Scritta tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, Soul Driver è la seconda traccia dell’album Human Touch (1992) di Bruce Springsteen. Soul Driver, brano rock con richiami soul, ha decise sonorità pop, non lesinando sull’uso di sintetizzatori e campionature, come il resto dell’album. Anche il tema della canzone si allinea con i temi di HumanTouch: l’amore e le sue battaglie contro il suo lato più oscuro. La storia di Soul Driver, come quella di 57 Channels (And Nothin’ On) e di Real World, è particolare. Il suo esordio, infatti, è avvenuto dal vivo, molto prima che venisse inclusa nell’album. Fu infatti presentata nel 1990 in versione acustica nel corso delle due serate che Springsteen tenne, solo su palco, allo Shrine Auditorium di Los Angeles. L’occasione fu rappresentata dai celebri concerti benefici a favore del Christic Institute.
Soul Driver: il lato oscuro dell’amore
Soul Driver (leggi qui la traduzione) tratta il tema dell’amore di coppia e ne dipinge il lato più oscuro. Le minacce sono forti, così il narratore si propone alla donna che ama come la guida dell’anima. Lui può proteggere e indirizzare il loro amore anche nei momenti più difficili. Due immagini prese dai libri sacri mostrano un uomo che ha attraversato quaranta notti di pioggia sotto un cielo che ha calato serpenti e rane. È in quel tumulto che il protagonista ha trovato una donna in difficoltà (“eri laggiù dove il fiume di ingrossa”). Le minacce arrivano soprattutto dall’esterno. Come in altre canzoni dei due album del 1992 (ad esempio If I Should Fall Behind), troviamo elementi che possono intervenire negativamente su una coppia. In questo caso, però, non sono il mondo concreto o figure reali, ma elementi più astratti come gli angeli cattivi o il destino più amaro.
L’esito è incerto, ma bisogna provare
L’uomo, forte della sua esperienza anche nelle situazioni negative, si pone come guida nel rapporto. Lui stesso, però, non è sicuro dell’esito. Oltre a un po’ di fiducia, l’uomo chiede alla donna di partecipare al banchetto dell’amore con un brindisi, cogliendo l’attimo senza remore e ritardi. Il testo dell’inciso indica proprio questo. “Ora, nessuno sa quale direzione prende la ruota dell’amore, ne verremo fuori arricchiti oppure distrutti e bruciati. Ci attende la fortuna o la nera mano del destino? Questa pozione d’amore è tutto quello che abbiamo. Un brindisi prima che sia troppo tardi“. Prevale dunque la voglia di esserci e di provarci, sapendo che l’amore potrebbe anche cadere in pezzi. Come in Human Touch, anche in Soul Driver è impossibile non vedere tracce autobiografiche. Springsteen era uscito da amori tormentati (non ultimo il suo breve matrimonio con Julianne Phillips). Ora stava vivendo anni di apparente serenità con Patti Scialfa, ma la metteva in guardia. Non solo da quelle minacce esterne, ma forse (ecco gli “angeli cattivi”) anche dalla sua stessa incostanza.
Soul Driver, il ritorno di David Sancious
Il rock di Soul Driver si inserisce pienamente nel sound tra l’elettrico e l’elettronico di Human Touch. La canzone inizia con un tappeto oscuro di tastiere e un suono sintetizzato di flauto. Elementi a cui si aggiunge una chitarra elettrica solista dal suono molto acido, suonata da Bruce Springsteen. Roy Bittan gestisce tutta la parte di sintetizzatori, dai tappeti sonori ai riff che si alternano al canto. La parte solista ai tasti neri e avorio, invece, è affidata a un graditissimo ritorno: quello di David Sancious all’organo Hammond. Il vecchio tastierista dei tempi di Greetings From Asbury Park, N.J. e The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle, esegue sia l’assolo centrale, sia quello finale. La classe è immutata e la canzone, altrimenti relativamente ordinaria, ne guadagna enormemente. Fa il suo ingresso nell’album anche Tim Pierce alla chitarra ritmica. Inoltre fa la sua unica apparizione in Human Touch Michael Fischer alle percussioni.
In Soul Driver il grande Sam Moore
Ai cori non c’è Patti Scialfa, come nella title-track, ma uno dei più celebri vocalist della storia soul americana. La voce di Sam Moore impreziosisce ulteriormente il brano, sia nel controcanto sulla voce di Springsteen, sia nei vocalizzi che si alternano alla voce principale. Sam Moore era diventato celebre per aver formato negli anni ’60 il celebre nel duo Sam & Dave, insieme a Dave Prater. A Moore Springsteen ha dato sostanzialmente carta bianca nell’interpretare le linee vocali senza uno schema predefinito, se non nel controcanto sui ritornelli. Una tecnica che ricorre nel Soul e nel Gospel. Il grande cantante tornerà nell’album Human Touch anche in Real World e in Man’s Job.
Tira tu le conclusioni…
- Conosci Soul Driver di Bruce Springsteen?
- L’amore nelle sue sfaccettature più oscure. Concordi che sia una canzone dalla ispirazione autobiografica?
- In Soul Driver sembra esserci un sound molto distante dai canoni springsteeniani. Cosa pensi di queste sonorità, nuove per Bruce?
- All’assenza della E Street Band fa da contraltare la presenza di musicisti di altissima caratura. Al di là del lato affettivo, come hai vissuto quel drastico cambiamento?
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