Raramente il primo singolo di una rock band è diventato un classico conosciuto in tutto il mondo. Più spesso quel primo brano resta una chicca per i fan più accesi. A meno che quella canzone non sia Sultans Of Swing e quella band non portasse il nome di Dire Straits. Questa perla, che diventerà una maratona rock nelle versioni dal vivo, venne lanciata nel 1978 e inserita nel primo disco Dire Straits. Dopo un tentativo che non intercettò i favori del grande pubblico, il secondo lancio di Sultans Of Swing, pochi mesi dopo, colpì nel segno. La band e il suo indiscusso leader, Mark Knopfler, furono catapultati in un attimo nel firmamento del rock. Nel 1978 eravamo in pieno boom della disco-music e il rock era dato per agonizzante. Lo tenevano vivo il metallo pesante, l’ondata punk dei Clash e dei Sex Pistols e la “resistenza” di grandi autori come Bruce Springsteen e Neil Young). In quella situazione l’arrivo dei Dire Straits e di Sultans Of Swing fu un vero squarcio nel panorama rock.
Quella sera in un pub di Londra
Al di là della sua bellezza musicale, Sultans Of Swing (leggi qui la traduzione) incanta anche per il suo testo. Non è una canzone d’amore, non parla di strada o di malessere, di droga o di sesso. Non contiene messaggi di protesta, né voli alti sui destini dell’umanità. È invece una piccola storia di una serata qualsiasi nei sobborghi meridionali di Londra. Il protagonista, dovendosi riparare dalla pioggia, decide di entrare in un club, attratto dalla musica che sente arrivare dall’interno. Si scoprirà che la storia fu ispirata da un fatto realmente accaduto a Mark Knopfler. Fu proprio lui, infatti, che nel ‘77 visse quell’esperienza a Deptford, sobborgo sulla sponda sud del Tamigi. Una band di musicisti dilettanti stava suonando musica tradizionale per pura passione e senza velleità di successo. Non c’era pubblico, se si eccettuano i gestori del club e un gruppo di ragazzi che, rumorosi e ubriachi, nemmeno ascoltavano la band. E successe davvero che, al termine del concerto, il cantante rivolse il proprio saluto a quella “folla invisibile”, presentando la sua band come i Sultani dello Swing. Così Mark Knopfler tornò a casa e iniziò a scrivere la canzone. Inizialmente utilizzò una chitarra acustica, ma trovò l’illuminazione per l’armonia e per il motivo musicale principale quando imbracciò la sua Fender Stratocaster.
Il premio alla voglia di esprimersi
Mark Knopfler riferì che c’era un profonda distanza tra l’altisonante nome della band e la qualità della loro esibizione. Era semplicemente un gruppo di amici che si ritrovava la sera, dopo il lavoro, per strimpellare qualcosa in un club di periferia, poco frequentato e certamente di scarso richiamo. Ma in Sultans Of Swing Knopfler volle apprezzare lo sforzo che quei musicisti stavano compiendo, nella volontà di esprimere qualcosa di loro stessi tramite la musica. Come altre volte nella sua produzione, il musicista intese cantare la vita ordinaria della gente, che si dà da fare non per un obiettivo economico o per la celebrità, ma semplicemente per sentirsi realizzata, anche in circostanze difficili. Così il testo di Sultans Of Swing eleva la qualità di quei musicisti: suonano il Dixieland in due quarti, senza particolari virtuosismi, ma conoscendo bene gli accordi che devono eseguire. Harry, uno dei Sultani, “sa suonare l’Honky Tonk come qualsiasi altra cosa”.
L’omaggio alla musica delle radici
Ne risulta un sentito omaggio alla musica della tradizione, specie quella americana, e ancora più precisamente quella del sud degli Stati Uniti: il Dixieland, ma anche il Creole, l’Honky Tonk e, più in generale, il “contenitore” di tutti questi rivoli musicali, vale a dire il Jazz. Quel Jazz che i giovani, attratti dal rock, dalle chitarre fiammanti, dagli assoli da virtuosi e dallo spettacolo sul palco, non sapevano apprezzare. Il Jazz, e tutto il resto della musica delle origini, diventa così il modo per sentire la musica fino al profondo del proprio animo. Il Dixie, genere lanciato negli anni ’50, prevede che la chitarra venga suonata in modo molto veloce e che il musicista suoni simultaneamente la parte di chitarra e quella di basso. L’Honky Tonk proveniva in parte dal ragtime e in parte dal country, fondendo musica bianca e musica nera. Il Creole, nella Louisiana di New Orleans, contemplava l’uso pesante degli strumenti a fiato. Un autore, in particolare, sembrò correre nella testa di Mark Knopfler: Alan Freed. Pur suonando il trombone in una swing band che, guarda caso, si chiamava Sultans Of Swing, Freed fu accreditato per aver coniato nei primi anni ’50 il termine Rock’n’Roll.
