Migrazione Generale Dalle Campagne Alle Città è la quinta traccia della raccolta Altalena Boy/Vetulonia Dakar di Lucio Corsi, pubblicata nel 1995. Il brano è una ballata rock con sonorità acustiche che, però, a sottofondo di tutta la canzone e più intensamente nel finale, si arricchisce di un sintetizzatore, probabilmente un Moog o un Prophet, dal forte gusto rock progressive. Emerge la passione dell’artista per i Genesis e per altri rappresentanti di quel genere esploso tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. Lucio Corsi dà a Migrazione Generale Dalle Campagne Alle Città un titolo che potrebbe richiamare l’angoscia causata dal suo trasferimento dalla Maremma a Milano. In realtà il cantautore utilizza il nonsense per mostrare una serie di situazioni nelle quali regna il caos. La prima parte della canzone è parlata e la musica fa soltanto da sottofondo. Poi si passa a una melodia di canto e controcanto e a una musica che si arricchisce di nuovi suoni. Il finale di Migrazione Generale Dalle Campagne Alle Città è tanto inatteso quanto magnifico con quell’assolo di sintetizzatore.
Il nonsense colpisce le autorità
Interpretare i significati di Migrazione Generale Dalle Campagne Alle Città è impresa ardua, quasi impossibile. Il nonsense non è avvolgibile in qualcosa di definito. Ma il paradosso è che in quel caos di persone, immagini e azioni Lucio Corsi sembra nascondere un significato. Nella prima parte parlata vengono rotte le ipocrisie del genere umano, in particolare di quelle figure che normalmente vengono considerate intoccabili per la loro presunta integrità o per la loro autorità. L’arbitro di calcio viene lasciato in panchina perché fedifrago, il prete ha una figlia segreta. L’imperatore, poi, è un ammaliatore che prende le ragazze con l’inganno, salvo poi tornare a essere il buon educatore che insegna alle masse cosa sia meglio fare. Un evidente sarcasmo che ricade sulla politica, sulla Chiesa, sulle istituzioni in genere. E Gesù? Beh, Gesù diventa un disturbatore, come lo è l’invasore di campo allo stadio. Qualcuno che rompe gli schemi e che disturba la quieta ipocrisia dei profittatori della società.
Tutti vogliono qualcosa di più
Mentre il genere umano si perde nella sua pochezza, i bambini, anime pure, si struggono perché le formiche non hanno le stesse fortune degli uomini. Anche loro vorrebbero avere una moto o pareti dove appendere fotografie, ma devono accontentarsi di rimanere piccole e laboriose per tutta la loro breve vita. Lo stesso Lucio Corsi canta di aver sempre desiderato di essere più alto, ma ha capito che essere piccoli ha i suoi vantaggi, come quello di essere più ancorati al suolo quando si guida una motocicletta. Spetta a una figura socialmente marginale come il fioraio della stazione, evidentemente più saggio dei presunti saggi, spiegare come stanno le cose. Tutti vogliono essere diversi da quello che sono, tutti aspirano a essere e a possedere qualcosa di più. Perfino i palazzi.
Accettare ciò che si è
Torna sul finale della canzone l’umanizzazione di essere inanimati, un espediente utilizzato spesso da Lucio Corsi. I piccoli palazzi di provincia vorrebbero essere grattacieli di città per essere più alti. I grattacieli, a loro volta, vorrebbero essere ancora più alti per toccare il cielo e darsi appuntamento con le stelle. Ma, ancor più, vorrebbero avere le sembianze umane e avere il dono della parola per perdere tempo in chiacchiere come fanno gli uomini. Così il giovane artista toscano, utilizzando il surreale, lancia stilettate al genere umano. Temi che torneranno più avanti nella discografia di Lucio Corsi. L’aspirazione a un mondo senza difetti e senza uomini diventerà esplicita in Astronave Giradisco, dall’album La Gente Che Sogna del 2023. In Volevo Essere Un Duro, dall’album omonimo del 2025, il cantautore ammette le sue false aspirazioni del passato, ma ne esce con l’accettazione di ciò che è.
Potere e ricchezza
Pur in modi musicali e lirici agli antipodi, Lucio Corsi e Bruce Springsteen hanno espresso lo stesso concetto: la continua corsa dell’uomo all’accumulo di potere e ricchezza. Per Lucio Corsi in Migrazione Generale Dalle Campagne Alle Città sono i palazzi e i grattacieli, costruiti da uomini e per trasposizioni uguali a loro, che aspirano a essere sempre più alti per toccare il cielo ed essere a tu per tu con le stelle. Per Bruce Springsteen in Badlands “il povero vuole essere ricco, il ricco vuole essere re e il re non è soddisfatto finché non governa su tutto.” Sono versi certamente più reali e schietti, meno surreali e, pertanto, meno da intepretare. Ma sono versi che esprimono gli stessi concetti della canzone di Lucio Corsi: l’insoddisfazione, l’aspirazione, la bramosia, l’avidità del genere umano.
Ascolta Migrazione Generale…
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