Sunliner è la nona traccia dell’album Twilight Hours, il sesto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. Si tratta di una canzone che porta Bruce a riabbracciare il country-western. Lo ha fatto anche in High Sierra, ma in quel caso in una veste più orchestrale. Sunliner, invece, è una ballata dal ritmo andante, costantemente battuta sul bordo del rullante, che torna alle sonorità country-western più essenziali. A dominare il suono è la pedal steel guitar, come era già avvenuto negli anni ’90 con il lost album Somewhere North Of Nashville e in quegli anni in alcuni episodi di Western Stars. Un brano che lascia traccia di sé per la bella melodia, ma anche per l’eccellente prova vocale di Springsteen, che conferma di saper modulare la propria voce, fino a un notevole falsetto. Con Sunliner, inoltre, Bruce canta nuovamente di un uomo che aspira a tornare a casa, cercando luce e amore. Senza dubbio, canta di se stesso.
Sunliner: la voglia di casa e amore
Un uomo la cui vita è stata tratteggiata dal continuo spostamento, sente che è il momento di fermarsi e di tornare a casa. In un testo breve ma significativo, conosciamo un uomo che ha vagabondato per lavoro, pensando costantemente all’agenda, agli impegni, alla costruzione di un futuro. Un uomo che, avendo spesso dormito in auto lungo i binari della ferrovia o sotto le stelle, oggi vuole tornare da chi lo ama. “Sono finite le strade che gravano sulla mia anima“, canta Bruce, esprimendo il desiderio del protagonista di fermarsi per godere appieno dell’amore della donna che lo aspetta, del calore del luogo delle sue origini. Per far questo si rivolge alla sua auto, una Ford Sunliner, perché lo riporti là, da dove era partito. L’auto è un celebre modello convertibile ormai divenuto d’epoca, considerando che, nei suoi due modelli Fairlane e Galaxy, è stata prodotta dal ’52 al ’64. Il protagonista, quindi, potrebbe essere un uomo di tempi passati, oppure un uomo contemporaneo che viaggia su una vecchia auto. Sicuramente proviene da zone rurali, dove tipicamente “i cieli si spalancano“. A suggerire questo dettaglio logistico provvede inevitabilmente anche il genere musicale, quel country-western che Bruce ha adottato per accompagnare la storia.
Sunliner: la strada e i palchi
Sebbene i riferimenti citati lascino pensare al protagonista come a un uomo proveniente da ovest e appartenente a epoche passate, in Sunliner è possibile riscontrare tratti dello stesso Springsteen. Non è un approccio esplicitamente autobiografico, tuttavia c’è un forte legame di scelte e destini. Intanto, l’uomo che vagabonda in giro per il suo Paese richiama inevitabilmente proprio lui, Bruce, uno dei più assidui frequentatori di sempre dei palcoscenici e, di conseguenza, anche di strade americane. Un secondo indizio è la citazione di una donna e una canzone. L’uomo ha a casa una donna che lo aspetta, con la quale vuole condividere una canzone, quindi musica. Considerando che spesso Bruce ha viaggiato in tour senza la moglie Patti, a sua volta cantante ma anche madre dei suoi tre figli, questo indizio sembra tutt’altro che casuale. Un terzo elemento, più sottile ma a mio parere molto forte, è il riferimento al buio che negli ultimi versi si trasforma in luce. Un riferimento che può essere accostato alla situazione di Bruce in termini di disturbi mentali. Il buio è quello dei suoi momenti più difficili nella lotta contro la depressione, la luce è portata dalla presenza di Patti al suo fianco e dal calore del focolare domestico.
Sunliner e il legame con Hello Sunshine
Il tema di uomini difficili e di donne forti dal valore salvifico al loro fianco è ricorso spesso in Springsteen, soprattutto in quella fase. Un tema nel quale, conoscendo le sue difficoltà psicologiche e la positiva influenza di Patti Scialfa su di lui, è impossibile non vedere almeno qualche cenno autobiografico. Proprio a quel periodo di scrittura e composizione appartengono Drive Fast (The Stuntman) e Hello Sunshine, entrambe incluse in Western Stars. In Hello Sunshine, in particolare, Springsteen chiede a un raggio di sole di rimanere, essendo stanco di continuare a vagabondare in solitudine. La contiguità di genere musicale e di significati rende Sunliner e Hello Sunshine canzoni davvero molto legate. Drive Fast (The Stuntman) è forse meno immediatamente avvicinabile, ma mi è sempre piaciuto pensare che, dietro allo stuntman di questa canzone, ci sia un alter-ego di Bruce, un uomo di spettacolo. Bruce è la parte in mostra, lo stuntman è per antonomasia il ruolo nascosto, la controfigura. Peraltro anche in questa canzone il protagonista trova un poco di serenità, quando gli si affianca una donna con cui trascorrere il resto dei suoi anni.
Sunliner: il ritorno a Ovest
Insieme a High Sierra, Sunliner è anche la canzone che più riporta verso l’ovest degli Stati Uniti d’America. Dal momento che nel testo Springsteen non fornisce precise indicazioni geografiche, proprio la musica aiuta a intuire che ci siamo spostati nelle campagne dell’Ovest americano. In una ballata a ritmo brillante, nella quale ritmiche e armonie sono fornite interamente dall’accoppiata Springsteen-Aniello, a tornare padrona della scena è la pedal still guitar, tipico strumento country-western, suonato nell’occasione da Marc Muller. Sunliner è quindi una delle canzoni di Twilight Hours che più richiamano lo spirito dominante dell’album Western Stars, di cui avrebbe potuto far parte, sia per i significati che per il taglio musicale. È anzi probabile che, come High Sierra, ne rappresenti una vera e propria outtake.
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