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Something Good, Diego Mercuri

Aggiornato il 20 Gen, 2022 | Words and Music |
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Pubblicato nel 2021, Something Good è l’ultimo album di Diego Mercuri, cantautore e polistrumentista marchigiano, leader del gruppo Wrecking Band. Nonostante la giovane età (è nato nel 1994) Mercuri è già al quinto album, ma Something Good nasce in una forma diversa rispetto ai precedenti lavori. Pur non trattandosi di un album acustico da one man band (al contrario è un album prevalentemente elettrico), il disco è stato suonato dal musicista di Porto San Giorgio, solamente in compagnia del fratello Alfredo e della fidanzata Giulietta Natalucci. Se Something Good dal punto di vista strettamente musicale è nato dalla voglia di suonare e di sfogare la propria arte in un periodo di restrizioni, dal punto di vista lirico scaturisce soprattutto dall’esigenza di esprimere il proprio stato d’animo, specie dopo che, a causa del Covid, Mercuri ha perso l’amatissimo padre Luigi, sua guida di vita e suo faro anche sul lato musicale.

LA MUSICA COME MEDICINA

27 marzo 2020. In quel triste giorno Luigi Mercuri ha lasciato questo mondo a causa del terribile virus che ha colpito il mondo intero. Il padre di Diego Mercuri era un grande amante di musica e aveva trasmesso al figlio questa passione, in particolare per la musica americana e, sopra tutti, per Bruce Springsteen. A seguito di quella perdita il musicista ha vissuto periodi di abbattimento totale, aggravato dall’impossibilità di poter dare sfogo alla tristezza con la musica dal vivo e con il contatto con il suo pubblico. La reazione è avvenuta a distanza di tempo, quando, complice il perdurare delle restrizioni causate dalla pandemia, Mercuri ha deciso di scrivere alcuni brani e di registrarli in autonomia, non potendo ricongiungere la sua storica band. Così è nato Something Good.

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Tra leggerezza e intensa emozione

Se sotto l’aspetto musicale il disco è un sentito omaggio alla musica americana delle tradizioni, dal rock’n ‘roll al blues, dal country alla ballata folk, dal punto di vista poetico Something Good è un album pluritematico. In alcuni brani asseconda i generi musicali da cui attinge per cantare i temi classici del movimento nei grandi spazi, la voglia di socialità e il desiderio del ritorno al rito collettivo della musica. Pur nella concessione di un po’ di leggerezza, i momenti più significativi dell’album coincidono con le circostanze più intime, nelle quali Diego Mercuri svela tanto di se stesso, dal desiderio di scrutare ciò che di buono c’è in lui (come nella title track) al rimpianto di una cittadina che sembra morire. In cima a tutto torna, fortissima, l’esigenza di esorcizzare il dolore della perdita nel dialogo con l’anima del padre.

Il tempo di spassarsela

Alcuni brani di Something Good impostano i toni su argomenti più leggeri, anche per fare da contrappeso ai momenti emotivamente più forti. Put Your Money Down, un intenso rock a chitarre elettriche spianate, con un organo mozzafiato e le potenzialità di una hit, parla del momento in cui un giovane lavoratore, ricevuta la paga mensile, si getta a capofitto nella notte, cercando musica e divertimento. Going To Nashville, TN, brano di puro country che porta dalle Marche dritti al Tennessee, replica l’atmosfera: è il tempo di spassarsela e la disponibilità di buona birra e di qualche bella donna rende tutto più gradevole. Red Headed Blues, che del classico blues rock ha davvero tutto, dai richiami vocali a Muddy Waters all’armonica blues di Paul Butterfield, affronta con la giusta dose di sarcasmo quel momento, del tutto spiacevole, in cui si viene colti in flagrante nel letto della donna di un altro.

La musica come fondamento

Altri brani del disco portano al centro la musica, anche sul versante narrativo. La musica è il miele della vita per un appassionato di musica, lo è ancora di più per un musicista. Dancing With Ghosts è un blues rock che porta decisamente a Bruce Springsteen, il mito musicale di Diego Mercuri: il brano è una sorta di manifesto sulla bellezza della vita da band, mentre si viaggia in compagnia e si vaga di città in città, di palcoscenico in palcoscenico. Wild And Free è un brano rock con inflessioni country che esalta la centralità della musica per un giovane ragazzo che sogna di essere Chuck Berry e non spegne mai la radio. All Aboard, altro blues rock energico e viscerale, riporta al mito del treno come mezzo di trasporto di corpi e anime verso un riscatto. Anche in questo caso i riferimenti alla storia della musica popolare americana sono del tutto evidenti.

