Recensione Pink Cadillac, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Nebraska '82 Expanded Edition

Pink Cadillac è nota per essere stata la b-side di Dancing In The Dark, il primo singolo di grandissimo successo che Bruce Springsteen ha estratto dall’album Born in The U.S.A. nel 1984. Per questo motivo il brano era già più che noto quando lo stesso Springsteen incluse Pink Cadillac in Tracks, la prima raccolta di inediti pubblicata nel 1998. Ha invece destato molta sorpresa “toccare con mano” la versione acustica che Bruce ha inciso nelle sessioni di registrazione artigianale a Colts Neck, N.J. che hanno originato l’album Nebraska. Pink Cadillac è stata dunque composta già nel 1981 e suonata originariamente in una forma totalmente acustica che oggi possiamo finalmente ascoltare. È la quinta traccia delle Nebraska Outtakes, primo album di Nebraska ’82 Expanded Edition.

Pink Cadillac: una sorpresa R&B e Soul

Nata inizialmente come Love Is A Dangerous Thing, che tuttavia sembra non avesse quasi nulla della canzone definitiva, Pink Cadillac è un brano che unisce il rhythm’n’blues e il soul. La cosa più sorprendente è che un brano dal testo così scanzonato e leggero sia nato nel turbolento momento creativo che sconvolse Springsteen nel corso delle ormai celebri sessioni nella stanza da letto di Colts Neck, N.J.. È davvero originale che una canzone che affonda le sue origini nel più leggero rhythm’n’blues possa provenire dallo stesso periodo compositivo delle canzoni cupe, colme di desolazione e violenza, di Nebraska. In realtà, dal punto di vista musicale la coesistenza di Pink Cadillac con le canzoni di Nebraska è più che plausibile. Infatti, se una parte delle canzoni dell’album hanno una matrice decisamente folk, altre affondano le proprie origini del rockabilly e nel blues. Parlo di Open All Night, Johnny 99, Reason To Believe e, soprattutto, State Trooper. Con quest’ultima, in particolare, la versione acustica di Pink Cadillac ha tanto in comune, specie la ritmica e l’interpretazione vocale, nonostante la distanza siderale dei significati.

Pink Cadillac: leggerezza nell’inquietudine

Ciò che davvero sconvolge di Pink Cadillac nel suo rapporto con le altre canzoni di quel periodo è proprio l’aspetto lirico. Non soltanto le dieci canzoni poi finite in Nebraska ma anche gran parte delle outtakes che Springsteen lasciò poi nel cassetto o registrò con altri arrangiamenti per Born In The U.S.A., hanno testi oscuri. Pink Cadillac, invece, come On The Prowl, non prevede elementi di criticità o di durezza, se non un rapporto sentimentale traballante ma cantato con toni leggeri, quasi ironici. È come se Springsteen, per esorcizzare il suo malessere personale trasferito nelle canzoni di Nebraska, abbia concepito qualcosa di più leggero, qualcosa che gli consentisse di fare quattro risate con il tecnico Mike Batlan, in mezzo a tanta inquietudine. In realtà è più probabile che, almeno in un primo momento, Bruce stesse scrivendo canzoni di tutti i generi e con tutti i significati, ballate rock lente e veloci, testi duri e liriche più leggere, nell’ottica di dare i brani in pasto alla E Street Band per l’album che sarebbe stato Born In The U.S.A.. Non deve sorprendere, dunque, che nelle outtakes di Nebraska ci fossero brani così distanti dal mood del capolavoro acustico del 1982. L’idea del Nebraska ufficiale, come ormai sappiamo, arriverà soltanto a incisioni ultimate.

Pink Cadillac: l’auto oggetto del desiderio

Springsteen ha messo in Pink Cadillac tanta leggerezza, con tanto di allusioni al suo benessere economico e di citazione bibliche, perché aveva bisogno dell’altro piatto della bilancia. Un contrappeso non soltanto alle durezze delle canzoni che stava scrivendo, ma anche ai suoi drammi personali. Il protagonista di Pink Cadillac è divertente per quanto è su di giri: trattato male dalla sua donna, continuamente tentato dalle amenità della vita, lui è attratto non da lei ma dalla sua auto, una bellissima Cadillac rosa. Enorme e dispendiosa, l’auto è il suo vero oggetto del desiderio. Un’auto così grande ed attraente che potrebbe essere sede di una festa tra amici. Bruce ha voluto così omaggiare quel genere leggero, spensierato, a volte un po’ spaccone dei suoi eroi blues-soul-rock, quelli che dalla seconda metà degli anni ’50 avevano cambiato la cultura e lo stile di vita di tanta gente. È anche un omaggio all’automobile simbolo dell’epopea on the road americana. È, infine e soprattutto, un omaggio a Elvis Presley che non soltanto possedeva una Cadillac rosa, ma la citò anche in una canzone intitolata proprio Pink Cadillac e in un’altra canzone intitolata Baby Let’s Play House.

Pink Cadillac: una ambita b-side

Fu così che la canzone non fu del tutto scartata da Springsteen con l’incisione di Nebraska, né con la pubblicazione di Born In The U.S.A.. Credendo nelle sue potenzialità, Bruce la registrò con la E Street Band nel 1983 in una energica versione blues rock con ricami soul e la volle come b-side di Dancing In The Dark. La canzone, per arrangiamenti e tema musicale, specie con le ritmiche e l’inserto di sax, ricorda molto Peter Gunn di Henry Mancini, tema musicale risalente al 1958 che fu poi incluso nella colonna sonora del celebre film The Blues Brothers (1980). Ma la Pink Cadillac springsteeniana ha un’intensa storia parallela. Prima che Springsteen la pubblicasse, Bette Midler ottenne l’autorizzazione a pubblicarla e la registrò. All’ultimo però le arrivò il contrordine da Jon Landau perché Bruce aveva deciso di tenerla. Negli anni successivi Pink Cadillac fu riproposta da notevoli interpreti. La versione più famosa è quella di Natalie Cole, ma la reinciserò anche due pezzi da novanta come Jerry Lee Lewis e Carl Perkins.

Pink Cadillac anche uno storico fan club

È significativo ricordare anche che la canzone dà il nome anche a un celebre fan club italiano di Springsteen. Il Pink Cadillac di Napoli è nato nel 1997 e dunque si avvicina ai trent’anni di attività. Con centinaia di soci iscritti e oltre 10.000 follower sui social network, Pink Cadillac è uno dei più storici fan club springsteeniani al mondo, tra l’altro tra i pochi riconosciuti dall’entourage di Springsteen. Se vuoi saperne di più, clicca qui.

Leggi la traduzione

 

Ascolta Pink Cadillac elettrica

 

Ascolta Pink Cadillac acustica

Dario Migliorini

 

Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!

 

Condividi questo articolo

Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati