Seeds è una canzone di Bruce Springsteen registrata in studio nel 1983, ma anche tra le poche mai pubblicate né negli album ufficiali di inediti né sulle successive raccolte di outtakes. Di Seeds si conoscono dunque solo versioni live, due delle quali pubblicate ufficialmente in dischi live (Live 1975/85 e London Calling: Live in Hyde Park). Almeno altre tre versioni live, tutte acustiche, si conoscono grazie a video registrati in diverse tournée del periodo 1986/96. Dunque Seeds è una canzone che potremmo definire camaleontica, visto che di essa Springsteen ha provato diverse versioni, senza mai pubblicare un inedito da studio ufficiale. Eppure si tratta di una canzone molto interessante, il cui testo contiene l’amarezza e la rabbia di album come Nebraska, Born In The U.S.A., e The Ghost Of Tom Joad.

La falsa promessa di un lavoro

Il protagonista di Seeds (leggi qui la traduzione) è un lavoratore disoccupato e senzatetto. Insieme alla sua famiglia si era trasferito dal Nord degli Stati Uniti d’America, attratto da un lavoro sicuro presso i giacimenti di petrolio in Texas. Non aveva niente con sé (“ci siamo diretti verso sud con solo uno sputo e una canzone“), se non la promessa di un lavoro duro ma remunerativo. Quando era arrivato a destinazione, però, aveva scoperto che l’impiego non era più disponibile. Ora, rimasto senza lavoro e con nessun posto dove andare, lui e la sua famiglia si ritrovano senza una casa. Mentre altri come loro si sdraiano lungo i binari della ferrovia o si riparano in tende ai bordi dell’autostrada nei pressi di Houston, il protagonista e la sua famiglia si arrendono a dormire nella loro auto in un parcheggio, mentre il freddo provoca la tosse dei suoi figli. Ma anche quell’accomodamento di fortuna non è loro concesso: un poliziotto batte il manganello sul finestrino e li invita ad andarsene.

Il lusso in contrasto con l’indigenza

La condizione estremamente precaria del protagonista e della sua famiglia entra in contrasto con il passaggio di una lunga e lussuosa Limousine nera, emblema della ricchezza più sfrenata. Springsteen potrebbe aver inserito questo elemento di contrasto più genericamente per mettere in evidenza le ingiustizie e le iniquità di una società nella quale c’è chi si arricchisce alle spalle di chi lavoro o, peggio, di chi vorrebbe lavorare ma non gli è concesso di farlo. Ancora più specificatamente, Bruce potrebbe aver inteso che sopra quella Limousine ci fosse il proprietario o un dirigente di quella stessa società petrolifera fallita (o almeno in difficoltà al punto da non dare più lavoro). In entrambi i casi questo contrasto scatena la rabbia, frammista alla disperazione, del protagonista che prova l’istinto di sputare sulla carrozzeria di quell’auto, non certo per lucidarla, ma per lo sdegno verso chi ci viaggia sopra.

Quanti paralleli con altre canzoni di Bruce!

La splendida durezza di Seeds si incastra con altre bellissime canzoni sugli stessi temi o temi molto simili. Tra queste Roulette ha un forte parallelo con Seeds: anche in essa abbiamo una famiglia costretta a muoversi e un padre di famiglia colmo di rabbia (in quel caso a causa di un disastro nucleare). Born In The U.S.A. vede il veterano tornato dalla guerra in Vietnam. Come il protagonista di Seeds è disoccupato e non ha un posto dove rifugiarsi. This Hard Land e Seeds sono unite proprio dai semi del titolo della seconda: infatti in entrambe le canzoni troviamo persone costrette a migrare come semi spinti dal vento che non riescono a mettere radice. Poi ci sono The Ghost Of Tom Joad e Youngstown. Nella prima, come in Seeds, troviamo migranti che si accampano perché senza un lavoro e senza una casa. Nella seconda c’è un narratore che come quello di Seeds accusa rabbiosamente il sistema sociale americano di dimenticarsi dei suoi figli più umili. Più in generale, nonostante fu scritta nel periodo tra Nebraska e Born In The U.S.A., Seeds può essere considerata una sorta di canzone-pioniera dei temi dell’album The Ghost Of Tom Joad, con le sue migrazioni e le sue ingiustizie sociali.

Una canzone camaleontica

Il motivo per cui Springsteen non ha mai pubblicato la versione in studio di Seeds, di cui peraltro non si sa nulla se non la data di registrazione (25 maggio 1983), potrebbe essere collegato alla sua indecisione sul miglior arrangiamento da cucirle addosso. Le versioni live, in effetti, presentano caratteristiche ben diverse tra loro. Quelle elettriche si strutturano su un energico blues-rock, il cui tappeto sonoro è caratterizzato da chitarre elettriche distorte e dal sostegno del sax baritono di Clarence Clemons. Mentre nel Born In The U.S.A. Tour e nel Tunnel Of Love Express Tour completavano il sound ingombranti sintetizzatori (nel secondo anche una corposa sezione fiati), nelle tournée del nuovo millennio era preponderante un bellissimo organo Hammond. Molto diverse tra loro sono invece le versioni acustiche tra il 1986 e il 1996. Nel 1986 Bruce la suonò una sola volta partecipando al Bridge School Benefit, organizzato da Neil Young, in cui era accompagnato solo da Nils Lofgren alla chitarra e Danny Federici alla fisarmonica. Una versione spiazzante, perché si costruiva sullo scanzonato giro di accordi della coeva outtake Rockaway The Days, in contrasto con le asperità del testo, salvo poi nella seconda parte assumere maggiore durezza, grazie al canto ruvido e più acuto dello stesso Springsteen. Una versione differente, benché sempre acustica, fu presentata durante il World Tour del ’92-’93, quando Springsteen la cantò in spuro stile folk, alla Johnny Cash. Infine nel ’96, durante il The Ghost Of Tom Joad Tour, Bruce la suonò sempre in solitaria, ma in stile decisamente più blues, forse la versione più rabbiosa tra quelle in formato acustico.

Chissà che un giorno…

Nonostante il suo status di canzone tuttora inedita per ciò che riguarda la versione in studio e piuttosto trascurata (spesso anche dai fan), Seeds è stata suonata non poco dal vivo (ad oggi 183 volte). Le versioni elettriche dei tour già citati nel precedente paragrafo la fanno da padrone, mentre tra le versioni acustiche prevale nettamente quella presentata più volte nel corso del World Tour ’92-’93. Tornando alla misteriosa registrazione in studio dal 1983, resta da capire perché non sia mai stata pubblicata nelle raccolte e nei cofanetti di inediti. Non resta che sperare che quella versione venga finalmente ripescata, magari nel più volte annunciato sequel di Tracks oppure in un eventuale cofanetto celebrativo di Born In The U.S.A, visto che nel 2024 ricorrono i 40 anni dal suo lancio.

 

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci Seeds di Bruce Springsteen?
  • Hai sentito le diverse esecuzioni live che ho indicato? Quale ti piace di più?
  • I paralleli che ho tracciato con altre canzoni di Bruce. Cosa ne pensi?
  • La questione dell’emigrazione alla ricerca di una terra promessa, di una vita migliore? Una questione storica sempre attuale. Il tuo pensiero?

 

Leggi anche: My Hometown

 

Dario Migliorini

 

Condividi questo articolo