Space Oddity è canzone pubblicata da David Bowie come singolo nel 1969 e divenuta title track dell’album omonimo solo nel 1972. Si tratta senza dubbio di una delle più belle canzoni di David Bowie e probabilmente la canzone rock più celebre sul rapporto dell’uomo con lo spazio. Space Oddity fu volutamente pubblicata pochi giorni prima della storica missione spaziale Apollo 11, che portò l’uomo sulla Luna. In realtà il brano è tutt’altro che celebrativo delle conquiste spaziali, ma parla di solitudine e di alienazione. Divenne in ogni caso un successo su scala mondiale, anche se non immediato. Ad oggi è una delle canzoni più riproposte e citate della storia del rock europeo. Infatti si trova traccia di Space Oddity e dell’ormai mitologico Maggiore Tom in decine di cover, nonché citazioni in altre canzoni. Perfino in un sequel dello stesso David Bowie, in Ashes To Ashes del 1980. Ma le citazioni e la canzone stessa si trovano anche in diversi film e telefilm.
SPACE ODDITY: UNA CANZONE… SPAZIALE
David Bowie scrisse Space Oddity (leggi qui la traduzione) dando sfogo alla sua passione per le vicende collegate alla conquista dello spazio. La principale fonte di ispirazione fu il capolavoro di Stanley Kubrick, 2001: Odissea Nello Spazio, che Bowie guardò più volte in quegli anni. Il collegamento a questo monumento cinematografico sta intanto nell’ambientazione della storia. Ma è nell’esistenza di un conflitto tra l’obiettivo delle istituzioni e il sentimento degli astronauti coinvolti nella missione, che trova il suo fulcro. Ci sono poi alcune scelte peculiari del Duca Bianco. In primo luogo la scelta del titolo della canzone: Space Oddity (letteralmente: Stranezza nello spazio) è un richiamo fonetico alla Space Odissey di Kubrick. In secondo luogo Bowie decise di inserire in coda alla canzone alcuni suoni di Atmospheres, brano conclusivo della colonna sonora del film.
Solitario nello spazio
Lontana dall’essere una canzone celebrativa delle conquiste dell’uomo nello spazio, dalle quali comunque David Bowie si dichiarò sempre affascinato, Space Oddity sembra un drammatico grido di solitudine e di perdita del controllo della propria vita. Ispirato anche da alcune letture di quel periodo, il Duca Bianco immaginò per il Maggiore Tom un destino da uomo solo nell’immensità dell’universo. All’astronauta è soltanto richiesto di eseguire comandi, rischiando di trasformarsi a sua volta in una meteora che brucia nello spazio. In altri testi e romanzi quella fine era indotta dal destino, dalle imperfezioni tecnologiche e dalle (in)decisioni altrui. Nel caso del Maggiore Tom è lui stesso a decidere l’abbandono della missione e la fluttuazione libera nello spazio. Quel distacco volontario dai comandi della base terrestre è il rifiuto della perdita di autocontrollo, quando ci si sente in balia del potere di qualcun altro. E così, se solitudine e abbandono devono essere, che lo siano per proprio arbitrio.
Space Oddity: il contrasto tra lo spazio e la Terra
Con Space Oddity David Bowie riuscì a invertire il comune senso logico. L’astronauta è costretto a obbedire ai comandi provenienti dalla Terra negli spazi angusti di una “tin can” (un barattolo di latta). In questa logica rappresenta l’uomo privato della libertà personale per il bene superiore della missione spaziale. In Space Oddity, invece, il Maggiore Tom ritrova proprio in quella situazione la libertà totale, perché recupera il pieno controllo di ciò che desidera per se stesso. “Le stelle sembrano molto diverse oggi” e “mi sento molto calmo”, dichiara alla Base Terra mentre fluttua nello spazio. In quel momento medita di sganciarsi dalla missione per la riconquista della libertà personale. Al contrario il pianeta Terra, che dovrebbe essere il luogo della libera scelta, diventa agli occhi del Maggiore Tom un luogo triste. Un pianeta governato da opportunisti che vogliono controllare la vita di ognuno. Un posto dove lui, intenzionato a realizzare il sacrificio di libertà, sa di perdere un unico valore: l’amore della moglie. “Ma lei lo sa”, dice Tom, mentre si sgancia definitivamente.
Il Maggiore Tom: il coraggio contro il potere
Se Space Oddity è collocata in un ambito spaziale, la storia del Maggiore Tom ha molto a che fare con le vicende umane terrene. Nella sua scelta di abbandonarsi nello spazio si coglie una nemmeno tanto velata denuncia del sistema dirigente del nostro pianeta. La Base Terra diventa infatti un’allegoria di quei sistemi di potere che pretendono di estendere il loro dominio sull’individuo, annullandone le peculiarità. Il verso sibillino “penso che la mia astronave sappia quale direzione seguire” implica che chi governa il Pianeta, così come l’astronave, possa manovrare tutto, rendendo poco determinante il contributo del singolo. Un’altra accusa sottintesa è diretta ai media, che vogliono spettacolarizzare tutto. Così chiedono che il Maggiore Tom indossi la maglietta della squadra per cui tifa e di essere ripreso mentre esce dalla capsula per quella che, nelle loro aspettative, doveva essere una breve passeggiata nello spazio. Potrebbe anche esserci, come alcuni recensori hanno sostenuto, una critica strisciante di David Bowie all’industria discografica. Più in generale a quello star system che tentava di manipolare la sua musica e la sua immagine. Un tema che lo stesso Bowie riprenderà, ideando il suo alter ego Ziggy Stardust).
