, Lost In The Flood accoglie tre diverse storie di vita e malavita tra l’ambiente suburbano e la provincia. L’elemento che le unisce sembra essere il sottilissimo confine tra il bene e il male, presso il quale a volte le due componenti si scambiano di posizione. Questo succede nel diluvio, una metafora del caos sociale nel quale le persone non riescono più a trovare punti di riferimento giusti e affidabili. Ma il diluvio è anche simbolo del caos interiore, dal momento che una persona non è più in grado di districarsi dal ginepraio dei suoi drammi. Da un lato una nazione manda a morire i suoi giovani in guerra o se ne dimentica nel caso in cui riescano a sopravvivere e a tornare. Dall’altro i giovani sprecano la loro vita, persi nell’inseguimento di un vacuo sogno americano. Lost In The Flood stana con sorprendente e cattiva lucidità le ipocrisie della classe dominante (a cominciare dalla Chiesa Cattolica) e le bugie che spesso l’uomo racconta a se stesso per cercare inutili giustificazioni ai propri fallimenti.

Il veterano solitario

Nella prima strofa di Lost In The Flood un soldato torna a casa malconcio dalla guerra in Vietnam. Il pensiero corre alla sofferenza del giovane Springsteen, causata dalla morte in battaglia di Bart Haynes, batterista della sua prima band. Il soldato si ritrova con le spalle al muro, spera nell’aiuto della sua comunità, ma trova solo ostacoli. E, senza citarli, Springsteen lascia intendere chi siano i colpevoli. Chi sono quegli “uomini-lupo assassini vestiti a festa“? Chi sono, se non i benpensanti di una nazione che lascia affondare il povero soldato nelle sabbie mobili e poi si nasconde dietro la morale cattolica? Quella morale che perdona gli assassini perché sottomessi a un’idea distorta di Dio. (“si nascondono dietro la pietra sacra”).

La babele immorale del Vaticano

Bruce Springsteen scrisse in quel periodo alcune canzoni di feroce attacco alla Chiesa Cattolica, memore delle chiusure e dei vincoli a cui era stato sottoposto nella sua educazione. Una di queste, If I Was The Priest, non venne pubblicata allora, ma solo mezzo secolo più tardi nell’album Letter To You (2020). Lost In The Flood, invece, rimase a rappresentare quel forte risentimento e il bisogno di denuncia delle ipocrisie dominanti nell’ambiente cattolico. L’immagine, ironica e persino ridicola, delle “suore calve incinte che corrono attraverso le stanze vaticane, invocando l’Immacolata Concezione” dipinge quell’ipocrisia. Il peccato e le colpe stanno proprio laddove ci si aspetterebbe la rettitudine assoluta. Springsteen dà al diluvio biblico un significato opposto: se nella Bibbia il diluvio è simbolicamente l’eliminazione di tutti i peccati (e dei peccatori) per una ripartenza nell’assenza di colpe nella gloria di Dio, nella visione springsteeniana il diluvio è il caos nel quale l’umanità si perde e non si ritrova più.

Jimmy il Santo

Nella seconda strofa di Lost In The Flood compare per la prima volta il tema delle corse in auto su strada, molto ricorrente nei testi di Springsteen. La canzone, però, non è tanto pioniera di Thunder Road e Born To Run, nelle quali l’auto è il mezzo di fuga alla ricerca di una terra promessa. È invece più da collegare alle canzoni di Darkness On The Edge Of Town, nelle quali l’auto è, se va bene, un mezzo di sostentamento, ma più spesso di disillusione, se non addirittura di morte. Jimmy Il Santo non è un eroe dannato alla James Dean, ma un tizio “dagli occhi spenti e la faccia vuota” che prova a sfidare un uragano e ci rimette la vita. Un perdente che muore cercando il suo momento di notorietà in un atto di eroismo che venga ricordato. Solo in quel modo Jimmy può uscire dall’anonimato a cui sarebbe destinato in una provincia che non offre nulla che possa somigliare alla gloria del sogno americano. Così il suo sangue resta sulla strada insieme ai rottami del suo bolide nello stesso modo in cui il suo eroico suicidio rimarrà sulla bocca di chi resterà per raccontarlo.

