Stand On It è stata originariamente pubblicata da Bruce Springsteen come b-side del singolo Glory Days da Born In The U.S.A. nel 1985. Quella versione fu poi pubblicata nella raccolta Tracks del 1998. A differenza della prima, tuttavia, questa aveva una strofa in più e finiva con un finale secco e non sfumato. Infine Stand On It è stata re-incisa come decima traccia di Somewhere North Of Nashville, il quarto dei sette lost albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II. La sua storia lega inscindibilmente Stand On It a Janey Don’t You Lose Heart, che ha avuto lo stesso percorso. Anche quest’ultima, infatti, fu b-side di un singolo estratto da Born In The U.S.A. (I’m Goin’ Down) nel 1985 e inclusa in entrambi i cofanetti Tracks. Stand On It è stata concepita come brano rock’n’roll, dal veloce ritmo rockabilly. La versione alternativa, incisa nel 1995 ma pubblicata soltanto nel 2025 in Tracks II, è invece una bella ballata country. Una versione comunque molto simile per struttura musicale e per significato.
Stand On It: l’incitamento a tenere duro
Stand On It ha un testo sui generis nell’enorme produzione springsteeniana. In realtà l’approccio lirico della canzone rispecchia altri episodi scritti da Springsteen. Per esempio Lost In The Flood e Reason To Believe, come Stand On It, si caratterizzano per il racconto di più storie in una canzone sola. In questi brani ogni storia si chiude con quella che possiamo definire la morale, il messaggio di fondo. In Stand On It, che rispetto alle altre due citate è obiettivamente un episodio liricamente inferiore, Springsteen esprime l’incitamento ad alcuni personaggi di tener duro verso i propri obiettivi. Questi personaggi provengono tutti dalla strada: sono due piloti d’auto e una donna che ha a che fare con il mondo delle corse. Due dei tre personaggi, quelli delle strofe originarie, sono nel bel mezzo del loro sforzo e sono incitati a proseguire strenuamente. Il terzo personaggio, citato nella strofa aggiuntiva di Tracks, è invece l’esempio negativo, colui che non ci ha creduto fino in fondo ed è stato sconfitto. L’unica strofa che si allontana da questo approccio narrativo riguarda Cristoforo Colombo, che viene utilizzato come termine di confronto vincente. Un approccio – se vogliamo – piuttosto retorico, che oltretutto si basa su un errore storico.
Stand On It: l’errore storico
Nel cercare una storia di successo nella quale il suo protagonista ha perseverato convintamente verso il proprio obiettivo, Springsteen cita Cristoforo Colombo, che si è messo in viaggio e ha scoperto l’America. Sappiamo bene che, al di là dell’aver insistito con il proprio equipaggio perché e esistesse dopo un lunghissimo e provante viaggio, Colombo sbagliò obiettivo. L’italiano scoprì la futura America, cercando in realtà l’India. Un fatto che lo stesso Bruce cita nei primi versi di quella strofa. L’errore sta più avanti: Bruce racconta che il navigatore genovese non sarebbe mai partito dall’Italia se la regina Isabella non l’avesse incitato dalla costa. Quella era però la costa portoghese: Cristoforo Colombo era partito dall’Italia per raggiungere il Portogallo, ma non era dalle coste dell’Italia che la regina portoghese l’avrebbe incitato. Più in generale, le difficoltà del lungo viaggio e l’aver completamente sbagliato meta con la casuale scoperta dell’America sono cose che Colombo scoprirà a viaggio in corso o già avvenuto, non ne era consapevole quando la regina Isabella lo stava incitando alla partenza. In sintesi, benché sia chiaro il messaggio di fondo, l’errore storico è piuttosto grossolano.
Stand On It: dal pianoforte alla pedal steel guitar
Come detto, Stand On It è una vorticosa canzone dalla ritmica rockabilly. La sua versione originaria, più veloce e in pieno E Street sound, è costruita intorno alla parte di pianoforte, alla quale provvede l’eccellente tecnica di Roy Bittan. La versione finita sul lato B di Glory Days, probabilmente per una logica commerciale, era molto breve e finiva in sfumato. La versione, sempre registrata negli anni ’80 che poi finirà su Tracks, aveva una strofa in più e il finale secco, tipico dei brani rockabilly. La versione alternativa che Springsteen ha nuovamente registrato nel 1995 per Somewhere North Of Nashville ha un deciso tocco country, pur mantenendo il tiro ritmico rockabilly. Oltre a essere più lenta, questa versione è dominata dalla pedal steel guitar di Marty Rifkin che si prende lo spazio che era del pianoforte, comunque presente in un ruolo comprimario. Dal punto di vista della struttura, la versione country torna a replicare quella del lato B di Glory Days, più corta sia per la strofa in meno, sia per il finale sfumato.
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Ascolta Stand On It (da Tracks)
Ascolta Stand On It (da Tracks II)
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