Søren è la settima traccia della raccolta Altalena Boy/Vetulonia Dakar pubblicata nel 2015 da Lucio Corsi. Il brano appartiene al gruppo di cinque canzoni apparse nel 2014 nell’E.P. Vetulonia Dakar, poi confluito nella suddetta raccolta. Proprio per questa sua provenienza rientra nel gruppo di canzoni musicalmente meno strutturate in termini di arrangiamenti musicali. Canzoni che fanno riferimento al folk americano, ma anche alla canzone tradizionale italiana, quella ripresa da grandi cantautori come De Andrè, Guccini e Dalla, fino a Ivan Graziani, Edoardo Bennato e Rino Gaetano. Søren, in particolare, è un brevissimo brano acustico a doppia ritmica. Molto veloce quando accompagna l’azione ripetuta e frenetica della fumata di sigaretta, dimezzata quando Lucio fa ironia sulla bruttezza del suo interlocutore ed esprime il desiderio di andarsene. Sul lato degli arrangiamenti, il brano è davvero semplice. Chitarra ritmica, percussioni e alcuni inserti di organo. Da sottolineare che, pur trattandosi degli accordi base tipici di uno stornello, il musicista mostra una notevole tecnica, soprattutto nella velocità di esecuzione. Un’abilità che in Søren si estende anche agli scioglilingua in cui Lucio Corsi si avventura nel corso del brano.
Lucio parla a se stesso?
Nel breve testo di Søren Lucio Corsi sembra che stia parlando con un interlocutore. Prima, in realtà, ripete a se stesso di fumare troppo velocemente. Poi però, mentre fuma, se la prende con qualcuno che accusa esplicitamente di bruttezza, specie perché porta sempre la stessa tuta di un popolare brand italiano. Essendo la canzone stata scritta mentre frequentava le scuole superiori, Lucio sta parlando a se stesso. È certamente lui la persona che fuma in modo così veloce da non gustarsi nemmeno i tiri e non accorgersi di finire una sigaretta dopo l’altra. È ancora lui la persona “imbruttita” dalla tuta che è obbligato a indossare a scuola nell’ora di ginnastica. Come mi suggerisce Ilaria D., profonda conoscitrice di Lucio, questi versi rappresentano un’invettiva contro l'(anti)estetica di quelle tutte, che rovina il mondo. È come se Lucio Corsi, parlando a se stesso davanti a uno specchio, voglia convincersi che, per il suo stesso bene, sia meglio andarsene. Una fuga fisica, ma ancor più metaforica, quasi onirica. Qualcosa che gli consentirebbe di essere meno agitato e di aspetto più accettabile. La fuga è auspicata non, come vorrebbe l’epica rock, correndo via in auto ma, nell’immaginario più propriamente “corsiano”, in volo come una farfalla. Torna il mondo animale con un insetto che è simbolo di bellezza e leggerezza, ma anche di vulnerabilità e vita breve.
L’aspirazione a una vita breve ma intensa
Ipotizzando che la scelta della farfalla come insetto a cui assomigliare sia la metafora dell’aspirazione a una vita breve ma intensa, il tema tornerà più avanti nella narrazione di Lucio Corsi. Ne La Bocca Della Verità, dall’album La Gente Che Sogna, parlando della propria mortalità, Lucio canta: “Se sarò polvere, che sia da sparo“, lasciando intendere che vuole morire a seguito di una vita esplosiva, di quelle che non lasciano alcunché di intentato. Poi in Sigarette, dall’album Volevo Essere Un Duro, il cantautore maremmano torna sul desiderio di morire giovane. “Così non corro il rischio di diventare vecchio“, ripete due volte. Il tema del morire giovani come auspicio per la propria esistenza è emerso spesso nella storia del rock. Un esempio per tutti è il celebre verso in My Generation degli Who: “Spero di morire prima di diventare vecchio“. Un verso a cui Lucio Corsi potrebbe essersi ispirato, considerando i suoi forti riferimenti musicali e culturali di quell’epoca. È curioso notare che l’unico componente degli Who ad aver tenuto fede al senso di quel verso è stato il batterista Keith Moon, morto per overdose di farmaci a soli 32 anni. Per coincidenza è la stessa età di Lucio Corsi quando ha pubblicato Sigarette. In realtà, nonostante l’auspicio alla vita breve e il ricorso eccessivo alle sigarette, non sembrano esserci nella poetica di Corsi il concetto filosofico e il senso pratico di auto-distruzione che ha dominato il mondo del rock tra la metà degli anni ’60 e tutti gli anni ’70.
Riferimento a Søren Kierkegaard?