Le battaglie tra gang

Nell’ultima strofa di Lost In The Flood arriva, infine, la sparatoria per le strade del Bronx. Le gang dedite allo spaccio e al consumo di droga si scontrano a fuoco con la polizia. Uno dei leader della gang, “il migliore apostolo del Bronx”, spara all’impazzata, ma viene trivellato di colpi di arma da fuoco. Anche un ragazzino ispanico esce armato da un vicolo, sfidando il destino, ma viene raggiunto da un colpo alla gamba e agonizza verso una morte lenta, urlando il proprio dolore. Il narratore assiste a questa ennesima tragedia, nella quale sembra che la vita umana abbia un valore vicino allo zero. Alla fine di ogni strofa lui, lungi dal fare moralismo, si chiede (e ci chiede) se la gente che popola quelle strade sappia cosa sta facendo o sia semplicemente persa nella propria follia. O sia persa nella follia di un’intera società, in un duro atto di accusa da parte di un giovane musicista già consapevole.

Le dita fatate di David Sancious

Lost In The Flood è una ballata a tempo lento che evolve dallo stile più marcatamente dylaniano dei primi brani scritti per Greetings From Asbury Park, N.J., aggiungendo elementi di rock psichedelico. Infatti, su una base di pianoforte che accompagna il brano per tutta la durata, si staglia un organo lancinante e acido che tanto richiama le sonorità del rock in voga dalla seconda metà degli Anni ’60. Nella totale e sorprendente assenza di chitarre il ruolo cardine è affidato al fenomenale David Sancious, che suona sia l’accompagnamento di pianoforte, colmo di tensione, sia la splendida partitura d’organo che entra nella seconda parte della canzone. Sopra la melodia oscura della prima strofa al pianoforte il soldato torna in città e prende atto di essere ai margini della società. La seconda strofa parte con il solo pianoforte ma, mentre Bruce descrive la corsa mortale di Jimmy il Santo verso l’uragano, entra la base ritmica con un crescendo di tensione. Poi, quando irrompe la sparatoria nel Bronx, tutto diventa più movimentato e domina l’organo di David Sancious. Questa parte, così acida e schizofrenica, accompagna lo scontro armato che porta al gran finale, disperato e solenne, folle e assassino, con stacchi che richiamano quelli di Who’ll Stop The Rain dei Creedence Clearwater Revival, canzone amatissima da Bruce. Se nella versione in studio, Springsteen riuscì genialmente a dare dinamica alla canzone senza utilizzare le chitarre, nelle versioni dal vivo le sei corde irromperanno a dare ulteriore robustezza a un brano già solenne e imponente. Dopo il ’78 Bruce si dimenticherà di questo gioiello, salvo riproporlo dal Reunion Tour in poi. Proprio l’unica apparizione durante quel tour, eseguita al Madison Square Garden, compare nell’album dal vivo Live in New York City.

Suoni di guerra

Anche se non accreditato ufficialmente, Steve Van Zandt partecipò in modo molto singolare all’incisione di Lost In The Flood. Infatti l’urto della sua chitarra contro l’amplificatore generò un frastuono che Bruce decise di usare come rumore di guerra all’inizio della canzone. Sarà l’unico contributo del futuro chitarrista della E Street Band a Greetings From Asbury Park, N.J., in quanto le limitazioni sul budget a disposizione e alcune scelte di produzione portarono all’esclusione dello stesso Van Zandt dalla band, nonostante fosse già allora uno dei migliori amici di Springsteen.

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci Lost In The Flood di Bruce Springsteen?
  • Se hai letto il testo, cosa pensi di un ragazzo di 23 anni che scrive con questa profondità?
  • L’ipocrisia del potere morale, politico e religioso. Bruce colpisce pesantemente. La tua posizione?
  • David Sancious e Roy Bittan. Due grandi pianisti. Me ne parli?

 

Leggi anche: It’s Hard To Be A Saint In The City

 

Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!

 

Dario Migliorini

 

Condividi questo articolo