Recensione Unsatisfied Heart, Bruce Springsteen

di Dario Migliorini
Bruce Springsteen | Tracks 2 The Lost Albums

Unsatisfied Heart è la sedicesima traccia dell’album L.A. Garage Sessions ’83, il primo disco di Tracks II – The Lost Albums di Bruce Springsteen. Il brano è la derivazione di un’altra canzone presente nel primo lost album: Fugitive’s Dream. Quest’ultima, in realtà, è presentata in due versioni. La ballad, che Springsteen ha pubblicato come ultima traccia dell’album, si ritiene sia l’originaria. Su di essa l’artista ha applicato arrangiamenti da ballata semi-acustica, come avvenuto in altri episodi delle L.A. Garage Sessions ’83. Poi Bruce, si presume tra marzo e maggio dello stesso anno, ha modificato melodie, armonie e arrangiamenti di Fugitive’s Dream. Ne è scaturita la versione che troviamo alla traccia 7 dell’album. Unsatisfied Heart è un’ulteriore evoluzione, sia musicale che lirica, di Fugitive’s Dream. Infatti, non solo la musica cambia ancora notevolmente, ma il testo ha alcune variazioni, tra cui una sostanziale: l’inserimento di un ritornello, che nell’altra canzone mancava.

Unsatisfied Heart: un cuore insoddisfatto e… affamato

L’inserimento del ritornello ha un indubbio impatto musicale (ne parlo oltre), ma ha anche un effetto sul significato, nonostante si sostanzi in un solo verso, ripetuto più volte. In realtà, questo verso è una domanda che il narratore rivolge ossessivamente a se stesso ma che Bruce rivolge a tutti noi: “Puoi vivere con un cuore insoddisfatto?” Se abbiamo un bisogno sempre maggiore di qualcosa, che siano ricchezza, benessere, possesso, sicurezza, libertà, se non ci sentiamo mai appagati da ciò che abbiamo, possiamo convivere con quel senso di inevitabile insoddisfazione? Oppure ci sentiamo vincolati a qualcosa da cui vorremmo fuggire? Un tema che si lega, anche per il comune utilizzo del termine heart, a Hungry Heart, la sua prima hit commerciale, tratta dall’album The River, che però si portava appresso significati estremamente duri. Come in Unsatisfied Heart, anche in Hungry Heart troviamo un uomo che, a causa del suo cuore affamato e insoddisfatto, se ne va di casa, lasciando moglie e figli. C’è un’evidente sovrapposizione tematica, benché sviluppata con testi totalmente diversi per trama, metrica e lunghezza e nonostante le fortune diametralmente opposte delle due canzoni nella storia della musica.

Unsatisfied Heart: una perla rara

Se il testo è di notevole spessore, mi spingo a dire che sul lato musicale Unsatisfied Heart rappresenti la migliore canzone delle L.A. Garage Sessions e una delle punte più alte dell’intera raccolta Tracks II. Provo a spiegarne i motivi. Intanto, non ci si accorge che la canzone sia stata incisa da Bruce con il solo supporto del tecnico Mike Batlan nella programmazione della drum machine. La complessità musicale della canzone, dalle ritmiche ai suoni, è così elevata da essere tipica di una registrazione a band completa. In realtà c’è chi pensa che, al di là di quanto statuito dai credits dell’album, la versione che ascoltiamo su Tracks II sia arricchita dell’intervento successivo di Max Weinberg e Roy Bittan. Questa eventualità non toglie rilevanza all’attenzione e alla creatività che Bruce ha profuso in questa canzone. Unsatisfied Heart, nei suoi quasi sei minuti di durata, ha diverse anime musicali. Parte con sonorità di folk celtico, grazie alla presenza di un suono di cornamusa sopra la chitarra acustica. Dalla seconda strofa entra una chitarra elettrica gonfia di effetti: un suono che riporta indietro ai Byrds e ai Buffalo Springfield, quindi nel bel mezzo degli anni ’60. Contemporaneamente entra una base ritmica che nelle strofe è ordinaria, ma nei ritornelli diventa sincopata, con un gioco di tom in controtempo che si integra benissimo con l’arpeggio della chitarra elettrica

Unsatisfied Heart: una perla rara (2)

Dalla terza strofa fa il suo ingresso anche un organo che non ha una pura funzione di tappeto, ma esegue contro-melodie, dando alla canzone un tocco di rock psichedelico. La parte soltanto musicata che segue è un altro grande momento musicale. Springsteen assegna a questa parte sequenze di accordi che escono dal tema principale e li gestisce con un mix di chitarre e organi che portano sempre più verso una certa psichedelia in voga tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Un altro notevole elemento che arricchisce la canzone è la sezione vocale. Non soltanto Springsteen incide un controcanto sulla voce principale, ma inserisce cori dall’inciso strumentale in poi. Sono cori solenni, che sembrano spostare il sound verso quel western rock che Springsteen stava cullando durante quel suo sconfinamento californiano. Chitarre, organi e cori portano con grande dinamica verso il finale. Un finale inatteso, perché mai esplorato da Bruce, ma anche geniale. Springsteen utilizza ancora i sintetizzatori, le chitarre piene di effetti e i cori ora più misteriosi per costruire un finale davvero psichedelico, quasi progressive.

Unsatisfied Heart: un giro del mondo musicale

Unsatisfied Heart è una canzone davvero originale, inattesa e, a mio parere, di notevole valore. Unisce il folk celtico alla psichedelia rock, melodie pop con richiami western. Un mix di Doors e Pogues, Byrds e Buffalo Springfield, fino ai Velvet Underground. È comprensibile che la canzone sia rimasta fuori dagli album ufficiali. Con questi arrangiamenti ricchi di sperimentazione non poteva entrare in un album di rock classico con un occhiolino al pop elettronico come Born In The U.S.A.. Del resto, anche se ci poteva stare un album, nel 1983, tra Nebraska e Born In The U.S.A., Springsteen avrebbe avuto l’imbarazzo della scelta tra un album country-folk, un album rockabilly e un album di rock psichedelico con accenti progressive che avrebbe davvero sorpreso. Un album che avrebbe compreso, oltre a Unsatisfied Heart, anche One Love, Fugitive’s Dream, The Klansman e chissà quali altre canzoni mai composte e registrate. O forse sì, con Springsteen non si può mai sapere.

Leggi la traduzione

Ascolta Unsatisfied Heart

 

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Mi presento… … sono Dario Migliorini, nato a Codogno nel 1971 e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio.Amo la musica: il mio riferimento assoluto è Bruce Springsteen. Lo seguo dal 1985, l’ho visto dal vivo più di venti volte (persino a New York) e da tanti anni mi appassionano in particolare i suoi testi. La sua poesia, dovrei dire.

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