Recensione Silent Search Of Spring, album di ELLE

di Dario Migliorini
Musica Indie

Silent Search of Spring è un album della band romana ELLE, arrivata alla terza pubblicazione (il primo, intitolato proprio Elle, è del 2020, il secondo, Volume II, risale al 2023). Ora la band presenta con Silent Search of Spring un lavoro molto particolare che visita generi come il folk d’avanguardia, con la centralità della chitarra acustica (suonata, come quella elettrica, da Marco Calderano), e la psichedelia post-rock, che si evidenzia soprattutto con la notevole elaborazione musicale ai sintetizzatori (curata da Miriam Fornari). Completano il sound, oltre alla virtuosa batteria di Giovanni Lafavia, le complesse armonizzazioni vocali, eseguite in duo da Danilo Ramon Giannini e dalla stessa Fornari, che suggeriscono anche influenze New Age. Un album sorprendente, questo Silent Search Of Spring, che si compone di otto brani suggestivi, di ricerca spirituale oltre che musicale. Curiosamente, in pieno allineamento al significato del titolo (“Ricerca silenziosa della primavera”), l’album è stato lanciato il primo giorno di primavera del 2026.

Silent Search Of Spring: una nuova primavera

Con Silent Search Of Spring, ELLE trova una sorta di maturità artistica, pur cantando di rinascita nella primavera. Una primavera spirituale, simbolo di nuovi profumi e di nuove speranze, ma anche una primavera musicale, che trova nelle melodie più dolci, nelle ritmiche delicate, nei suoni soffusi e nel canto etereo un sound che esprime la voglia del risveglio. Un risveglio a volte turbato, o semplicemente rinvigorito, da suoni più forti, quando la chitarra elettrica trova sfogo nella distorsione, i sintetizzatori esplorano la psichedelia e la batteria imposta ritmiche più decise, spesso sincopate. È la primavera della rinascita, ma anche la silenziosa uscita dall’inverno/inferno della violenza, dal frastuono delle guerre alle incomprensioni personali. È la primavera della ricerca di pace e di nuova iniziativa, con l’amore a fungere da motore.

I burroni della vita e la speranza del volo

L’album è introdotto da Ravine, una suite a mo’ di ballata con una intro soffusa, un finto finale e una chiusura solamente strumentale che omaggia il film Interstellar di Christopher Nolan. Le due voci, prima alternate e poi intrecciate nelle linee di canto, esprimono temi di rabbia e di speranza. Nella società attuale, violenta e belligerante, “la rabbia è ordine” e le persone corrono veloci, fino a ritrovarsi nella solitudine sugli orli dei burroni, ma rimane un motivo di speranza. Un tema che prosegue in Pillows, brano che indaga sull’importanza dell’amore come elemento supremo di gioia e di giustizia. Nel brano, una lenta ballata con una batteria insistente sui piatti e pregevoli arpeggi di chitarra acustica, le voci, ora alternate, ora unite, cantano di battaglie e di voli per l’amore. Il cuscino è simbolo di scudo e di resistenza e, in metafora, le piume fuggono dai materassi per tornare a formare le ali con cui spiccare il volo.

L’esplosione dell’amore contro la tentazione della staticità

Truth e Another Water sembrano inscindibilmente legate, nel tema musicale e nei significati. La prima è un brano che fruga nell’alternative e nel post rock con una ritmica sincopata, una chitarra elettrica che varia di intensità e di suoni e un tappeto sonoro di tastiere che sfida la gravità. Il canto a due voci, spesso sovrapposto in superbe linee di controcanto, sposta il focus sul rapporto di coppia. La voce narrante cerca l’esplosione dell’amore contro il trascinamento dei giorni, che miete vittime nell’abitudine e nell’orgoglio. A queste verità nascoste, ora svelate, si contrappone la speranza. Pur nella consapevolezza dei rischi (“smettila di dire che il nostro vetro lucente è infrangibile”), emerge la bellezza dell’amore vissuto pienamente (“abbiamo qualcosa di più da far esplodere”). Una conquista difficile ma entusiasmante che viene rappresentata anche in Another Water, nella quale la ricerca dell’acqua simboleggia l’aspirazione alla vita piena nell’amore. Il brano, una ballata lenta basata su una ritmica sincopata e su un arpeggio di chitarra elettrica con inserti di sintetizzatori, vede ancora una persona innamorata fare da stimolo per un partner soggiogato nella propria impasse. Le voci, che raggiungono l’apice quando si uniscono in splendidi vocalizzi, cantano: “fare le cose è difficile per te, è ora di affrontare la tua paura del vuoto”.

La lingua universale dell’amore

Babylon è la canzone che la band ha scelto come singolo di lancio. Un brano che simboleggia in pieno le scelte artistiche della band, da un inizio folk di chitarra acustica al lavoro psichedelico delle tastiere e della chitarra elettrica. In un pezzo dalla ritmica spezzata e spesso assente, le due voci hanno momenti singoli a cui succedono linee di canto all’unisono o in controcanto. Due amanti, tra rabbia e silenzi, piacere e dolori, sembrano cercare la sintesi nell’amore che parla una lingua universale, a differenza delle tante contaminazioni delle persone in una Babilonia di grande confusione e disordine. Una celebrazione dell’amore che prosegue in Freedom Symphony, canzone che nella prima parte si regge su un pregevole arpeggio di chitarra acustica e su delicati inserti di sintetizzatori per poi gradualmente esplodere in una deflagrazione di distorsione. La lead vocal di Danilo Ramon Giannini, arricchita dai vocalizzi e dal controcanto di Miriam Fornari, canta ancora della magnificenza dell’amore, con un fine, poetico riferimento all’atto sessuale. “Ora c’è qualcosa in basso che solleva la mia strada noiosa, ci incontreremo su pavimenti eleganti dovrei nostri corpi danzeranno e si ameranno”, recita il testo.

La silenziosa ricerca di una nuova primavera

Con Meeting Of Skins torna la struttura della mini-suite, con diverse intensità di ritmiche e di temi musicali. Batteria e chitarra elettrica sono le fondamenta, mentre nel finale strumentale una ritmica sincopata accompagna un assolo di sintetizzatori. Il testo evidenzia il segno lasciato dall’incontro di pelli in una notte d’amore. Torna lo sprone dell’amante, l’invito a non avere paura e a godere in pieno della libertà che l’amore porta con sé. Infine, Silent Search Of Spring, la canzone che dà il titolo all’album e lo chiude, è un bellissimo brano di fini chitarre acustiche arpeggiate e di voci che ora si propongono all’unisono e ora si inseguono in delicate melodie di canto e controcanto. Il tema è il risveglio della primavera, quando coesistono la pigra lentezza in uscita dall’inverno e la voglia di rinascere nel sole e nell’acqua, così come fa la natura con le radici e le piante. Un risveglio che diventerà vita e libertà col tepore dei mesi più caldi, ma che in principio si sostanzia nella silenziosa ricerca di qualcosa di nuovo che sboccia e che cresce.

Silent Search Of Spring: le tracce

 

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Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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