Recensione Stairway To Heaven, Led Zeppelin

di Dario Migliorini
Rock europeo
Stairway To Heaven

Sebbene abbia ricevuto anche pesanti critiche, Stairway To Heaven, incisa nel 1971 e inclusa nell’album Led Zeppelin IV, è considerato il brano più celebre dei Led Zeppelin. Di più, è anche una delle più grandi canzoni rock di tutti i tempi. Nel 1970 la storica band inglese ambiva a comporre un nuovo monumento rock da inserire come fulcro dei suoi concerti al posto di Dazed And Confused. Così iniziò a lavorare a Stairway To Heaven, nata su un arpeggio di chitarra acustica, ideato da Jimmy Page. La canzone si sviluppò poi come una suite molto più complessa, composta di diversi momenti musicali per armonia e intensità. Alla fine raggiunse la durata totale di 8 minuti. Nonostante non fu mai un singolo, Stairway To Heaven raggiunse una notorietà planetaria ed è tuttora uno dei brani più richiesti ed eseguiti della storia del rock. Persino le sue partiture musicali continuano a essere in cima alle vendite.

STAIRWAY TO HEAVEN: I SUOI TANTI SIGNIFICATI

Il significato di Stairway To Heaven è rimasto per anni con l’alone del mistero. Solo nel tempo le dichiarazioni dei suoi autori, Robert Plant e Jimmy Page hanno dissolto, almeno in parte, il senso della canzone. Eppure, paradossalmente, furono proprio loro a generare quel senso di arcano e, in qualche modo, a mantenerlo fino ad oggi. A lungo si è parlato di occulto e perfino di satanismo nell’interpretazione del testo. Sebbene Robert Plant e Jimmy Page abbiano fermamente escluso la deriva satanista, alcune loro dichiarazioni sull’ispirazione della canzone hanno mantenuto viva l’ipotesi. Dunque, ancora oggi molti pensano che Stairway To Heaven trasporti messaggi occulti.

Un testo comunque “mistico”

Stairway To Heaven (leggi qui la traduzione) prende comunque ispirazione da testi che hanno a che fare con il misticismo e con l’occultismo. Robert Plant non ha mai nascosto la passione per romanzi come Magic Arts in Celtic Britain di Lewis Spence e il celebre Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. Al primo sembrano fare riferimento i versi che citano la Regina di Maggio e il pifferaio. Al secondo si legano il verso riferito agli anelli di fumo e, soprattutto, la figura della donna che vede oro dappertutto. Infatti, ne Il Signore degli Anelli il personaggio di Lady Galadriel vive in un bosco nel quale le foglie degli alberi diventano d’oro alla sua presenza. Alcuni riferimenti sembrano condurre anche a testi religiosi. Le scritte sul muro in alcuni passi della Bibbia rappresentano il destino, specie se avverso. La stessa scala per il paradiso è un’immagine riportata nel Libro della Genesi. Infine viene dalle antiche culture pagane la credenza che l’occidente rappresenti il regno dei morti. Di conseguenza guardare verso ovest (come in Stairway To Heaven) significa essere indirizzati verso la morte. Questo sarebbe il motivo per cui il narratore canta: “il mio spirito sta piangendo per la partenza”.

Dove si nasconde la tesi satanista?

L’ipotesi che Stairway To Heaven possa contenere riferimenti a Satana scaturì da diversi fattori. Intanto Robert Plant dichiarò di aver scritto i primi versi della canzone come preso da una trance tipica delle pratiche medianiche. Affermò, in particolare, di non essersi accorto di aver scritto quei versi e di essersi sorpreso della loro bellezza solo una volta ripresosi da quello stato. Ma c’è di più. Tutto questo avvenne nel cottage di Jimmy Page, prima appartenuto ad Aleister Crowley, scrittore dell’occulto, ritenuto da molti il fondatore del satanismo moderno. Infine si parla di backward writing (la scrittura al contrario) o backmasking, di cui proprio Aleister Crowley fu promotore. C’è chi sostiene che alcuni versi di Stairway To Heaven, se ascoltati al contrario, contengano un inno a Satana e al suo numero rappresentativo, il 666.

L’acquisto materiale della salvezza

Se questi elementi possono rafforzare l’ipotesi di una precisa volontà satanista, una lettura più “terrena” di Staiway To Heaven conduce a una diversa interpretazione. Una lettura molto interessante, peraltro confermata dallo stesso Robert Plant. La donna citata nelle prime strofe della canzone sarebbe una donna cattolica benestante. Questa figura si illude di poter comprare l’ascesa al Paradiso con le sue ingenti ricchezze. Essendo destinata a morire, la donna si rende conto che in quella “terra di mezzo” prima dell’accesso al Paradiso nulla è così certo. Le parole scritte sul muro possono avere significati contrastanti e i pensieri possono destare sospetti, recita il testo. Secondo questa lettura, il verso “E sorgerà un nuovo giorno per coloro che aspettano da tanto e le foreste echeggeranno di risate”, potrebbe acquisire un significato socio-politico. È il riscatto degli umili, ossia quelli che, pazientemente e senza ricchezze da dedicare alla loro redenzione, “aspettano da tanto” il loro turno per il Paradiso.

