Recensione Perfect World, album di Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Perfect World è il settimo e ultimo dei lost albums che formano la raccolta Tracks II di Bruce Springsteen, pubblicata nel 2025. Questo album perduto raccoglie canzoni scritte in diversi periodi che Springsteen sembra poi aver definitivamente sistemato intorno al 2018. Un lavoro eseguito a quattro mani con Ron Aniello, sempre coinvolto in Perfect World e quasi onnipresente, da produttore, arrangiatore e spesso musicista, nei lavori di Springsteen del nuovo millennio. Le dieci canzoni dell’album hanno effettivamente un’origine molto diversificata in termini cronologici. Si va da canzoni scritte con Joe Grushecky ancora nel millennio scorso a brani che Bruce aveva probabilmente arrangiato in vista di un album con la E Street Band nel periodo pre-pandemico. Al punto che alcune di essere possono essere considerate outtakes dell’album Letter To You. Come detto, l’anno chiave per Perfect World è il 2018. Allora Springsteen stava ultimando la preparazione dell’album Western Stars e stava contestualmente preparando materiale per una reunion in studio con la sua storica band.

Perfect World: una particolare line-up di musicisti

È interessante notare la line-up dei musicisti/vocalist che hanno partecipato alle registrazioni delle 10 canzoni dell’album. Due soli musicisti sono sempre presenti in tutte le registrazioni: lo stesso Springsteen e il già citato Ron Aniello. In sette delle dieci canzoni è poi presente alla batteria Max Weinberg. Dove non c’è lo storico batterista della E Street Band, provvede alla batteria lo stesso Ron Aniello, se si eccettua la partecipazione di Matt Chamberlain in I’m Not Sleeping. Le partecipazioni di altri componenti della E Street Band sono del tutto occasionali. Charlie Giordano è presente solo in Another Thin Line e Blind Man, Roy Bittan in I’m Not Sleeping e Garry Tallent ancora in Another Thin Line. Discorso a parte per Patti Scialfa e Stevie Van Zandt, presenti soltanto nei cori di You Lifted Me Up (per Stevie è l’unica partecipazione in tutta la raccolta). Completano la line-up “occasionale” Tom Morello in Another Thin Line, Rob Lebret e Joe Griffith in The Great Depression e gli E Street Horns alla sezione fiati di I’m Not Sleeping.

Il primo gruppo: le canzoni scritte con Joe Grushecky

Sul lato musicale le dieci canzoni dell’album Perfect World sono sostanzialmente raggruppabili in tre insiemi distinti. Nel primo ci sono inevitabilmente le tre canzoni scritte insieme a Joe Grushecky. Canzoni che dal punto di vista musicale hanno in comune l’evidente matrice del sound più classico della E Street Band, tra blues (Idiot’s Delight), soul (I’m Not Sleeping) e rock elettrico (Another Thin Line). Questo nonostante l’assenza totale di Clarence Clemons e del nipote Jake al sax. I’m Not Sleeping è un brano carico di soul in pieno Asbury Sound. Idiot’s Delight è un blues energico, tutto chitarre e armonica distorte, come purtroppo Bruce ce ne ha fatti sentire pochi della sua carriera. Another Thin Line ha una sound forte, carico di rock elettrico e, tutto sommato, anche una linea melodica da potenziale hit.

Il secondo gruppo: un unico tema ma epiloghi diversi

Il secondo gruppo comprende le quattro tracce centrali dell’album. Canzoni in realtà non ascrivibili a un solo genere ma piuttosto eterogenee. Si passa dal country-pop di The Great Depression alla deliziosa ballata acustica Blind Man, dal rock ruvido e maledetto di Rain In The River al brillante pop-rock di If I Could Only Be Your Lover. Al di là della eterogeneità di stili delle quattro canzoni, il collante musicale di questo gruppo è la presenza in studio dei soli Springsteen e Aniello, con l’unico inserimento esterno di Max Weinberg alla batteria e di Charlie Giordano all’organo (solo in Blind Man).

Il terzo gruppo: preparativi per Letter To You?

Il terzo gruppo di canzoni, che comprende Cutting Knife, You Lifted Me Up e la title-track Perfect World, è composto da canzoni che, pur vedendo impegnati all’esecuzione strumentale sempre e soltanto Bruce Springsteen, Ron Aniello e Max Weinberg, tuttavia presentano sonorità differenti dalle precedenti. Più precisamente, queste canzoni si avvicinano particolarmente al sound che successivamente verrà proposto da Springsteen alla E Street Band per l’album in Letter To You. Un sound basato su pianoforte, organi, chitarre e accorgimenti di dettaglio come il glockenspiel, che fa tanto E Street sound. Si presume che queste canzoni, incise probabilmente nel 2018, siano outtakes di Letter To You o comunque brani pensati per l’esecuzione con la storica band ma poi rimasti nel cassetto.