Nel profondo dell’anima

Diego Mercuri investiga anche su cosa succede negli abissi della sua anima, cogliendo i momenti in cui la sua indole trova una sorta di completamento o di rifugio. In Like A Tramp, bella ballata rock di gusto U.S.A. con chitarre e organo hammond in evidenza, troviamo l’uomo che vaga, come l’Hitch Hiker di Springsteen. Non esiste una meta, se non quella di ricercare se stessi, pagando le conseguenze dei propri errori, ma anche godendo la vita nella sua semplicità. Rain Blues, ballata slow blues che sorprende per la sua splendida esecuzione, ricorda nelle melodie la gloriosa I Put A Spell On You e parla di fatiche e di errori. La pioggia del titolo è l’elemento che consente di lavare via quei peccati e di ripulirsi dalle scorie della vita. Stones è una ballata semiacustica in tempo moderato, dedicata alla hometown di Mercuri, Porto San Giorgio. Cittadina un tempo rinomata e ricca di turismo e attività, oggi mostra tante serrande chiuse a causa di un turismo che cerca altre mete e di gente che non ci crede più. We’re Going Up On The Hill, deliziosa ballata country rock in cui fa il suo esordio l’armonica a bocca, asseconda il piacere dell’autore nel camminare nella natura sulle colline marchigiane, insieme alle persone più care.

Il sedile e la poltrona

La canzone che dà il titolo all’album, Something Good è una lenta ballata acustica, solo chitarra e voce, che lascia senza fiato per le sue atmosfere e per il suo significato. Nonostante la vita ci porti a vedere tanti elementi negativi, è bello provare ancora ottimismo per ciò che ci potrà succedere e cercare il positivo che può nascondersi nelle persone, anche in se stessi. Un viaggio nella zona più profonda dell’animo umano, lungo il quale ci trattengono anche You’re Still My Home e Snowflakes, entrambe scritte pensando al padre. La prima è una toccante ballata semiacustica in tre tempi con un lungo preludio di pianoforte e slide guitar. Troviamo un giovane uomo ora solo e l’automobile di Luigi Mercuri, che ha cessato di far girare le sue ruote sulla strada quando il suo proprietario se n’è andato per sempre. Era la seconda casa per il padre e per il figlio, spesso in viaggio insieme per i concerti di Diego, e con essa se ne è andato un altro pezzo di vita. Snowflakes, anch’essa basata su una ritmica a mo’ di valzer, è il racconto di una visione: Mercuri immagina di vedere, nei fiocchi di neve che cadono abbondanti, il viso di suo padre, così toglie la polvere a una vecchia poltrona e immagina di avere ancora papà Luigi lì con sé. Fortissime emozioni.

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LE MARCHE COME LA LOUSIANA

Something Good è un album che sorprende per quanto un cantautore e rocker italiano riesca a scavare nel solco della musica americana, fino alle tradizioni più profonde. Registrato a tempo di record nella rivierasca Porto Sant’Elpidio, il disco tocca gli elementi fondanti della musica popolare a stelle e strisce, da blues al country, dal rock al funky. Se da un lato si riscontra, sia nel modo di cantare sia nel sound basato su chitarre, piano e hammond, la matrice springsteeniana, in realtà Diego Mercuri scava ancora più a fondo nel passato. Nei momenti più bluesy sembra di tornare alle crossroads di Robert Johnson, ai gorgheggi di Muddy Waters, agli assoli di B.B. King. Nei momenti più acustici, quando lo Springsteen più intimo torna a farsi sentire, riusciamo a pescare laddove lo stesso Bruce ha attinto: The Band, Neil Young, Bob Dylan. Al netto di qualche comprensibile difetto di produzione, ciò che sorprende maggiormente di questo disco è la qualità delle perfomance vocali e strumentali. La voce di Diego Mercuri è eccellente, sia quando strappa nel rock e nel blues, sia quando si addolcisce nei momenti più teneri o drammatici (una su tutte Snowflakes). Sul lato musicale è davvero notevole ciò che due fratelli abbiano realizzato a quattro mani, suonando tutti gli strumenti (armonica, chitarra acustica, chitarre elettriche, basso, batteria, banjo, pianoforte, organo). Non ultime le parti solistiche di chitarra elettrica e di pianoforte, che emergono in tante canzoni, in particolare nella splendida Rain Blues. Un album di musica indipendente italiana da ascoltare e da tenere stretto.

Curiosità

L’amore di Diego Mercuri per le sue origini e per la sua terra, specie per le morbide alture dell’Appennino Centrale, emerge non solo in alcuni dei testi del disco, ma anche nella stessa copertina, davvero significativa. Nell’immagine il cantante, ripreso di spalle, sta camminando lungo una stradina che porta verso le colline umbre, appena ammantate di neve. Gli tengono compagnia il suo cane e una chitarra, che lui impugna nella mano sinistra come un naturale prolungamento del suo braccio. La bellezza grafica della copertina si completa grazie all’effetto ottenuto sovrapponendo l’immagine ad alcune assi di legno. Le venature del legno si sommano così alle linee dei campi e delle creste delle colline, restituendo un’impressione calda e coinvolgente.

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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