Recensione Sugarland, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Sugarland è la quinta traccia dell’album L.A. Garage Sessions ’83, il primo disco di Tracks II – The Lost Albums di Bruce Springsteen. Anche Sugarland, come Follow That Dream, è già ampiamente nota ai fan più attenti di Springsteen, in quanto alcune versioni, tutte provenienti dalle sessioni californiane del 1983, sono state caricate sui diversi bootleg da collezionisti. La canzone è una ballata a ritmo moderato che ricorda, nelle sue sonorità semiacustiche, altri brani già pubblicati sulla prima raccolta Tracks come Frankie, Rockaway the Days e Man At The Top. Tutti gli strumenti sono accreditati a Bruce Springsteen, che per la batteria si serve di una drum machine. Bruce lavora sulle chitarre acustiche in doppia veste. Da un lato esegue una semplice ritmica, dall’altro si sposta sui tasti alti dello strumento per abbellire con alcuni riff sul motivo principale. Ma il richiamo di Sugarland al sound che Springsteen ha spesso inseguito in quel periodo di sperimentazione in solitudine è dato soprattutto dalle tastiere, che entrano a canzone in corso per dare ulteriore dinamica a brano in corso, all’unisono con la chitarra.

Sugarland e il lavoro della terra

Anche in Sugarland, come in Don’t Back Down On Our Love, Springsteen torna ad ambientare la storia nell’Ovest degli Stati Uniti. Sugarland è infatti il nome di una città del Texas immersa nelle infinite praterie americane. È lì che un agricoltore, a causa del ribasso dei prezzi, non vende il proprio raccolto ed entra in una seria crisi economica. Sono difficoltà che travolgono anche la sfera familiare. Il protagonista, infatti, è padre e la moglie, proprio in quel periodo, dà alla luce un altro figlio. L’uomo, però, non riesce a reagire alla disperazione e passa le ore al bar, sperando in una svolta del mercato cerealicolo che non arriva. Una situazione che – si dispera l’uomo – porterà tutti alla rovina. È una vicenda che trova spunto dalle gravi crisi del settore agricolo durante la Grande Depressione, sull’onda dei romanzi di John Steinbeck e i racconti di Flannery O’Connor. Ma, come è successo in The Ghost Of Tom Joad, Bruce trasporta quei temi epici anche all’attualità, con le crisi cicliche che spesso colpiscono l’agricoltura, tra speculazioni sui prezzi e precarietà di lavoro.

Speranza e disillusione

Sugarland e il suo convincente testo nel pieno storytelling, sembrano collegarsi a un’altra canzone che si fonda sulle stesse premesse. Una canzone che Springsteen aveva scritto proprio in quel periodo. In This Hard Land, infatti, troviamo un giovane agricoltore il cui seminato non dà frutti, in questo caso a causa della siccità. C’è però una differenza fondamentale. This Hard Land è una canzone di speranza: il protagonista si dà una scossa e decide di partire in cerca di nuova fortuna con l’amico Frank. Il verso “stay hard, stay hungry, stay alive” (tieni duro, sii affamato, resta vivo) è l’emblema di questo ottimismo. In Sugarland il protagonista è invece sconvolto dalla situazione e dalla disperazione che ne consegue. Gli ultimi versi della canzone, infatti, vedono l’uomo giurare di dare fuoco a tutto il suo raccolto, qualora la situazione non trovi una veloce soluzione. Un parallelo importante, dunque, perché mette in contrasto la reazione ottimistica, nella quale l’uomo cerca attivamente una svolta, alla posizione di attesa passiva, in cui l’uomo spera nel verificarsi di un evento esterno. Entrambe le canzoni hanno uno stile folk-rock con qualche inflessione country. Ed entrambe sono rimaste nel cassetto per anni. Ma This Hard Land vi è uscita molto prima, addirittura in due splendide versioni registrate da Bruce con la E Street Band.

Leggi la traduzione

Ascolta Sugarland

 

Dario Migliorini

 

Se ti è piaciuto questo articolo commentalo e condividilo sui tuoi profili Social!

 

Condividi questo articolo

Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati