Something In The Night, Bruce Springsteen

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Scritto e pubblicato da

Dario Migliorini

Raramente Bruce Springsteen non lascia ai suoi personaggi un piccolo spiraglio di speranza, qualcosa in cui credere per un riscatto. Una delle poche canzoni in cui tutto sembra perduto è Something In The Night, terza traccia dell’album Darkness On The Edge Of Town. Se la title track del disco e Racing In The Street vedono i loro protagonisti apprestarsi a pagare il prezzo dei loro errori, se Badlands e The Promised Land ci presentano uomini pronti a lottare, ancora colmi di speranza, Something In The Night, invece, come la sua “alter ego” del lato B Streets Of Fire, vedono giovani uomini ormai sconfitti, privi di ulteriori possibilità, sopraffatti dal fuoco, elemento che compare in entrambe le canzoni. Something In The Night, pur nella sua relativa semplicità musicale, è anche un notevole esempio di come Springsteen sappia dotare le canzoni di un arrangiamento musicale del tutto confacente alle storie che raccontano.

PERSI NEL NULLA

Something In The Night è ambientata nella provincia del New Jersey e, più precisamente, nella patria musicale di Bruce Springsteen: Asbury Park. La strada percorsa nella notte e in solitudine dal protagonista/narratore è Kingsley Street, una delle quattro vie di Asbury Park che formano il glorioso Circuit, cantato dallo stesso Springsteen e da altri musicisti del Jersey Shore. Cinque anni prima un ragazzo, in 4th Of July, Asbury Park, proponeva alla sua Sandy di andarsene da quel luogo in declino, privo ormai delle prospettive che vantava nei decenni precedenti. Ora quel ragazzo, o uno come lui, si ritrova solo in quelle strade, senza una ragazza al suo fianco e senza un lavoro o, almeno, qualcosa da fare.

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Un acceleratore e una radio

Uno dei tratti peculiari della poetica di Bruce Springsteen è il forte legame tra le canzoni e i dischi che la formano. Anche in Something In The Night abbiamo un uomo alla guida di un’automobile. Oltre a quel ragazzo di 4th Of July, Asbury Park, o a quello delle successive Thunder Road e Born To Run, quest’uomo potrebbe essere il pilota di Racing In The Street o quello di Darkness On The Edge Of Town. Il primo doveva fronteggiare la tristezza di una ragazza dai sogni infranti, il secondo aveva già perso i soldi e la moglie e si ritrovava faccia a faccia con i suoi segreti svelati e i suoi prezzi da pagare. In Something In The Night ritroviamo un uomo, probabilmente proprio uno di loro, che vaga solo nella notte, cercando uno spiraglio che gli faccia apparire il mondo un posto più giusto. Ci prova con l’ebbrezza della velocità, premendo l’acceleratore a tavoletta, e ci prova con la musica, alzando la radio fino al punto da coprire il peso dei propri pensieri. Ma in entrambi i casi invano.

La coscienza socio-politica di Springsteen

Se nei primi album la consapevolezza delle ingiustizie e delle diseguaglianze sociali di Bruce Springsteen non emerge o resta nascosta tra i versi delle canzoni, in Darkness On The Edge Of Town questa coscienza affiora con vigore. In Something In The Night, uno dei brani più duri e più aspri del disco (e forse della sua intera discografia) due versi più di tutti racchiudono nella loro crudezza quella coscienza: “Sei nato con niente ed è meglio così, appena riesci ad avere qualcosa, mandano qualcuno per cercare di portartela via.” Il primo mattone: “Sei nato con niente.” La società americana presenta forti diseguaglianze per cui a tante persone capita di nascere e crescere in famiglie che non possiedono nulla. Il secondo mattone: “Appena riesci ad avere qualcosa, mandano qualcuno per cercare di portartela via.” È il definitivo smascheramento dell’inganno dell’effimero sogno americano. Gli schemi della società americana prevedono che il forte schiacci il più debole. Che l’America dia a tutti una possibilità di farcela è un’enorme menzogna; al contrario le istituzioni permettono che arrivi qualcuno a toglierti il poco che sei riuscito a guadagnare. E allora meglio non avere nulla, per non avere la fastidiosa sensazione di essere ingiustamente derubati. Ma c’è un rischio: quello di ritrovarsi a vagare senza una meta, alla ricerca di qualcosa di indefinito nella notte.

