Recensione Terra, album di PG Petricca e Gianluca Giannasso

di Dario Migliorini
Musica Indie

Terra è un album del duo PG Petricca & Gianluca Giannasso. Pubblicato nel 2026, Terra unisce le esperienze di due talentuosi autori e musicisti. Pierluigi “PG” Petricca, abruzzese, è un cantautore e chitarrista specializzato nel blues acustico delle origini. Il musicista vanta una lunga carriera di album pubblicati e di tournée in giro per il mondo. Gianluca Giannasso, pugliese, è un batterista e percussionista che ha suonato con nomi di spicco del blues italiano e internazionale. I due artisti hanno unito le loro forze in un progetto che affianca al blues arcaico del delta del Mississippi il folk tradizionale italiano. Il risultato è Terra, album composto da nove tracce, la quasi totalità delle quali presenta testi nei dialetti di zone dell’Abruzzo e della Puglia. Nella sua apparente semplicità folk, l’album è impreziosito da particolarità di arrangiamento che lasciano il segno. Ne parlo in dettaglio più avanti.

Terra: tradizioni e vita dura

Terra è un concept album, i cui brani scavano nella storia e nei costumi di territori dove, ancora oggi, permangono tradizioni secolari nobili, pur nella loro umile semplicità. In effetti – dichiarano i due artisti – l’album canta la vita “di coloro che lavorano la terra e portano il peso della storia sulle loro spalle“. Tra testi di canti tradizionali, racconti di usanze popolari e religiose, storie di donne e uomini d’altri tempi, le canzoni fanno risaltare un mondo che soltanto apparentemente si è perso nei decenni passati. È invece un mondo vivo e vegeto che, affondando le radici nei solchi più profondi della terra, trova nuova linfa, insieme a generi musicali eterni.

L’amore e il duro lavoro

L’album è introdotto da Ninnella, canzone tradizionale abruzzese che rappresenta un dialogo a distanza tra un uomo innamorato e una donna che rimanda continuamente il loro incontro. La donna sembra però lasciare aperta una speranza per il suo spasimante. Il brano, che mescola il folk italiano al blues, è suonato dai due musicisti alla chitarre, alle percussioni e ai sintetizzatori e ha la particolarità di essere cantata in dialetto fucense da PG Petricca e in dialetto anconetano dalla cantautrice marchigiana Lara Giancarli. Segue Terra, la title-track dell’album, un bellissimo brano strutturato su un arpeggio di chitarra acustica e arricchito dalle percussioni e dalle drammatiche stilettate della chitarra Dobro. Il testo in dialetto fucense, scritto e cantato da PG Petricca, racconta la durezza del lavoro nei campi, dove la terra dura e arida restituisce gramigna e amarezza, ma tra momenti d’amore e momenti di odio, non manca la speranza.

Personaggi felliniani

Un intreccio di country e blues accompagna il brano musicalmente più americano dell’album, insieme a Giovedì Sante. Pasqualine ha una melodia scanzonata, retta da un arpeggio di chitarra acustica e da una ritmica brillante che contempla anche il contrabbasso e una washboard che sa di piena Louisiana. Il brano, scritto e cantato da PG Petricca, narra di un giovane – una figura fortemente felliniana – che si divertiva a toccare le donne che incontrava per strada. L’intervento dell’autorità, che lo riteneva pazzo e come tale lo curò, fino a provare a internarlo, lo trasformò da mascotte a zimbello. Il paese si divise: chi lo vedeva come un pericolo, chi come un mito. Un mito accentuato dalla sua fuga e dalla sua sparizione. Un’altra commovente storia di paese, scritta e cantata in dialetto fucense da PG Petricca, racconta di Maria, una quindicenne lavorante nei campi che venne violentata al tramonto sulla strada verso casa. La ragazza perse così la giovinezza, rimase incinta e l’anno successivo partorì il figlio di nessuno. In contrapposizione alla blueseggiante Pasqualine, Maria rappresenta il lato più folk, con armonie e melodie mediterranee portate dalla chitarra acustica e da un piano elettrico.

Migranti e prostitute

Partire Non Dovrei, brano ancora scritto e cantato da PG Petricca, ha la particolarità di essere l’unico dell’album in lingua italiana. La canzone, un blues che porta dritti al Delta del Mississippi tra arpeggio acustico, contrabbasso e scivolate di slide sulla Dobro, racconta di un doloroso distacco. L’Abruzzo, terra di migranti, ha assistito a tanti addii. Giovani uomini che se ne andavano in cerca di fortuna, lasciando per sempre i loro amori. Un testo metricamente semplice ma molto efficace nel tracciare i dubbi e le lacrime che accompagnano questi dolorosi addii. La canzone successiva, Passi, torna al dialetto fucense, con il quale PG Petricca canta un testo di notevole intensità sulla vita notturna delle prostitute. I passi con i tacchi alti delle squillo arrivano la sera, in cui inizia il lavoro, e se ne vanno la mattina quando, sfinite, quelle donne si ritirano. Un testo accompagnato da una ballata tra il blues e il folk, con una scarna batteria scarna e un bel contrabbasso a produrre la ritmica e con una chitarra acustica che arpeggia virtuosa. Intervengono anche i sintetizzatori per un intermezzo che trasmette una sensazione sinistra.

Tradizioni religiose e popolari

Un divertente brano blues con forti inflessioni country, in cui compare anche l’armonica a bocca, accompagna il racconto di una tradizione marsicana tra il sacro e il profano. Il Giovedì Sante, giorno che dà il titolo alla canzone in dialetto fucense, gli uomini più ricchi del paese di Luco dei Marsi partecipano a un’asta per aggiudicarsi i ruoli più in vista nella processione del Venerdì Santo. Così l’aspetto religioso è quasi profanato da una venalità materiale che conquista tutti, dal parroco ai ricchi contendenti, fino alle donne adulatrici. Di tradizione in tradizione, Ninna Nanna canta a mo’ di nenia nel dialetto locale una filastrocca diffusa nell’aquilano. PG Petricca sceglie di accompagnarla con un lungo brano blues, strutturato sopra percussioni e un arpeggio di chitarra basato su un accordo minore che si ripete ossessivo. Un arrangiamento che imprime alla canzone il senso di paura che il testo della filastrocca incute al bambino, tra lupi e streghe, santi e demoni.

I pensieri oscuri della fatica

Chiude l’album l’unico brano scritto da Gianluca Giannasso, cantato dallo stesso nel suo dialetto, quello di Torremaggiore, Foggia. Pzir Nir (Pensieri Neri) è una bellissima canzone strutturata su una sequenza di due accordi in arpeggio di chitarra che danno il senso del tempo che scorre lento. Su di esso si inseriscono la trama vocale e un sintetizzatore che simula il suono acuto di un vibrafono e quello più oscuro di un piano elettrico. Il breve testo torna sul lavoro della terra e sull’aspra durezza della vita nei campi, là dove il sole cocente rende le giornate interminabili e la fatica insopportabile. “Con la voce secca non puoi parlare, con i pensieri neri non ti riesce di dormire” recita il testo nei versi finali della canzone e di tutto l’album.

Terra: un ponte tra la Marsica e New Orleans

Nell’album Terra i due autori e musicisti PG Petricca e Gianluca Giannasso lavorano proficuamente sul lungo, incredibile ponte che lega le vallate appenniniche del Centro Italia al blues del delta del Mississippi. Ne risulta un album in cui le chitarre di Petricca sanno ora di Mediterraneo, quando le ballate si fanno più melodiche, ora del grande fiume americano, quando intervengono la Dobro e lo slide. Le percussioni di Giannasso, che suona anche le parti di sintetizzatore, sembrano invece dare al sound complessivo un sapore etnico, quello di una musica di luoghi sperduti e lontani. Completano la line-up nella lavorazione musicale dell’album il contrabbassista Federico Ullo, che dà manforte alle percussioni in Pasqualine, Partire Non Dovrei, Passi e Giovedì Sante, e Gianluca Cavalera all’armonica a bocca, ancora in Giovedì Sante. La voce ruvida e baritonale di PG Petricca, che canta otto delle nove canzoni, è accompagnata da Lara Giancarli in Ninnella, mentre Gianluca Giannasso interpreta vocalmente, con il suo timbro meno ruvido ma altrettanto magnetico, la sua bella Pzir Nir.

Terra: le tracce

 

Leggi anche: Tempo Doppio, album di Lara Giancarli

 

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

2 Commenti

  1. Germano

    Bella recensione. Il disco è effettivamente molto bello
    ed interessante, direi un miracolo
    per i giorni nostri…

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    • Dario Migliorini

      Trovo interessanti tanti spunti, sia sul lato musicale sia nei testi e nei significanti. La storia di Pasqualine è stupenda, come la dissacrazione del giovedì santo.
      Da quando recensisco la musica indipendente, e ormai sono più di 20 album, ho trovato tanto materiale davvero buono. Se ti capita, leggili e ascolta gli album. Continua a seguirmi

      Rispondi

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