Recensione My Master’s Hand, Bruce Springsteen
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums
My Master’s Hand è la nona traccia dell’album
Faithless, il terzo disco di
Tracks II – The Lost Albums di
Bruce Springsteen. Un album che in realtà è la colonna sonora, commissionata a
Springsteen, di un film, che non uscì mai nelle sale. È un genere
spiritual western di cui non si sa niente di più, se non che avrebbe dovuto essere girato intorno al 2004 e intitolarsi proprio
Faithless.
My Master’s Hand è proposta nell’album nella forma sia della canzone con un testo sia del tema soltanto musicale. Le due versioni sono sostanzialmente sovrapposte se non fosse proprio per la presenza del canto in questa nona traccia.
Springsteen elabora un brano dal tema musicale ripetitivo, donandogli però una spiccata dinamica, aggiungendo via via strumentazione al semplice giro di chitarra su cui si basa la canzone. Rispetto alla “deviazione profana” di
Goin’ To California, in
My Master’s Hand si assiste a un deciso ritorno alla sacralità della fede e del percorso che il protagonista sta affrontando per incontrare Dio.
My Master’s Hand: la mano di Gesù
In effetti, dopo aver attraversato i deserti del Sud-Ovest americano e aver raggiunto la California e l’Oceano Pacifico, il protagonista della canzone (e del film) sembra ulteriormente rafforzare la sua vocazione alla fede in Dio. L’uomo potrebbe aver superato la prova delle tentazioni che ha affrontato con il suo arrivo sul Pacifico in Goin’ To California. Se l’estremo Ovest poteva comportare il rischio di tornare a essere peccatore, possiamo ipotizzare che l’arrivo di fronte all’immensità dell’oceano nello strumentale The Western Sea abbia riportato l’uomo a convincersi della grandezza di Dio e della bellezza del Creato. Lui proclama, con la voce piena di Bruce, di voler essere il martello del proprio Maestro. È evidente che la parola master non è utilizzata nel suo significato più diffuso di padrone, ma in quello più evangelico. Nel Vangelo, infatti, Gesù è chiamato Maestro dai suoi apostoli.
My Master’s Hand, il martello e la spada
Di Gesù il protagonista vuole rappresentare il martello, utensile simbolo della costruzione. Ora l’uomo non affronterà piu la tentazione di affogare nei fiumi di whisky e di gin, né tra le movenze inebrianti delle belle ballerine spagnole. Al contrario lui preleverà le rocce dalle vallate e costruirà la nuova cittadella di Dio, un luogo murato e fortificato con il “sangue della terra” sotto il riparo della mano di Dio. Ma la sua fede non sarà soltanto quella dell’operaio di Dio che costruisce. L’uomo ambisce a essere anche soldato di Dio, colui che con la spada e lo scudo sconfiggerà il male e il suo simbolo per eccellenza. Il diavolo verrà combattuto e la forza della fede in Dio lo ridurrà a sabbia e cenere. Con queste immagini fortemente terrene, ma rappresentative del grande simbolismo cristiano, il protagonista auspica di elevare la propria anima alla vita eterna.
My Master’s Hand: una notevole dinamica
Per My Master’s Hand Springsteen costruisce un brano dal giro semplice e ripetitivo, come funziona spesso nelle preghiere in musica, ma anche nel folk e nei generi musicali derivati dagli spiritual americani (primo tra tutti il blues). La canzone si basa su un’idea folk, ma Bruce elabora arrangiamenti in crescendo. All’inizio ci sono soltanto la chitarra e un suono di corno a disegnare il motivo principale. Dalla seconda strofa entrano un corposo pianoforte, suonato sulle note basse, e il basso, a dare ulteriore profondità. Con la terza strofa il suono si fa ancora più pieno. Entrano un tappeto di organo, il cembalo e una sottilissima batteria, suonata con le spazzole. Occupandosi anche della ritmica, Springsteen inserisce in progressione colpi pieni di rullante, quasi a simulare i battiti del martello. Lo fa già dall’assolo centrale che Bruce affida alla propria armonica a bocca (tornerà anche nel finale). Intanto, a sostegno del sound complessivo, arriva anche la sezione vocale, utilizzata come ulteriore strumento di profondità. Quando poi ritorna la voce di Springsteen, davvero potente e armoniosa pur in un canto compassato, arrivano anche un organo e suoni di violini. Il brano, inizialmente nudo in termini di sound, si trasforma, pezzo dopo pezzo, in un ensemble orchestrale da ascoltare con religiosa attenzione, come vorrebbe il testo della canzone. Da notare che, a parte il basso e i suoni di violini, a cui ha provveduto Ron Aniello, il resto della strumentazione che partecipa alla canzone è stata suonata da Springsteen, compresa la sezione vocale.
Dario Migliorini
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