One False Move è l’ottava traccia dell’album Inyo, il quinto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. One False Move è la prima e unica canzone dell’album in cui il protagonista presenta un profilo di illegalità. Nelle due canzoni precedenti, Our Lady Of Monroe e El Jardinero (Upon The Death Of Ramona), la presenza di un sottobosco malavitoso nella vita comune delle persone era emerso in modo soltanto indiretto. Nella prima un detective in pensione provava a dimenticare lo sporco che ha incontrato nella sua vita lavorativa. Nella seconda un padre piangeva la figlia uccisa nel corso di una sparatoria. Ciudad Juarez ricalca lo stesso tema di quest’ultima, ma con un approccio di vendetta. In One False Move, invece, è lo stesso protagonista il soggetto che vive e opera nell’illegalità.
One False Move: il “mulo” della cocaina
Il protagonista di One False Move, che narra in prima persona, è quello che gli americani chiamano the mule, il mulo, ossia un corriere della cocaina tra il Messico e gli Stati Uniti d’America. Come ci ha ricordato anche un bel film di e con Clint Eastwood, intitolato proprio The Mule, chi svolge questa attività illecita è tipicamente un americano, spesso insospettabile, che proprio per questo riesce spesso a passare il confine senza subire particolari controlli. Benché Springsteen non citi luoghi e provenienze, è plausibile che anche il protagonista di One False Move presenti questo profilo. Peraltro, un altro elemento coincide con il personaggio del film di Eastwood: entrambi i protagonisti hanno debiti da saldare e hanno accettato questo ruolo rischioso per sistemarli e aspirare a una situazione più serena per il futuro. Una coincidenza del tutto casuale: Springsteen ha scritto la canzone nel 1995/96, quando non soltanto il film The Mule non era ancora uscito (2018), ma non era ancora avvenuta la storia vera che l’ha ispirato (2005).
Una sola mossa falsa ed è finita
Nella narrazione di Sprigsteen il corriere di cocaina viene presentato sinteticamente nelle prime strofe per ciò che fa, ciò che lo ha spinto a farlo (i debiti) e ciò che pianifica di fare (saldarli e andarsene lontano per vivere in serenità). Serenità che non può avere svolgendo quell’attività. Del resto i ritornelli, che contengono il titolo stesso della canzone, sono molto chiari: basta una mossa falsa e si passa dal paradiso all’inferno. I rischi arrivano non soltanto dalla giustizia, tra Polizia stradale, FBI e guardie di confine. Anche i “datori di lavoro”, i diversi anelli della catena di spaccio della cocaina, portano la loro dose di rischio. Una mossa sbagliata nei loro confronti significherebbe mettere a rischio la propria vita. L’uomo aveva provato a rigare dritto e a lavorare duro. Aveva anche avuto un figlio, ma la necessità e perfino l’assuefazione all’illegalità lo hanno portato a infilarsi nuovamente in quel tunnel. Sul finale, Springsteen ce lo fa vedere in macchina, mentre è nel traffico con il suo carico di droga. Sa che i fanali che gli sbattono in faccia le altre auto potrebbero essere delle pattuglie di Polizia. Sa anche che sulla collina ci sono i grossi spacciatori che lo attendono per consegnargli la merce e non gli perdonerebbero il minimo sgarro.
One False Move: indietro fino ad Atlantic City
One False Move suggerisce, per i suoi versi e, in generale, per la sua trama, alcuni paralleli con altre canzoni di Springsteen. Con Straight Time, canzone composta in quegli stessi anni e inclusa in The Ghost Of Tom Joad, One False Move condivide il significato generale, ma anche un verso specifico. Un uomo, già stato in carcere per precedenti crimini commessi, ora cerca di rigare dritto ma qualcosa continua a richiamarlo sulla cattiva strada, come una tentazione, come un’abitudine. “Ci si abitua a tutto. Presto o tardi diventa la tua vita“, canta Springsteen in entrambe le canzoni. La necessità di uscire dalla precarietà, il sogno di diventare ricchi, spesso semplicemente un’indole insoddisfatta. I protagonisti delle due canzoni hanno forti somiglianze. Così come quello di Atlantic City, uno dei capolavori springsteeniani inclusi in Nebraska (1982). Anche in quella canzone abbiamo un piccolo malavitoso, un alter ego dall’Est atlantico del californiano di One False Move, che deve saldare grossi debiti e spera invano di fare l’ultimo colpo (lo chiama “un piccolo favore a un amico“) per poter liberarsi di questa catena e andarsene altrove con la propria donna.
One False Move: arrangiamenti in crescendo
One False Move replica nel complesso il sound della canzone precedente, El Jardinero (Upon The Death Of Ramona). Come questa, ha una base ritmica e vede l’ingresso della chitarra elettrica nel finale. Si caratterizza per un bel gioco di chitarre acustiche, ben distinguibili soprattutto all’inizio della canzone. Dalla seconda strofa entrano le percussioni e il basso, mentre i sintetizzatori aumentano la loro intensità sonora. Poi sul finale, mentre il sound complessivo cresce di battuta in battuta, entra la chitarra elettrica, benché in una partitura molto minimale. In sala d’incisione ci sono soltanto Bruce, che suona chitarra acustica e i sinth ma non prevede cori o controcanti, e Ron Aniello che cura percussioni, basso e chitarra elettrica.
Leggi la traduzione
Ascolta One False Move
Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!





0 commenti