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Restless Nights, Bruce Springsteen

Aggiornato il 23 Mag, 2022 | Words and Music |
Restless Nights

Tra le tante perle che Bruce Springsteen scrisse tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni’80, che poi escluse dalle tracklist degli album ufficiali da studio, c’è questa splendida Restless Nights. Registrata nel 1980 per le sessioni di The River, Con Restless Nights Bruce Springsteen attuò un’altra delle dolorosissime esclusioni che vennero poi riportate alla luce solo con la pubblicazione del cofanetto Tracks (1998). Sul lato musicale la canzone è un piccolo gioiello, spesso dimenticato dagli stessi ammiratori di Springsteen. Eppure è uno dei più rappresentativi brani di congiunzione tra Bruce e il punk rock che esplodeva in quegli anni in Inghilterra. E poi Restless Nights ha un testo scarno ma emotivamente forte, che ripresenta un tema dominante in The River: una coppia diventa adulta e deve trovare il modo di convivere con il logorio causato dal tempo e con gli ostacoli posti da una società che sembra remare contro.

NOTTI AGITATE

Restless Nights (leggi la traduzione qui) narra di una coppia che affronta problemi, nuovi e sconosciuti, in contrasto con i sogni alimentati quando l’avventura insieme era iniziata. Un argomento che scorre lungo tutto l’album a cui questa canzone avrebbe dovuto appartenere e nel quale non avrebbe certamente sfigurato. “Un tempo correvamo e vivevamo come una cosa sola”, in un sogno giovanile, tra alberi che sussurravano e fiumi che scorrevano. Un sogno che lui le ha raccontato, mentre la raccoglieva da un letto di pietra. Quasi che il ragazzo, come il protagonista del film che lui stesso sta guardando a tarda notte, si senta il salvatore di una ragazza in difficoltà, in una sorta di parallelo con il saviour (il salvatore) che la Mary di Thunder Road sta aspettando sulla strada. Gli innamorati di quei film sembrano così sicuri di loro, ma in realtà sono “persi in sogni così grandi che nemmeno possono permettersi”.

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Il sogno diventa bugia

Così i sogni spesso falliscono. Anche il sogno della coppia di Restless Nights si è sgonfiato. C’è un mondo adulto da affrontare e i problemi che insorgono provocano notti insonni alla ragazza. Springsteen torna sui sogni che volano alti quando si è giovani, alimentati anche da film che proiettano mete irraggiungibili. Sogni che si sgonfiano col passare degli anni e possono diventare menzogne. Il rimando al celebre verso di The River (“Un sogno che si avvera è una bugia o forse qualcosa di peggio”) è rilevante. Anche l’abbraccio dei due innamorati su un letto di pietra è significativo: il contrasto tra la bellezza dell’amore e la durezza della vita. La Mary di Thunder Road si nascondeva sotto le coperte, quando il ragazzo le ha proposto di andarsene. La ragazza di Restless Nights dormiva su un letto di pietra quando il ragazzo le ha proposto un sogno.

Resta la speranza

Come spesso nelle canzoni di Bruce, anche in Restless Nights non manca un filo di speranza. La strofa conclusiva, pur esordendo con le stesse parole della prima, alla fine mostra il protagonista chiedere alla ragazza di ballare tutta la notte per ritrovare quel sogno perduto. C’è un forte legame con la coeva Two Hearts. Anche in essa il protagonista sa che i suoi sogni infantili finiranno ma si augura di crescere per tornare a sognare. C’è un secondo aspetto che è bello collegare a quegli ultimi versi: ballare come antidoto contro le avversità. Molti anni più tardi Springsteen racconterà nella sua autobiografia che la sua voglia di allegria e di musica proviene dalla sua componente italiana: sua madre Adele e le sue zie, sebbene gravate dall’onere di accudire mariti e figli in situazioni tutt’altro che agevoli, ballavano ogni volta che potevano, un vero esorcismo contro le amarezze della vita.

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UN ORGANO… PUNK

Restless Nights è una delle perle nascoste rientrate in Tracks. A mio parere una delle più sottovalutate, anche musicalmente. Se c’è una canzone che può rappresentare il punto di unione tra Springsteen e il punk rock dei Clash (si saprà poi della reciproca ammirazione tra Bruce e Joe Strummer), questa è Restless Nights. Assistiamo a una grande performance della E Street Band, che in Restless Nights e in altre canzoni di quelle sessioni (come non citare Roulette) raggiunge altissimi livelli. Sulle ritmiche sincopate di Max Weinberg e Garry Tallent si appoggiano le chitarre rabbiose dello stesso Springsteen e di Steve Van Zandt e i cori in pieno Asbury Sound dello stesso Van Zandt. Ma sono soprattutto le quattro abili mani di Roy Bittan e Danny Federici a emergere nel brano. Del primo il mondo intero parla da sempre come The Professor, ma del secondo, invece, non si è accorto quanto fosse bravo. In Restless Night Danny Federici esegue una delle sue migliori prestazioni di sempre all’organo. Tutti da ascoltare, per il loro impeto e la loro tecnica, i suoi due assoli a metà e alla fine di questa canzone. Dita che si muovo veloci e potenti sulla tastiera, mentre tutta la band esaspera quella scossa dal sapore punk che eleva un ponte dal New Jersey fino alla Londra della fine degli anni ’70.

Curiosità

Restless Nights fu una delle ultime canzoni a essere escluse dal doppio album The River, sostenuta da Steve Van Zandt e, possiamo immaginare, dal protagonista assoluto sul lato musicale, l’indimenticabile Danny Federici. All’ultimo però entrarono nella tracklist due brani di maggiore impatto rock’n’roll, entrambi ispirati a un modello di rock più classico: I’m A Rocker e Ramrod. Finita nel cassetto, la canzone ci restò purtroppo per lungo tempo: solo nel 1998 fu inserita nel cofanetto Tracks. Una storia ancora più triste riguarda questo brano per ciò che attiene le esecuzioni dal vivo: secondo Brucebase Wiki, vera e propria enciclopedia web su Springsteen, Restless Nights fu suonata solo una volta nel 2009 a Buffalo, NY.

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci Restless Nights e il cofanetto Tracks di Bruce Springsteen?
  • Che tu sia o meno un fan di Springsteen non trovi eclatante che Bruce sia arrivato a scrivere il doppio o forse il triplo delle canzoni per un album per poi doverne scartare a decine?
  • Se hai riascoltato il brano cosa pensi di questa canzone e, in particolare, degli assoli di organo di Danny Federici?
  • I sogni realizzati e i sogni che si infrangono: pensi che un adulto debba continuare a sognare?

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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