Recensione Nel Cuore Della Notte, Lucio Corsi

di Dario Migliorini
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Nel Cuore Della Notte è l’ultima traccia dell’album Volevo Essere Un Duro di Lucio Corsi, pubblicato nel 2025. Una notevole prova artistica del cantautore toscano, forse il suo capolavoro. La canzone presenta due particolarità. Intanto è ad oggi l’unica canzone della sua discografia che il giovane artista suona al pianoforte in solitudine. Inoltre, è una canzone di quasi sette minuti, una rarità assoluta per Lucio Corsi, le cui canzoni hanno sempre avuto durate medio-brevi, a volte brevissime. Anche per queste due peculiarità Nel Cuore Della Notte sembra trovare riferimenti musicali in ambiti diversi, benché coevi, da quelli che più spesso lo hanno ispirato. Il giro armonico principale del brano, la logica dell’one man band al pianoforte, la caratteristica di lunga canzone che narra la notte sono elementi che riportano ad autori meno tipicamente riconducibili alle radici musicali di Lucio Corsi. Quel giro di accordi e quella lunga storia evocativa della notte sembrano richiamare Drive All Night di Bruce Springsteen. Forse anche Incident On 57th Street, specie quando Springsteen l’ha eseguita live al pianoforte. Ma mi piace sentirci anche richiami ad altri mostri sacri del cantautorato di quell’epoca, come Van Morrison e, ancora di più, Tom Waits, pur nelle ovvie differenze di timbro vocale. Se la canzone è un’orecchiabile ballata al pianoforte con un giro ripetuto, ma intervallato da alcune bellissime variazioni armoniche, è il testo di Nel Cuore Della Notte a portare Lucio Corsi davvero in alto nel firmamento contemporaneo del cantautorato italiano.

L’inno alla notte e ai suoi misteri

Con versi che sembrano avere riferimenti autobiografici, Lucio Corsi canta un inno alla notte. Non è però un’esaltazione della bellezza della notte, quanto un affresco della sua complessità, tra buio, solitudine e storie misteriose. Quadri di vita che spesso si nascondono in posti dove sembra che non succeda niente. “In giro c’è la morte“, canta Lucio, mentre si inoltra nella notte della provincia maremmana. Trova molti locali vuoti e soltanto alcuni dove l’aggregazione è tale da generare caos. Un caos da cui lui vorrebbe stare lontano, ma ha qualcuno da cercare. Spera in una sorpresa, magari di trovare una ragazza che vorrebbe rivedere. Sembra perfino trovarla ma a quel punto, per timidezza o nell’istinto all’isolamento, la saluta e se ne va a passo veloce. Questa è indubbiamente la lettura più logica, ma la narrativa di Lucio Corsi ci ha abituato anche a elementi più surreali. Quel qualcosa che lui cerca nella notte potrebbe essere più metaforicamente la vita stessa, una risposta ai suoi dubbi e ai suoi misteri. Perfino la propria identità.

Nel cuore della notte: la pace o la noia?

Rifuggendo dai luoghi più affollati, il ragazzo si perde nella notte, tra campagna e zone industriali. Gli tengono compagnia la musica dell’autoradio e un amico. Perché, mentre una ragazza resta il desiderio, un amico – canta Lucio Corsi – è come una chiesa, come un’ambulanza che ti viene in soccorso. In quel contesto, il ragazzo si chiede se in quella notte saranno supereroi o se continueranno ad essere topi di fogna. La luce o il buio, ci si realizza o ci si nasconde? Si chiede anche, nella quiete silenziosa della notte, dove sia il confine tra la pace, quindi la serenità e lo star bene con se stessi, e la noia, quindi la perdita di occasioni, l’inutilità del tempo che scorre. Del resto vivere la notte su una panchina lungo i binari, senza una meta, significa essere in bilico, come il metaforico tremolio della lampadina di un lampione che si sta bruciando.

Nel cuore della notte: il divo o l’anti-divo?

Durante le sue ricerche notturne il protagonista si isola e incontra la solitudine, alleviata dalla presenza di un amico con cui parlare e ascoltare un po’ di musica. Il suo istinto all’isolamento si capisce dal fatto che –  canta Lucio Corsi – la voce degli altri lo affoga, quando si spinge “addirittura del caos“, dileguandosi alla svelta. Se la canzone ha forti risvolti autobiografici, allora può sembrare paradossale che Lucio canti questi versi proprio in questa fase di carriera. Perché un cantante ormai affermato, abituato a stare tra tanta gente, dovrebbe cercare la solitudine e il silenzio? In realtà, già nei suoi album precedenti, si è percepito quanto il ragazzo si sia sentito per lungo tempo ai margini, con un carattere schivo e timido che lo portava a voler scomparire nell’universo, lontano dalle ipocrisie del genere umano. Come vivrà dunque Lucio Corsi il successo, il bagno di folla? È in ogni caso un’altra bella storia di redenzione del rock, di valore salvifico della musica.

Altre storie nel cuore della notte

A rendere ancora più affascinante il testo di Nel Cuore Della Notte è l’intreccio della vicenda principale del narratore con altre tre storie che hanno esito in quella stessa notte.

Andrea

La storia più toccante e ricca di emozioni è quella di Andrea, una giovane ragazza che ha subito violenze dal padre. Potrebbero essere violenze fisiche, visto che si citano sangue e coltelli, oppure soltanto psicologiche (in tal caso sangue e coltelli sarebbero metafore di profonde ferite interiori). In ogni caso si tratta di un padre-padrone che – canta Lucio – “le prometteva due ali alla schiena e poi le mise due coltelli“. La storia di Andrea viene ripresa in due punti della canzone. Nella prima il narratore si chiede che fine abbia fatto la ragazza dopo che è scappata di casa, riuscendo a liberarsi dai vincoli del padre. Quando poi sul finale Lucio riprende le storia si intuisce che il padre, disperato e ferito, la stia ancora cercando per riportarla a casa.

Il gatto

La seconda storia riguarda un gatto. Non è un randagio perché ha una casa dove tornare e un padrone che, quando lui scappa, mette le foto sui pali, promettendo una ricompensa a chi lo ritrova. Lui, del resto, sente il richiamo della vita selvaggia, senza vincoli, nella solitudine. Ha rischiato più volte di essere investito dalle auto e di morire nelle zuffe con altri gatti ma, avendo tante vite, in qualche modo riesce a tornare a casa, senza provare troppi sensi di colpa. Difficile non vedere in questa storia i ragazzi che cercano qualcosa di più nella vita e fuggono dai limiti imposti dai genitori e dalle istituzioni. Difficile non vederci lo stesso Lucio.

Il camion

L’altra storia è quella di un camionista che Lucio Corsi, nel suo vezzo di umanizzare anche cose inanimate, identifica con il suo camion. Il mezzo, illuminato a giorno e con fari potentissimi, sta finalmente riportando a casa l’uomo dalla sua famiglia. Non manca tanto al rientro ma, nonostante la strada sia pianeggiante, non gli è ancora possibile vedere la casa in lontananza. Non gli resta che macinare ancora chilometri nel buio della notte. Alla fine della canzone queste storie di solitudine e di speranza terminano con un lieto fine. Infatti, mentre Andrea si emancipa da suo padre e il gatto torna a casa tutto intero, il camionista si ricongiunge ai suoi cari. Nel cuore della notte.

 

Ascolta la canzone

 

Leggi anche: recensione di Volevo Essere Un Duro

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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