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Stairway To Heaven: un messaggio universale?

Stairway To Heaven avrebbe così un’inattesa valenza sociale. Rappresenterebbe, se non la difesa delle classi umili, almeno l’accusa nemmeno tanto velata, contro quel ceto abbiente che, in passato come oggi, pensa di avere una posizione privilegiata al cospetto di Dio. Ecco perché le foreste derideranno chi si era illuso di potervi accedere grazie al suo denaro. Al riscatto degli umili potrebbero riferirsi anche gli ultimi versi. “Quando tutti sono uno e uno è tutti, per essere una roccia e non rotolare via”, recita il testo. L’unione delle genti, e non l’individualismo tipico di chi possiede le maggiori ricchezze, dà forza (“essere una roccia”) per non smarrirsi nella strada verso la redenzione. Da notare l’utilizzo nello stesso verso delle parole rock e roll, evidente omaggio al genere musicale. Un ulteriore verso è estremamente significativo e assume un carattere di messaggio universale. “Ci sono due sentieri da percorrere, ma più avanti c’è ancora tempo per cambiare la tua strada”. Le due strade sono il bene e il male e la possibilità di cambiare strada in corsa è l’opportunità di essere redenti dai propri errori ma anche, al contrario, di perdere la retta via.

Stairway To Heaven: una suite leggendaria

Stairway To Heaven è una suite rock, ossia un brano composto da più parti diverse tra loro sia per tema musicale, sia per intensità di ritmo e arrangiamenti. La canzone si divide in cinque parti. Tutto inizia con un arpeggio di chitarra acustica, nel solco della tradizione folk. Il richiamo al misticismo è portato dalla scelta di John Paul Jones di introdurre la parte di flauto (riferimento al pifferaio del testo). Solo più tardi, quando la musica inizia ad acquisire una ritmica, entra la chitarra elettrica, che porta un primo crescendo strumentale. La terza parte vede l’ingresso del basso di Jones e della batteria di John Bonham, che accompagnano l’armonia con una ritmica da ballata mid-tempo. Al termine di questo frammento un intermezzo musicale fatto di stacchi di batteria e chitarra introduce uno dei più celebri assoli chitarristici della storia del rock. Jimmy Page lo compone ed esegue senza cercare il particolare virtuosismo, ma dandogli un’intensità crepuscolare e rabbiosa che ha davvero pochi pari. Infine, nell’ultimo scorcio, mentre “Bonzo” Bonham inventa una parte di percussioni che ogni batterista ama come religione, Robert Plant alza il canto su ottave superiori e sfrutta in pieno tutta la sua estensione vocale. Il cantante urla la rabbia negli ultimi versi fino al solitario finale. Davvero una suite leggendaria!

Stairway To Heaven: Page contro Plant

È singolare la differente opinione che i due autori hanno sempre avuto di Stairway To Heaven. Per Jimmy Page la canzone è la migliore dei Led Zeppelin e allora fu il pezzo che più di tutti cristallizzò l’unione della band. Per Page fu grazie a questa canzone che si generarono i presupposti per continuare a lavorare insieme. RobertPlant, invece, ha sempre ritenuto Stairway To Heaven inferiore ad altri pezzi dei Led Zeppelin, in particolare alla sua preferita, Kashmir. Addirittura il cantante rifiutò a lungo di cantarla nei concerti, definendola in modo dispregiativo una wedding song, una canzone da matrimonio.

Per comprenderne la grandezza

  • La complessità degli arrangiamenti musicali – la complessità non è tanto negli arrangiamenti, quanto nella composizione e nella struttura della canzone. Lo status di suite non è necessariamente sinonimo di capolavoro, ma spesso le due cose coincidono. Sicuramente succede con Stairway To Heaven
  • La significatività del testo – il testo è arcano, misterioso, indecifrabile, eppure, leggendo e capendo le sue radici di ispirazione, alla fine ti sembra di capirla. A quel punto ne capisci la grandezza
  • La presenza di virtuosismi strumentali – c’è virtuosismo perfino nella composizione del semplice arpeggio iniziale, poi arrivano gli stacchi di John Bonham e l’assolo di Jimmy Page… crolla il soffitto della casa.
  • La prestazione vocale – servono parole?
  • L’originalità e la sperimentazione – nel 1971 non era forse qualcosa di totalmente nuovo, ma fatta a mo’ di suite di 8 minuti si intersecava, almeno parzialmente, con la tendenza di quegli anni alle lunghe suite di rock progressivo
  • La rilevanza storica – alta, non tanto per i suoi significati, ma a tutt’oggi è una delle canzoni più conosciute della storia del rock, banco di prova di generazioni di rock band alle prese con il loro primo concerto dal vivo. Una signorina di 53 anni che non invecchia mai
  • L’intensità emotiva e musicale dell’esibizione live – intensità elevata, ma verrebbe da dire che la versione originale in studio è già quasi live in termini di intensità e suoni, soprattutto dall’assolo in poi

ASCOLTA LA CANZONE

 

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Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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