Dalla space oddity il Pianeta Terra è tristemente blu
Quale che sia la lettura, di certo il Duca Bianco mise tanta ironica amarezza nei versi emblematici “Planet Earth is blue and there’s nothing I can do”. Sono anche le ultime parole che dalla Terra sentono, mentre il Maggiore Tom si sgancia definitivamente dall’astronave. Giocando sul doppio significato della parola blue (che identifica il colore ma anche l’aggettivo triste), David Bowie utilizza la celebre frase che Yuri Gagarin pronunciò quando, nel 1961, osservò per primo la Terra dallo spazio (Il Pianeta Terra è blu). Ma ne controverte il significato: “il Pianeta Terra è triste e non c’è niente che io possa fare“. Ecco che il capovolgimento dei significati si completa. Lo spazio come simbolo di solitudine nella libertà, la Terra come simbolo di solitudine nell’alienazione.
SPACE ODDITY: LA SPERIMENTAZIONE MUSICALE DA UN BRANO FOLK
Space Oddity merita certamente lo spazio che le viene riservato nella storia del rock. Oltre al tema lirico, anche quello musicale presenta elementi di grande novità e sperimentazione per una canzone incisa alla fine degli anni ’60. Sorprende che David Bowie l’avesse pensata come brano acustico, ispirato alla tradizione folk-rock americana. In particolare, si dice, ai Bee Gees, prima che i fratelli Gibb virassero verso la dance music. Poi l’eccellente produzione di Gus Dudgeon e le scelte di arrangiamento strumentale portarono Space Oddity a essere la sontuosa canzone che tutti conosciamo. In particolare, grazie all’uso discreto della base ritmica e alla brillante parte solistica del chitarrista Mick Wayne, il sound complessivo rimane “fluttuante”. In questo si lega bene al senso del brano. Altri elementi intervengono poi a portare alla perfetta simbiosi “spaziale” il testo e la musica. In primis il conto alla rovescia, accompagnato dal momento musicalmente più intenso della canzone. Poi sono essenziali l’utilizzo del mellotron (Rick Wakeman) e, soprattutto, dello stilofono (lo stesso Bowie), strumento fino ad allora raramente utilizzato nel rock. Inoltre, come già detto, alcuni suoni nel finale furono ripresi dalla colonna sonora di 2001: Odissea nello Spazio. Infine la voce stessa di Bowie, con quel suo timbro quasi “metallico”, ricama la canzone sia sulla linea melodica principale, sia con un bellissimo controcanto.
Space Oddity: un riferimento alle droghe?
Qualcuno ha anche ipotizzato che la fuga solitaria nello spazio del Maggiore Tom sia un’allegoria dell’utilizzo di droghe pesanti. L’uomo prima decolla, poi fluttua nello spazio in modo molto peculiare e vede le stelle diverse dal solito. Il tema potrebbe essere l’assunzione di droghe come fuga dalla solitudine e dall’alienazione tipica dei tossicodipendenti. Questa voce, sebbene mai confermata dallo stesso Bowie, trova un appoggio indiretto dalla successiva Ashes To Ashes (1980). Questa canzone nel ritornello recita: “Cenere alla cenere, funk al funky, sappiamo che il Maggiore Tom è un drogato, confinato nell’alto dei cieli, raggiunge una depressione senza fine.”
Per comprenderne la grandezza
- La complessità degli arrangiamenti musicali – stupendo come Bowie abbia costruito sopra una canzone di matrice acustica/folk un brano rock nel quale anche i suoni “extraterrestri” sono prodotti dalle chitarre e dalle tastiere, senza campionature
- La significatività del testo – quanta epica nella vicenda del Maggiore Tom. E quanta rivoluzione verso la libertà. La questione della solitudine in movimento viene spostata nell’universo
- La presenza di virtuosismi strumentali – non ci sono particolari virtuosismi, ma gli arrangiamenti particolari della canzone richiedono grande tecnica
- La prestazione vocale – eccellente. Bowie personifica l’uomo dello spazio con una voce metallica, quasi glaciale. Ma il controcanto che fa su se stesso è stracolmo di umanità
- L’originalità e la sperimentazione – una canzone di grande sperimentazione, specie perché scritta nel 1969, agli albori della svolta tecnologica nel rock
- La rilevanza storica – il primo grandissimo successo di David Bowie, la più grande canzone di tutti i tempi sul tema del rapporto dell’uomo con lo spazio
- L’intensità emotiva e musicale dell’esibizione live – canzone di grande impatto anche dal vivo, anche se perde qualcosa per l’impossibilità di riprodurre fedelmente la varietà e la numerosità dei suoni della versione in studio
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