Perfect World è la decima e ultima traccia dell’omonimo album, a sua volta l’ultimo dei sette lost albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. Per il finale dell’intera raccolta, Springsteen allestisce un brano ricco di arrangiamenti, forse fin troppo. C’è molta dinamica in Perfect World, con il crescendo che arriva in particolar modo nello special, ma il tema malinconico sembra attecchire meglio sulla moderazione sonora dell’inizio acustico, più che sulla pomposità elettronica della seconda parte. Il citato tema malinconico di Perfect World torna ancora, come spesso in tutta la raccolta Tracks II, sugli amori finiti. Questa volta, però, Springsteen la ambienta nel giorno di San Valentino, quello in cui, come recita il primo verso, “ogni innamorato dovrebbe ricevere una rosa“.
Perfect World: solitudine a San Valentino
Perfect World racconta la vicenda di un uomo che ha compiuto gravi errori, provocando la fine di un’intensa storia d’amore. Nel giorno di San Valentino l’uomo si ritrova supplicante alla porta della sua amata e le si rivolge utilizzando prevalentemente il tempo condizionale. Un tempo che esprime ciò che potrebbe essere ma non è. Ci sarebbero tante cose che potrebbero tornare nella coppia: gli abbracci, il calore, la luce, la perfezione di una situazione cui entrambi trovavano il coraggio di camminare a testa alta. Una situazione che ormai appartiene a un mondo virtuale, un mondo perfetto che non c’è più. Un mondo simboleggiato da quella rosa, che in un giorno così particolare dovrebbe arrivare, ma non arriva. Il risultato è che, nel giorno degli innamorati, ci sono un uomo e una donna completamente soli.
Perfect World: il ritorno al 14 febbraio
Quello di Springsteen è un ritorno al 14 febbraio, il giorno di San Valentino. Bruce aveva già ambientato un’altra canzone in quel giorno ed era sempre l’ultima traccia di un album. Quella canzone era Valentine’s Day e l’album era Tunnel Of Love (1987). Le vicende narrate nelle due canzoni, però, pur riguardando ovviamente il tema dell’amore, trattano situazioni totalmente diverse. In Perfect World la coppia si è separata e dominano la tristezza e i rimpianti di un uomo che ha provocato quella separazione coi suoi errori. In Valentine’s Day, invece, Springsteen narra di una coppia sentimentalmente molto unita, che però si ritrova a essere separata fisicamente nel giorno di San Valentino. In quel caso Bruce canta il desiderio dell’uomo di tornare a casa e di rifugiarsi nell’abbraccio della donna che ama. Un testo estremamente poetico, la cui bellezza emerge ancora di più se riletta dopo tanti anni.
Perfect World: produzione sovrabbondante
Perfect World è una ballata dal ritmo moderato che parte con sonorità semiacustiche. La ritmica della chitarra acustica batte in modo smorzato sulle note basse, come in tanti episodi della musica di Springsteen. Accompagnano il pianoforte e un delicato tappeto di tastiere, a cui si aggiunge, più avanti, la chitarra elettrica. Il suo suono pulito e gonfio, che esegue la melodia del tema principale, restituisce un senso di sofferenza. Con l’avanzare della canzone, tuttavia, la sovrapposizione di strumenti, in particolare di tastiere e percussioni, determina – a mio parere – una iper-produzione. In particolare sembrano troppo ingombranti, le percussioni che si sovrappongono alla batteria, in stile “colonna sonora da film”. Anche in questo caso è probabile che la canzone sia stata rivisitata in tempi diversi, infatti pianoforte e tastiere sono accreditati sia a Springsteen che a Ron Aniello, i soli due musicisti presenti in studio insieme a Max Weinberg, come spesso è successo nelle canzoni di Perfect World.
Perfect World: la versione di John Mellencamp
Prima ancora di pubblicare la sua versione su Tracks II, Springsteen ha ceduto Perfect World all’amico John Mellencamp. Con lui aveva lavorato nel 2021 per il singolo Wasted Days. Mellencamp ha incluso la canzone nel suo album Orpheus Descending del 2023. Se la versione di Springsteen è su suoni relativamente più cupi e semiacustici, la versione di John Mellencamp è una lenta ballata rock elettrica. Nella versione di Springsteen la batteria rimane sui bordi del rullante e pesanti percussioni incupiscono il sound. Il brano di Mellencamp, invece, pone al centro gli arpeggi di chitarra elettrica e un importante organo che, in certi punti, acquista un’intensità davvero vibrante. Mellencamp inserisce anche un assolo di armonica a bocca dopo lo special e canta con una voce particolarmente roca e ruvida, che ricorda quella di Tom Waits.
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