Recensione Streets Of Philadelphia Sessions, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Streets Of Philadelphia Sessions è il secondo dei sette lost albums che formano la raccolta Tracks II di Bruce Springsteen, pubblicata nel 2025. L’album prende il nome dalle sessioni di registrazione che Springsteen intraprese, accompagnato solamente dal tecnico del suono Mike Batlan, a Los Angeles tra il 1993 e il 1994. Le sessioni originarono dall’incisione di Streets Of Philadelphia, brano che entrerà nella colonna sonora del film Philadelphia di Jonathan Demme e porterà a Springsteen l’Oscar per la migliore canzone originale. Queste registrazioni vennero portate su nastro nella sala d’incisione che l’ingegnere del suono Toby Scott allestì per Springsteen nella casa che aveva acquistato nella megalopoli californiana. Springsteen portò alle Streets Of Philadelphia Sessions le bozze di circa venti canzoni, la metà delle quali vennero completate nella seconda metà del 1994 per fare parte di un album ormai pronto per essere lanciato. Un album che non verrà mai pubblicato, se non proprio nel 2025 nella raccolta Tracks II. Alla seconda parte delle Streets Of Philadelphia Sessions parteciparono alcuni musicisti che integrarono con i loro contributi alcuni dei brani registrati da Springsteen in autonomia. Soltanto tre canzoni, seppur masterizzate, rimasero nella forma arrangiata da Springsteen con loop, drum machine, sintetizzatori e chitarre.

Streets Of Philadelphia Sessions: nuove situazioni

Esattamente dieci anni dopo le prime registrazioni solitarie che avevano prodotto i brani ora rientranti nelle L.A. Garage Sessions ’83, Springsteen ripeté l’esperienza. C’erano, però, alcune differenze sostanziali. Intanto, la situazione personale. Allora Bruce era solo anche nella vita e fuggiva in California. Voleva affrontare, in una sorta di regime auto-imposto di isolamento, un periodo di instabilità legato a fattori depressivi e alla difficoltà di accettazione del nuovo status di rockstar. Ora, invece, Bruce risiedeva in California con la moglie Patti Scialfa e aveva già dato alla luce due dei tre figli. Nonostante i disturbi mentali restassero presenti, Springsteen stava vivendo un periodo di relativa serenità, con una relazione coniugale finalmente stabile e la gioia immensa della paternità (cantata in Living Proof da Lucky Town). Questa considerazione rende ancora più interessante l’analisi dei brani che Bruce scrisse in quel periodo (ne accenno più avanti). Una seconda notevole differenza rispetto a dieci anni prima era la nuova tecnologia che Toby Scott mise a disposizione di Springsteen. A differenza dei tempi di Nebraska e delle L.A. Garage Sessions ’83, l’artista era in grado di registrare brani che, una volta mixati e masterizzati, avevano la qualità di canzoni definitive e non di provini casalinghi. Ma le novità tecnologiche non si limitavano alla qualità d’incisione.

Streets Of Philadelphia Sessions: un nuovo metodo di composizione

La drum machine e la possibilità di registrare su più tracce con sovra-incisioni erano già tecnologie consolidate per Springsteen. Con esse non aveva soltanto registrato Nebraska e le canzoni delle L.A. Garage Sessions ’83, ma aveva poi inciso buona parte del successivo Tunnel Of Love. Quello che, invece, rappresentò una novità per Bruce era l’utilizzo dei loop e dei campionamenti. I loop, in particolare, erano sequenze di ritmi e di suoni che potevano essere utilizzati in modo ripetuto e andare così a formare l’ossatura ritmica e armonica di una canzone. Springsteen, così, modificò drasticamente il suo metodo di composizione. Non più scrittura e composizione alla chitarra o al pianoforte, con successiva presentazione della bozza alla band in studio per la costruzione degli arrangiamenti. Nemmeno la registrazione in autonomia di demo artigianali da consegnare ai musicisti e ai produttori. Ora abbozzava il testo di una canzone, poi si metteva alla tastiera e al computer e costruiva in autonomia gli arrangiamenti su cui applicava il testo, costruendo le metriche più adatte. Soltanto allora, inseriva anche le parti di chitarra e gli eventuali controcanti. A quel punto le canzoni erano sostanzialmente pronte, salvo che Bruce volesse integrare quelle versioni con l’apporto di altri musicisti. Come è successo proprio nella seconda metà del 1994, quando Bruce coinvolse tre categorie di musicisti. Zachary Alford (batteria), Tommy Simms (basso) e Shane Fontayne (chitarra) lo avevano accompagnato in tour nel 1992/93. Larry Corbett (violoncello) e David Campbell (viola) parteciparono una tantum alla registrazione di Something In The Well. La stessa cosa fecero Patti Scialfa, Soozie Tyrell e Lisa Lowell per i cori di One Beautiful Morning.

L’album non esce

A differenza delle L.A. Garage Sessions ’83, le Streets Of Philadelphia Sessions furono affrontate da Springsteen con un obiettivo: pubblicare un nuovo album. Alla fine del 1994 l’album era pronto e si sarebbe intitolato Waiting On The End Of The World, dal titolo di una delle dieci canzoni che lo componevano. L’album era addirittura già stato mixato e masterizzato da Bob Clearmountain. Eppure, tutto fu bloccato. I motivi furono sostanzialmente tre. Il primo aveva a che fare con i temi dominanti dell’album. La quasi totalità delle canzoni trattava di relazioni tra uomini e donne. Sarebbe stato il quarto album consecutivo che verteva su quei temi dopo Tunnel Of Love, Human Touch e Lucky Town. Il secondo motivo riguarda sempre le tematiche delle canzoni. Le relazioni amorose narrate erano per lo più problematiche, quando non ormai finite. Springsteen stesso lo definisce a dark album, un album oscuro. A differenza dei tre dischi precedenti, che avevano sempre una decisa connessione con l’esperienza personale del loro autore, questo album sarebbe stato decisamente in contrasto con la solida situazione sentimentale e familiare di Bruce in quel periodo. Infine, il terzo motivo non ha a che vedere con temi e aspetti musicali, ma con una novità che tanti fan del Boss attendevano. Bruce aveva richiamato in studio la E Street Band: in occasione della pubblicazione della sua prima raccolta Greatest Hits, voleva completare la tracklist con alcuni brani inediti registrati con la band. Insieme a Murder Incorporated, Blood Brothers e la già nota ma allora ancora inedita This Hard Land, registrarono Secret Garden e Waiting On The End Of The World, entrambe provenienti dalle Streets Of Philadelphia Sessions. Soltanto la prima entrò nella tracklist della raccolta.

Streets Of Philadelphia Sessions: un concept album (1)

Quello che avremmo potuto annoverare tra gli album ufficiali di Springsteen con il titolo Waiting On The End Of The World e che invece, nel rispetto della anagrafica ufficiale, continueremo a chiamare Streets Of Philadelphia Sessions, può essere definito un album concept. Lo è dal punto di vista musicale. È stato definito l’album hip-hop di Springsteen per la presenza di ritmiche e suoni provenienti da quel genere, in particolare per l’uso dei loop e di suoni campionati. In realtà, le dieci canzoni che lo compongono appartengono a generi diversi. Passiamo dal techno-pop di Blind Spot, Maybe I Don’t Know You, We Fell Down, Between Heaven And Earth e Secret Garden a ballate più tradizionali, almeno in termini di ritmica, come Something In The Well, The Little Things, Waiting On The End Of The World e The Farewell Party. Qualcuno, infatti, ha definito l’album sul genere folk contemporaneo. Il rock ritmato, tendente al disco-pop, di One Beautiful Morning fa poi storia a sé. Eppure, si può dire che Springsteen trovi in quest’album un motivo comune: la ricerca di un nuovo sound basato su armonie elaborate di sintetizzatori e chitarre. È ciò che aveva fatto, sorprendendo tutti, con la canzone Streets Of Philadelphia, che aveva dato origine alle sessioni.

Streets Of Philadelphia Sessions: un concept album (2)

Troviamo l’idea del concept album anche e soprattutto nelle liriche. In continuità con Tunnel Of Love e Human Touch, Springsteen si soffermò sui problemi che colpiscono le relazioni sentimentali e portano spesso al loro epilogo. In alcuni casi emerge chiaramente la responsabilità di un elemento della coppia: il protagonista maschile in Blind Spot, Maybe I Don’t Know You e Something In The Well, la figura femminile in The Farewell Party. In altri casi è una commistione di errori ed influenze reciproche, ma anche esterne alla coppia, a condizionarne il destino (Waiting On The End Of The World, We Fell Down). Ci sono però anche momenti diversi, pur sempre nell’ambito di relazioni tra uomo e donna. Between Heaven And Earth è l’elogio alla coppia come disponibilità a lottare insieme per la propria unione. Secret Garden loda mirabilmente una donna che sa attrarre e concedere, ma mantiene irraggiungibili alcuni elementi strettamente personali. The Little Things canta della sessualità come elemento di leggerezza e di sollievo, anche quando non legata a una liaison sentimentale. Anche sul lato lirico, fa storia a sé One Beautiful Morning, canzone che Bruce scrisse interrogandosi sulla morte e su ciò che ci aspetta dopo di essa. Sono in effetti temi che, il più delle volte, appaiono distanti dalla situazione reale di Springsteen in quel periodo. Questo fu uno dei motivi che ne provocò la mancata pubblicazione. Eppure, considerando la natura insoddisfatta di Bruce, nonché i problemi conclamati che lo affliggevano a livello psichico, non è difficile vedere lui nelle vesti di alcuni dei protagonisti dei brani. Il riferimento particolare è a Something In The Well, a mio parere con The Farewell Party il miglior brano dell’album. In questa canzone vedo nitidamente Bruce nella parte dell’uomo che sigilla il pozzo dei suoi problemi e vive a lungo tenendoli nascosti, e la moglie Patti in colei che arriva e lo induce a scoperchiare il pozzo per risolverli.

 

Dario Migliorini

 

Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!

 

Condividi questo articolo

Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati