Recensione The Klansman, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

The Klansman è la quindicesima traccia dell’album L.A. Garage Sessions ’83, il primo disco di Tracks II – The Lost Albums di Bruce Springsteen. Da tempo Springsteen stava leggendo alcuni classici della letteratura americana. In particolare stava concentrando l’attenzione sulle ingiustizie sociali che, già nei pimi del ‘900, stavano impoverendo le classi sociali più umili, a cominciare dai contadini. Nel frattempo, aveva anche sviluppato una sua coscienza politica, che era sfociata nella partecipazione all’istanza antinucleare (con la partecipazione a No Nukes ’79 e la composizione della stupenda Roulette) e nel sostegno ai reduci del Vietnam (che culminerà con la pubblicazione di Born In The U.S.A.). The Klansman si inserisce in questo suo nuovo coinvolgimento socio-politico, ma da un’angolatura completamente diversa. Intanto perchè la canzone si ambienta in un’epoca passata e non si concentra su un evento che allora rappresentava l’attualità. E poi perché, con la vena da storyteller che gli è consona, Bruce non scrive The Klansman come canzone di veemente protesta. Con essa racconta una storia, nella quale il giovanissimo protagonista si ritrova coinvolto e sulla quale in qualche modo è chiamato a decidere.

The Klansman e il Ku Klux Klan

Già dal titolo, ma ancora più chiaramente dal testo, si capisce che Springsteen stia facendo riferimento al Ku Klux Klan, il tristemente famoso movimento dalla storia ormai bicentenaria, caratterizzato da principi di ultranazionalismo, razzismo, antisionismo e omofobia. In realtà il KKK ha avuto una storia molto articolata. Sicuramente Springsteen non fa riferimento al primo Klan, quello che nacque nell’800 con obiettivi encomiabili come l’assistenza alle vedove dei soldati che morirono nel susseguirsi di guerre che interessarono gli Stati Uniti. Giunto il ‘900, il KKK diede avvio a una seconda fase della sua storia, quella più tristemente nota, che arrivò fino alla Seconda Guerra Mondiale. In quell’epoca il Klan raggiunse la sua massima popolarità, specie negli Stati del Sud, e l’esplosione della massima violenza, quando teorizzò che minoranze come gli ex schiavi afro-americani e i ricchi mercanti ebrei privavano la fascia bianca più povera del lavoro e delle loro proprietà. Il KKK conobbe infine una terza fase, quella che seguì il secondo conflitto mondiale. Da allora in realtà il movimento si è sfaldato in tanti piccoli fenomeni locali, perdendo forza. Una fase generalmente meno drammatica, grazie anche alle grandi conquiste sociali e alla progressiva emarginazione dei sussulti razziali. Tuttavia, si rilevarono ancora localmente episodi particolarmente violenti di razzismo, antisionismo e omofobia.

The Klansman: un ragazzo chiamato a decidere

The Klansman affronta il tema, partendo da una delle tante piccole storie familiari che si sono ripetute negli anni di massima diffusione del Ku Klux Klan. Il narratore è un uomo che ricorda quando, negli anni della sua fanciullezza, sentì crescere in famiglia l’aspirazione alla supremazia bianca e alla pulizia della Nazione. L’uomo ricorda quando, da ragazzino di dieci anni, subì l’indottrinamento del padre e del fratello, spinti da un rappresentante del Klan che fece visita alla loro famiglia. L’uomo ricorda in particolare i primi incontri che si tennero nella sua zona, durante i quali “alcuni non ascoltarono, altri non si voltarono dall’altra parte”. Springsteen, nella sua grandezza, non ci dice se l’allora ragazzino aderì al Klan o riuscì a starne fuori. Non ci dice nemmeno quale sia la posizione attuale dell’uomo, da adulto mentre narra. La canzone, quindi, presenta il problema e ne favorisce l’analisi, senza “imporre” una posizione ideologica, benché quella dell’autore fosse ovvia.

The Klansman: a quale epoca si riferisce Springsteen?

Per capire se Springsteen facesse riferimento al KKK nella fase tra le due guerre mondiali o a quella più recente, bisogna ricorrere alla sua autobiografia e a un dettaglio del testo. Nella sua autobiografia, ma anche in tante altre pubblicazioni che lo riguardano, si sa che Bruce iniziò a leggere classici americani, tra cui i romanzi di John Steinbeck e i racconti di Flannery O’Connor. Sappiamo quanto queste letture lo abbiano influenzato nella formazione di una sua coscienza sociale e nella composizione delle sue canzoni (in particolare quelle di Darkness On The Edge Of Town e di Nebraska). Questo fatto ci indica che, con tutta probabilità, anche The Klansman trovi ispirazione in quelle letture e faccia quindi riferimento alla storia del Klan tra i due conflitti mondiali. Ne abbiamo conferma da un dettaglio del testo. C’è infatti un riferimento geografico e, di conseguenza, cronologico: la citazione della Jefferson Highway, grande strada costruita nel 1910 che, partendo dal Canada, univa da Nord a Sud sei Stati della Confederazione: Minnesota, Iowa, Missouri, Kansas, Texas e Louisiana. È dunque in uno di questi Stati, più probabilmente uno di quelli più a Sud, che si ambienta la storia narrata dalla canzone. Peraltro abbiamo anche un indizio cronologico ancora più preciso: già negli anni Venti del secolo scorso la Jefferson Highway fu sostituita, anche nella denominazione, da un nuovo sistema stradale. Dobbiamo quindi concludere che il protagonista della canzone sia un uomo nato nei primi anni del ‘900 e che la sua narrazione da adulto risalga a diversi decenni dopo.

The Klansman: un organo new wave

Dal punto di vista musicale The Klansman rientra nel novero delle canzoni che hanno visto Springsteen sperimentare un genere non tipicamente suo. Qualcosa che prendeva spunto dagli anni ’60, ma abbracciava i nuovi generi dei primi anni ’80 in uscita dall’ondata punk-rock. In questo caso il post-punk fa da di riferimento per la struttura relativamente semplice del brano e degli arrangiamenti: una batteria costante, un basso battente e una chitarra ripetitiva che ha solo una funzione ritmica. Anche la sezione vocale è senza fronzoli, non prevedendo controcanti e altri vocalizzi. A rendere decisamente sperimentale per Springsteen la canzone è l’utilizzo delle tastiere con suoni carichi di effetti, quasi a richiamare il Mellotron, il Minimoog, il Prophet e altri sintetizzatori che si sono diffusi nel decennio precedente. A un organo più cupo che accompagna buona parte della canzone, si sovrappone un sintetizzatore con un suono che sfiora la distorsione, soprattutto quando le dita di Springsteen si portano sulle note più alte.

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Ascolta The Klansman

 

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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