Perfect World: i guai dell’umanità

Questo raggruppamento sul lato musicale non coincide con l’aspetto tematico, che è dominato dalle vicende sentimentali di una coppia, benché ci siano un paio di deviazioni di tema. Le prime due canzoni dell’album, scritte da Bruce a quattro mani con Joe Grushecky, anche se emerge che i testi siano solo di quest’ultimo, sono canzoni con un forte tema sociale. In I’m Not Sleeping un uomo prende una pausa con il mondo, essendo stanco di vedere ingiustizie e guerre e cercando per se stesso un salutare momento di riposo. L’altro brano il cui testo è a firma di Grushecky è la sferzante Idiot’s Delight, nella quale si dà la parola nientemeno che a San Pietro, il quale non può far altro che scocciarsi e meditare un intervento punitivo per la situazione drammatica di vuotezza e di irrispetto di cui soffre l’umanità.

Perfect World: l’amore soffre (a volte uccide)

Il tema dominante dei rapporti di coppia, che unisce le altre otto canzoni di Perfect World, è in realtà trattato da Springsteen sotto angolature molto diverse. Una sola canzone, You Lifted Me Up, ha come messaggio positivo la lode della donna amata e la bellezza di un rapporto di coppia funzionante e salvifico. La canzone potrebbe però essere alternativamente interpretata come una preghiera a Dio. All’estremo opposto, nella sua durezza non solo musicale, abbiamo Rain In The River, un testo molto ermetico che sembra nascondere un femminicidio come gesto estremo di possesso di una donna che se ne vuole andare. Liriche che peraltro potrebbero anche comprendere un secondo gesto estremo, quello che l’uomo medita su se stesso.

Coppie in difficoltà per cause esogene

Altri due brani trattano l’aspetto delle crisi di coppia, ma nel modo più classico di Springsteen. Queste situazioni, infatti, sono inserite in un contesto sociale condizionante, che in certe situazioni rappresenta il motivo stesso della crisi/separazione. Another Thin Line è stata scritta in tandem da Springsteen e Grushecky ma, rispetto alle altre due, è molto meno chiaro chi abbia fatto cosa. Certamente il brano corrisponde in modo molto nitido allo stile narrativo di Springsteen. Una coppia sposata con figli entra in crisi a causa della mancanza di soldi e di lavoro. C’è però la speranza che si riesca in qualche modo a farcela, pur con tanti sacrifici, grazie all’unione familiare. Una situazione molto più negativa riguarda la coppia di If I Could Only Be Your Lover, che è ormai separata. La sopraggiunta disoccupazione dell’uomo gli ha reso impossibile onorare i propri debiti. Così, la casa in cui la coppia viveva con i figli è stata pignorata. Due storie parallele, ma nel primo caso la forza dell’unione aiuta a risolvere, mentre nell’altro tutto è precipitato.

Perfect World: gli errori di un uomo

Gli altri quattro brani, infine, sono accomunati dalla fine di storie d’amore, esclusivamente causata dagli errori della componente maschile. Succede in The Great Depression, nella quale un uomo ha buttato all’aria un grande amore, essendosi giocato la fiducia della partner. Succede anche in Cutting Knife, nella quale un uomo si dice bugiardo e perfino crudele nei confronti di un amore sincero. Un malessere che si è trasformato per l’uomo in un incubo, mentre la donna come un coltello da taglio ora gli fa pagare il conto. Nella bellissima Blind Man troviamo ancora un uomo rimasto solo, a causa della sua metaforica cecità e della sua incapacità di riconquistare l’amore perduto. Un testo che ha anche la particolarità dell’ambientazione, che per una volta esce dai confini americani e si sposta in Medio Oriente, anche qui in una possibile metafora cristiana. Nella title track, Perfect World, troviamo ancora un uomo solo che sta provando a farsi perdonare, ma c’è un enorme divario tra ciò che potrebbe essere (il tempo condizionale è utilizzato da Springsteen in tutta la canzone) e ciò che invece è nei fatti: un uomo in ginocchio fuori dalla porta di una donna che lo respinge.

Perfect World: una visione d’insieme

Nel complesso Perfect World è da ascoltare per quello che è dichiaratamente, ossia l’assemblaggio di canzoni aventi diversa origine. Hanno un notevole spessore, sia sul versante lirico che su quello musicale, le tre canzoni che Springsteen ha composto con Joe Grushecky. Tra le altre sette tracce sono da rimarcare Blind Man e If I Could Only Be Your Lover, davvero apprezzabili per arrangiamenti, atmosfere e liriche. Molto particolare Rain In The River, musicalmente ruvida benché relativamente ordinaria come struttura e come arrangiamenti. Il testo apre misteri e interpretazioni che lo rendono molto interessante. Perfect World sembra un po’ sovraccarica di produzione musicale ma è certamente un’idea interessante. Meno significativi, a mio parere, gli altri brani, anche se The Great Depression e You Lifted Me Up hanno armonie e melodie piacevoli, persino accattivanti.

 

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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