Recensione Something In The Well, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Something In The Well è la terza traccia dell’album Streets Of Philadelphia Sessions, il secondo disco di Tracks II – The Lost Albums di Bruce Springsteen. Brano di rara bellezza poetica e dalle forti implicazioni autobiografiche, Something In The Well è un brano che musicalmente ruba qualcosa a I’m On Fire, specie l’arpeggio di chitarra e la ritmica. Poi, però, cede sonorità alle successive Magic (dall’omonimo album) e Down In The Hole, per il particolare utilizzo di viola, violoncello e sintetizzatori, che producono suoni sinistri con la rapida ripetizione di motivi musicali misteriosi. La canzone, pur reggendosi su una sottilissima ritmica di batteria (accreditata a Zachary Alford) e su un arpeggio costante di chitarra, ha in realtà una notevole elaborazione negli arrangiamenti. Troviamo, infatti, partiture di sintetizzatori, suonate dallo stesso Bruce, che si sovrappongono alle trame della viola, suonata da David Campbell, e del violoncello, accreditato a Larry Colbert. Springsteen cura infine una seconda parte chitarra che entra nel finale.

Something In The Well: poesia pura

A distanza di tanti anni Springsteen, conscio di aver lasciato del cassetto testi di notevole spessore, torna su temi attinenti la coppia, con uno specifico riferimento ai lati oscuri della figura maschile. Inevitabile vedere in questi testi forti elementi autobiografici, legati all’incostanza di Bruce delle relazioni sentimentali. Something In The Well ha un testo meraviglioso, pur nella sua oscura durezza. Springsteen narra di un pozzo dove un uomo ha nascosto qualcosa, provvedendo poi a sigillarne la sommità con delle assi, in modo che non uscisse più nulla. Per tanti anni ha funzionato ma l’arrivo della donna con cui si relaziona ha scoperchiato il pozzo e costretto l’uomo a fronteggiare ciò che vi nascondeva dentro. Springsteen sa cogliere con la poesia quei momenti, facendosi aiutare dall’osservazione di elementi della natura. Ci sono nuvole rapide che oscurano il sole, c’è la luna che cade rovinosamente a terra. La scrittura torna a essere decisamente cinematografica, ci fa vedere le azioni di una storia reale, ma fa emergere anche le emozioni interiori che prova il protagonista in un ambiente che si fa spettrale. Il pozzo è evidentemente una metafora dei lati oscuri di una persona, in particolare dello stesso Bruce.

Something In The Well: il pozzo e la coscienza

A conti fatti Springsteen ci sta confessando come l’arrivo di Patti Scialfa lo abbia costretto a fronteggiare i suoi problemi senza fuggire, come invece aveva fatto in passato con altre donne. L’abile smarcamento dalle relazioni sentimentali era una fuga dai propri guai. Il pozzo che viene scoperchiato è quindi metafora dell’essere messo di fronte ai propri problemi per cercare una soluzione. Tutti intorno, come lui le persone avevano fatto finta che il problema non esistesse più. Del resto, un segreto che non doveva essere svelato era proprio come qualcosa di misterioso rinchiuso nel fondo di un pozzo. Patti ha avuto nella vita di Bruce l’effetto dirompente di un coperchio che viene sollevato dopo tanti anni. Something In The Well ha un testo dal lineare collegamento con alcuni brani che Springsteen aveva scritto dieci anni prima, riportati alla luce con le L.A. Garage Sessions ’83. Infatti le due versioni alternative di Fugitive’s Dream e la loro gemella diversa Unsatisfied Heart vertono sulla stessa situazione. Allora non c’era un pozzo sbarrato, ma una misteriosa persona a conservare i segreti del protagonista. Un uomo che lo aveva indotto a fuggire, lasciando moglie e figli, non riuscendo ad affrontare la propria vergogna. Un uomo che, come il pozzo, rappresenta una metafora della propria coscienza. Ora è tempo di scoperchiare quel pozzo e di guardare cosa c’è dentro, a costo di versare lacrime amare e di denudarsi del proprio ego, come succede con il Something In The Well. In una lettura autobiografica, non c’è dubbio che il pozzo scoperchiato sia l’opera paziente e generosa di Patti Scialfa. Qualcosa che lo stesso Bruce ha fatto emergere molto più avanti, soprattutto nella sua autobiografia.

 

Ascolta Something In The Well

 

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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