Finiscono l’amore e le speranze

Il quadro a tinte fosche viene ulteriormente annerito nel seguito di Something In The Night. Il narratore, rivolgendosi ad altri come lui, persone sole e distrutte, prende atto della sconfitta. Una volta c’erano l’amore e l’amicizia, ma sono solo un triste ricordo (“Quando abbiamo trovato le cose che amavamo, erano distrutte e agonizzanti nella polvere”). Non c’è modo di ricostruirle, perché le hanno demolite e non ti lasciano nemmeno la possibilità di raccoglierne i pezzi (torna la denuncia verso chi tiene in mano le redini del potere). Ora quei giovani uomini vagano nella notte feriti e accecati, in attesa di un momento che non arriverà mai. Arriverà invece l’ora della resa dei conti e anche in quel caso nessuno sarà disposto a fare sconti (“Nulla sarà dimenticato o perdonato, quando verrà l’ora del tuo ultimo giro”).

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CANZONE DI UNA BELLEZZA STRUGGENTE

Poche canzoni creano un legame così forte tra la componente lirica e la componente musicale/canora come Something In The Night. In questo Bruce Springsteen conferma di essere un finissimo arrangiatore, oltre che compositore. Springsteen presta al disperato narratore la voce della sconfitta. A cominciare dalla lunga introduzione musicale, nella quale, sopra una melodia angosciosa di pianoforte e chitarra, Bruce urla il senso di fallimento. Il canto è trascinato, la voce è quella di una persona stanca, confusa, forse ubriaca. Anche gli arrangiamenti musicali sono pensati ad arte. La canzone scorre lenta e ossessiva come la storia che racconta. Poi, dopo uno special più solenne, in cui entrano anche i cori a rafforzare il momento della presa d’atto del proprio destino, ecco il colpo di genio: nell’ultima strofa, la più cruda di tutte, il canto è accompagnato dalla sola batteria, grancassa e timpano. Suoni secchi e profondi, senza melodia, a scandire un tempo (forse un battito di cuore) che sta agonizzando. Infine, nell’outro torna l’urlo disperato del protagonista, il canto del cigno. Se le scelte del finale di una canzone hanno un senso, allora non è un caso che Something In The Night finisca secca e non sfumata. È la fine delle speranze di un uomo che, arso e accecato, sembra aver raggiunto il suo posto all’inferno.

Curiosità

Scorrendo le pubblicazioni che riportano scalette e statistiche dei concerti di Springsteen, si nota che Something In The Night è stata tra le canzoni meno suonate dal vivo nel secolo scorso. Un destino che ha riguardato tante canzoni estratte dai primi album. Ma Something In The Night è così bella e struggente che tanti ammiratori di Bruce l’hanno aspettata come si attende una rarità preziosa. Così con il nuovo millennio sono tornate alcune versioni dal vivo, tra cui quella che, anche in video, è stata registrata al Paramount Theatre di Asbury Park in occasione della pubblicazione del cofanetto celebrativo di Darkness On The Edge Of Town nel 2010. Una versione che mostra ancora di più quanto Springsteen “senta” e interpreti, con la mimica facciale oltre che con la voce, questa canzone struggente.

Tira tu le conclusioni:

  • conosci questa canzone e l’album Darkness On The Edge Of Town in cui è inclusa?
  • Se sei fan di Bruce Springsteen, hai mai visitato Asbury Park?
  • Ci sono canzoni che hanno una perfetta simbiosi tra la musica e la storia che raccontano. Senti questa simbiosi? Ne conosci altre?
  • Nel mio romanzo Coupe DeVille il protagonista, in un momento della sua vita, si ritrova perso come i ragazzi di Something In The Night. Hai già letto Coupe De Ville? Se sì, perché non scrivi una recensione qui?

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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