Two Of Us è la terza traccia dell’album Twilight Hours, il sesto dei sette Lost Albums rientranti nella raccolta di inediti Tracks II di Bruce Springsteen. Altro brano che riconduce alle sonorità pop orchestrali a cui anche Western Stars fa riferimento, Two Of Us può essere considerata musicalmente un alter-ego di The Wayfarer o di Sundown. I suoi arrangiamenti orchestrali e i suoi accordi dissonanti riportano alle ambientazioni musicali di quei brani, specie del primo. Peraltro, curiosamente questa ballata parte con un’inattesa batteria campionata che, nell’incedere della canzone, viene sostituita o almeno integrara dalla batteria acustica. Sul lato tematico, c’è invece una decisa virata dalla tristezza di un amore finito o mai iniziato verso la serenità di un amore presente. Che Two Of Us possa rappresentare un brano dalla forte valenza autobiografica ne è una diretta conseguenza. O almeno un indizio molto forte.
Two Of Us: l’impatto di un sorriso
Quello che troviamo in Two Of Us è un uomo – in una logica autobiografica il suo stesso autore – serenamente affiancato da una donna. Una situazione decisamente più positiva rispetto alle due canzoni di apertura di Twilight Hours, Sunday Love e Late In The Evening. La ragione di tutto è proprio nella presenza di una donna. Qui, infatti, a differenza della donna agognata in Sunday Love e della donna perduta in Late In The Evening, troviamo non soltanto una donna presente, ma soprattutto una donna che ha cambiato le prospettive e lo stato d’animo del suo uomo. Prima erano solamente chilometri da percorrere, lavori da cercare, letti che cambiavano di volta in volta sui quali cercare un po’ di riposo. Prima c’era soprattutto un uomo che camminava a testa bassa. Ora l’arrivo di questa donna lo ha trasformato. Le miglia da percorrere e le città da attraversare hanno tutto un altro significato con lei di fianco. C’è finalmente ottimismo, quantomeno il sorriso di lei esprime la possibilità di proseguire il cammino della vita.
Two Of Us: Bruce e Patti on the road?
L’ipotesi che la canzone sia autobiografica e che la donna decantata in essa sia proprio Patti Scialfa, la moglie di Bruce, è tutt’altro che remota. Del resto, i versi centrali del brano valgono più di un indizio. “Troveremo nel giorno una canzone, questo ci manterrà forti attraverso un altro miglio, un’altra città, ancora un’alba, ancora un tramonto. Non ci arrenderemo.” Nella precedente canzone dell’album, Late In The Evening, in cui le atmosfere e la solitudine dell’uomo rendevano tutto più cupo, si citava una canzone come un sogno, qualcosa di evanescente, di lontano. Ora invece la canzone da trovare insieme e da condividere è quella che accompagna la loro vita insieme. Se considerati congiuntamente, amore, musica e vita nel vocabolario di Springsteen si traducono con un solo nome: Patti. Quindi le miglia da percorrere e le città da attraversare potrebbero rappresentare la tanta strada che Bruce vuole percorrere, auspicando di avere lei al suo fianco. E il riferimento alla canzone lascia intendere e non si parli soltanto della vita sentimentale ma anche di quella professionale. Bruce sembra esprime per se stesso il desiderio che Patti lo accompagni il più possibile sulla strada e sui palcoscenici.
Two Of Us: 6 musicisti, 19 strumenti
Two Of f Us è un nitido esempio di come Springsteen approcci meticolosamente al pop orchestrale. Chiama in studio sei musicisti, lui compreso. Tre di loro si concentrano sul loro strumento: Max Weinberg alla batteria, Kurt Ramm alla tromba e Matt Rollins al pianoforte. Un altro session-man, Jon Brion, suona una delle chitarre e il vibrafono. Ron Aniello si occupa di chitarre e tastiere, ma anche di loops di batteria e percussioni. Resta Bruce che, oltre a cantare, suona di tutto: le chitarre, le tastiere, il banjo, il glockenspiel, la celeste, i loops digitali e le percussioni. Gli arrangiamenti sono ricchi, dunque, e nel corso dei cinque minuti abbondanti provvedono a dare molta dinamica. Batteria e percussioni aumentano di intensità ad ogni passaggio, i suoni di violini e le chitarre contribuiscono a incrementarla. La celesta, il glockenspiel, il vibrafono e la tromba sul finale riempiono e abbelliscono in una pura logica orchestrale. Una logica ottenuta da Springsteen e da Aniello non tanto con il numero dei musicisti impegnati, quanto con i tanti strumenti utilizzati. In assenza di un’orchestra – quanto sarebbe bello sentire questi brani suonati da una vera orchestra – il lavoro di arrangiamento sfrutta appieno le tecniche di sovraincisione e di missaggio.
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