UN LEGGENDARIO ASSOLO
Sultans Of Swing è una ballata rock a tempo veloce che si sviluppa sull’eccellente lavoro ritmico di Pick Whiters. Il batterista lavora sul charleston in controtempo e dà alla ritmica un andamento del tutto particolare. I quasi sei minuti di canzone corrono su questo ritmo senza soste e con pochissimi stacchi o rullate, così come la linea di basso di John Illsley lavora su scale semplici e lineari. Mentre David Knopfler accompagna con mani molto veloci alla chitarra ritmica, a fare la differenza assoluta è Mark Knopfler con la sua originale ed eccellente tecnica. Il cantante e chitarrista di origine scozzese non usa il plettro, ma le dita anche con la mano destra. Inoltre utilizza in abbondanza il fill, sua prerogativa peculiare, per rispondere al suo stesso canto con i riff chitarristici. Questo consente alla canzone di avere una sorta di doppia linea melodica. Poi arrivano, splendidi e caratterizzanti, i due assoli prima e dopo l’ultima strofa. Il primo si appoggia sul giro armonico della strofa, il secondo sul giro di accordi su cui è costruito il tema musicale. Così l’apparente monotonia ritmica della canzone viene squarciata da una performance chitarristica tra le più belle, con una parte finale velocissima, quasi vorticosa.
Le versioni rock dal vivo
L’addio precoce di Pick Whiters ai Dire Straits portò poi la band a modificare la resa del brano: Terry Williams, batterista più muscolare in pieno stile rock, contribuirà a dare a Sultans Of Swing una seconda anima, quella più visceralmente live, in versioni che raddoppieranno la loro durata, con un lungo assolo finale di chitarra (dal concerto del Live Aid del 1985 si aggiungerà anche il sassofono). Comparirà anche l’organo, totalmente assente nella versione originale. Nelle versioni live Knopfler confermò (e addirittura incrementò) la sua fama di abilissimo chitarrista, al punto da entrare, lui che aveva approcciato allo strumento con le tecniche più tradizionali prese dal folk e dal bluegrass, nel gotha dei più grandi chitarristi rock di sempre.
Harry & George
Si è molto discusso sui riferimenti nella canzone ai musicisti George e Harry. Con tutta probabilità si trattava di George Young e Harry Vander, chitarristi della band The Easybeats ma legati a doppio filo agli AC/DC (George era il fratello di Angus e Malcolm Young, fondatori della storica band australiana). Per altri commentatori, invece, George rispondeva al cognome di Borowski, un musicista conosciuto dallo stesso Knopfler, ma lo stesso Borowski ha poi escluso di essere lui il riferimento in Sultans Of Swing.
Per comprenderne la grandezza…
- La complessità degli arrangiamenti musicali – Pick Whiters alla batteria ha trascorsi jazz e si sente, la ritmica è sincopata e porta la canzone su altri livelli. David Knopfler è veloce molto tecnico, anche la sua parte rende straordinaria la canzone. Su Mark Knopfler penso non si debba aggiungere altro
- La significatività del testo – a volte non serve scrivere cose epiche per assurgere al capolavoro. Knopfler mette tanto cuore nella celebrazione di una band sgangherata di periferia che però continua a suonare la musica delle radici, quella da cui tutto il resto è arrivato
- La presenza di virtuosismi strumentali – come trasformare una canzone ordinaria in un capolavoro. Ogni singolo musicista suona ampiamente sopra le righe. Se le virtù di Mark Knopfler sono note ed evidenti, giusto ancora rimarcare l’eccezionalità delle altre (specie di quella di Pick Whiters)
- La prestazione vocale – Knopfler ha una voce particolare, su toni bassi, roca e piuttosto nasale. Un po’ dylaniana, forse. Agli esteti del bel canto potrebbe non piacere, ma e una voce molto riconoscibile. E poi… prova del nove: provate a cantarla come lui, se vi riesce…
- L’originalità e la sperimentazione – non c’è vera sperimentazione, ma c’è l’originalità di aver aggiunto tocchi di jazz e di funky sopra un brano rock
- La rilevanza storica – i Dire Straits partono nella carriera senza tastiere, come le punk band, ma il loro intento è fare ancora rock. Con Sultans Of Swing esordiscono con il botto, con la loro breve ma fulgente parabola saranno una delle band più influenti degli anni ’80
- L’intensità emotiva e musicale dell’esibizione live – dal 1983, con Alchemy, in poi la canzone diventerà un lunghissimo brano rock ed entrerà nella leggenda delle grandi performance rock dal vivo. La canzone cambia faccia, la ritmica si fa più trascinante, arrivano le tastiere. Soprattutto Mark Knopfler occupa cinque minuti abbondanti con un assolo di chitarra strabordante. Mentre il punk nega la figura del guitar hero, Mark Knopfler la esalta, diventandone un’icona, anche grazie a questo assolo eccezionale.
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