Nei versi finali di Søren il protagonista dice di voler colpire un’anatra per portarsela con sé all’inferno. Questi versi, mi suggerisce sempre Ilaria D., sono una citazione de La Roba di Verga. e fanno riferimento all’avidità dell’uomo. L’uomo, avido e superbo, finisce all’inferno, ma anche nella punizione eterna ambisce a portare con sé le proprie ricchezze, in questo caso un’anatra. Non un’anatra viva si noti – ma un’anatra che lui stesso uccide. In altre occasioni Lucio canta di non credere all’inferno (e, va da sé, nemmeno al paradiso). Per questo motivo gli ultimi versi sono da intendersi intrisi di sarcasmo. Il titolo della canzone si riferisce a Søren Kierkegaard, filosofo tra i tanti che Lucio doveva studiare malvolentieri a liceo. Molto probabile che il riferimento della canzone si limiti a questo elemento scolastico autobiografico e non ai principi fondanti del pensiero di Kierkegaard. Tuttavia non c’è distanza tra i significati di Corsi e il pensiero del filosofo danese. Il secondo sosteneva quanto sia meglio vivere il presente, per non nutrire troppe aspettative. La vita è troppo breve – sosteneva il filosofo – e riusciamo a realizzare solo una piccolissima parte di tutto ciò che potremmo fare. Questo ci genera stress e tristezza. Concetti che, forse involontariamente, anche Lucio ripete nelle sue canzoni, almeno in senso generale.
Ascolta Søren
Leggi anche: recensione di Volevo Essere Un Duro, Lucio Corsi
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Apprezzo molto le tue analisi e aspetto le recensioni dei dischi successivi, ma qui secondo me si è un po’ fuori tema.
Lucio parla di Søren in alcune vecchie interviste che si possono recuperare online e nei suoi “spiegoni” prima di cantare.
– Il titolo è legato a Kierkegaard ma non ha nulla a che vedere col filosofo, che semplicemente avrebbe dovuto studiare per un’interrogazione (brano scritto al liceo). La frase finale è una citazione de La Roba di Verga, e quindi un riferimento all’avidità e al portare le proprie ricchezze con sé all’inferno.
– quanto alla tuta dell’Errea è a tutti gli effetti un’invettiva contro le tute che ti fanno portare a scuola, e alla loro estetica che “rovina il mondo”.
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Ciao Ilaria, grazie per il tuo prezioso commento. Come forse hai visto, ho da tempo questo blog in cui recensisco musica. Dopo aver scritto per tanti anni dei miei idoli rock, in particolare Bruce Springsteen, mi sto davvero appassionando di Lucio Corsi. Al di là del suo indubbio talento, finalmente un giovane musicista che riprende il grande Pop rock di quegli anni e gli dà nuova freschezza, soprattutto con dei live strepitosi. Ho scritto di getto queste recensioni, forse in assenza di un background adeguato di conoscenza. Però mi sta dando un gusto particolare e sono felice che tu sia interessata a quello che scrivo su di lui. Farò un uso preziosissimo dei tuoi commenti, che ti prego di continuare a fare. Questo su Søren, in particolare,
completa alcuni aspetti che non conoscevo e mi consente di migliorare notevolmente la mia recensione. Grazie. Dario
Non avevo considerato che Lucio parlasse a se stesso in questo brano. Però questa interpretazione mi spiega meglio il video di Soren: nel video si vede l’artista che guida l’auto attraverso la campagna e lo fa rimanendo girato verso la camera che lo riprende, quindi non verso la strada che percorre. Direi che per riuscire nell’impresa di non finire contro un albero, debba per forza aver utilizzato uno specchio. Quindi Lucio guarda Lucio, il che è congruo con la tua osservazione che si rivolga a se stesso. Naturalmente la mia è un’ipotesi ma se avessi ragione ciò confermerebbe ciò che a me pare chiaro, che le canzoni di L.C. abbiano livelli di lettura stratificati e siano più complesse di quando può apparire ad un ascolto superficiale. Un altra cosa che noto è come musica, testo e video siano in relazione l’uno con l’altro. Insomma in questo artista non c’è nulla che venga lasciato al caso, ha una complessità notevole
Ciao Daniela, grazie per il commento e la condivisione dei tuoi pensieri. Ho ipotizzato questa lettura perché è tipico dei migliori autori parlare in certe occasioni con la propria anima, con al propria coscienza. Lucio Corsi è davvero una grande realtà del cantautorato italiano. Ora sono impegnato in un altro lavoro sul mio blog, ma poi ho intenzione di recensie tutta la sua produzione. Continua a seguirmi. Dario