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The Crystal Ship, The Doors

Aggiornato il 10 Dic, 2021 | Words and Music |
the crystal ship

The Crystal Ship è una canzone della leggendaria band americana The Doors, pubblicata come terza traccia del loro primo album del 1967, intitolato proprio The Doors. Scritta da Jim Morrison e composta con il contributo di tutti gli elementi del gruppo, The Crystal Ship fu lanciata anche come B-side del singolo Light My Fire. La bellezza del brano aveva inizialmente convinto la band a inciderne una versione molto lunga, che comprendesse le affascinanti improvvisazioni di Robby Krieger alla chitarra e di Ray Manzarek all’organo. Poi la scelta ricadde sulla stessa Light My Fire e su When The Music’s Over, così The Crystal Ship rimase il piccolo gioiello di tre minuti scarsi che è entrato nella storia del rock, anche perché la sua breve durata non ha impedito alla canzone di traghettare la sublime poesia di cui Jim Morrison era capace e di contenere uno splendido assolo al pianoforte del geniale Ray Manzarek.

IL PRIMO (E UNICO?) GRANDE AMORE

Le cronache dell’epoca e il celebre film di Oliver Stone (The Doors, 1991) misero in evidenza la relazione sentimentale che legò Jim Morrison a Pamela Courson, indubbiamente il legame più significativo del Re Lucertola nella sua breve vita. È invece meno nota, ma secondo alcuni biografi molto più importante, la relazione che Morrison tenne tra il 1962 e il 1964 con Mary Frances Werbelow, una studentessa della Florida di cui si innamorò follemente. Jim e Mary sembravano inseparabili, ma l’instabilità caratteriale di Jim (con annesso arresto per stato di ubriachezza e disturbo alla quiete pubblica) e il suo crescente uso di droghe provocarono le prime crepe. Eppure quando Jim si trasferì definitivamente in California con la famiglia nel 1964, Mary lo seguì. Tuttavia di lì a poco Mary prese tempo e ripensò al loro futuro insieme. Jim ne soffrì molto e, stando alle parole del batterista dei Doors, John Densmore, The Crystal Ship fu abbozzata proprio in quel contesto. Quell’amore finito fu talmente sofferto che anche The End e Moonlight Drive furono ispirate a Morrison da esso.

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Il significato più puro dell’amore

La voluta vaghezza poetica di Morrison, insieme al suo stile e alla sua filosofia di vita, hanno portato a diverse letture del significato di The Crystal Ship (leggi la traduzione qui). In molti però, a cominciare dagli altri componenti dei Doors, la interpretarono semplicemente come una bellissima canzone d’amore. Mary Werbelow lasciò Jim con l’idea di tornare con lui se avesse intravisto una maggiore stabilità nell’uomo che amava. Ma il ricongiungimento non avvenne mai, nonostante Morrison provò a convincerla, chiedendole addirittura di sposarla. Il tumulto interiore del cantante/poeta lo spinse a scrivere le stupende parole di The Crystal Ship, nella quale compaiono tutti gli elementi che riconducono a quel tormento amoroso: il desiderio di lei (“Vorrei avere ancora un bacio, un’altra opportunità abbagliante verso la beatitudine”), la sofferenza del distacco (“I giorni sono luminosi e pieni di dolore”), la convinzione che lei abbia sbagliato ad andarsene (“La volta in cui sei scappata è stata follia, ci incontreremo ancora”) , il tentativo di convincerla (“Salvami dalle ragioni per cui vorresti piangere, io preferirei volare”), infine l’insoddisfazione latente pur in una vita di successo (“Un milione di modi per passare il tempo, quando torneremo, scriverò un verso”).

Quale incoscienza?

Se The Crystal Ship rimane una canzone estremamente enigmatica, lo si deve soprattutto al primo verso: “Prima che tu scivoli nell’incoscienza”. A quale stato di incoscienza fa riferimento Jim Morrison? Considerato il suo frequente e ostentato uso di droghe è facile vederci la scena di due ragazzi che hanno appena assunto sostanze stupefacenti e che stanno per entrare nello stato di trance. È in quell’ultimo momento di lucidità che lui le chiede ancora un bacio. A questo si riferirebbe anche il titolo stesso della canzone: la nave di cristallo sarebbe l’ago che trasposta nelle vene la metanfetamina, sostanza la cui composizione è fatta proprio di cristalli. Dunque quello stato di incoscienza sarebbe un viaggio oltre la percezione sensoriale, quello a cui si riferisce lo stesso nome della band (The doors of perception decantate da William Blake e riprese da Morrison). Se questa è la lettura più comune, non mancano ipotesi diverse. Per alcuni, ad esempio, Morrison, amico della morte (come si dichiara nella sua celebre The End), starebbe cantando addirittura di un’idea di omicidio/suicidio, nella quale lui le provoca la morte per poi raggiungerla.

Oppure è solo una splendida canzone d’amore?

Una visione più romantica si rifà alle parole del batterista John Densmore, il quale ha sempre sostenuto che The Crystal Ship fu scritta già nel 1964, quindi molto prima della sua pubblicazione, come una struggente canzone d’amore dedicata a Mary Werbelow nel triste momento del loro addio. All’assenza di riferimenti alla droga porterebbe anche la testimonianza sulla vera ispirazione del titolo. Infatti in molti sostengono che la nave di cristallo non fosse altro che una piattaforma petrolifera al largo di Santa Barbara, in California, tanto illuminata da sembrare di cristallo. Imponente ma fragile, come l’amore stesso per Mary. Una nave così grande da poter accogliere tutte le ragazze che un giovane fascinoso e di successo, per di più carico di romanticismo e di poesia, potrebbe permettersi. Una vita nella quale non annoiarsi con fremiti e divertimento. Ma una nave fragile, come il cristallo, perché essere abbandonati dalla persona di cui si è innamorati toglie le proprie certezze e la voglia di affrontare la vita. Ecco perché, di ritorno da quei viaggi nel godimento e nella lussuria, lui le scriverà un verso. Come in un ossimoro i giorni pieni di luce (quella della California, ma anche dei riflettori) sono anche pieni di dolore e le strade sembrano campi sterminati, a rappresentare una strada che non porterà mai alla sua redenzione.

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UN SOUND INCONFONDIBILE

The Crystal Ship è una canzone particolare fin dal suo incipit. Nessun intro strumentale, nessuna rullata, nessun conto alla rovescia. La voce profonda e suadente di Jim Morrison attacca con quel “before you…” e chi ascolta è già trasportato su una dimensione diversa, a cui contribuiscono da subito le percussioni di John Densmore e la chitarra di Robbie Krieger. Ma lo splendore assoluto si raggiunge quando il geniale ed eclettico Ray Manzarek si sdoppia in due parti, entrambe clamorose. La prima è la tipica parte di organo suonato su ottave molto alte, che diventò un marchio di fabbrica nel suono dei Doors, un suono acuto e tagliente che accompagnò gran parte della discografia della band. Ma il vero gioiello in The Crystal Ship è la parte di pianoforte, che entra dalla seconda strofa. Un tesoro che mette insieme musica classica, jazz e rock, sia nei tocchi che traghettano le strofe, sia nello splendido intermezzo musicale, pur breve ma a mio parere uno dei più belli di sempre. Giusto notare anche che, come in altre canzoni dei Doors, anche in questa Ray Manzarek gestisce la parte di basso con un piano Fender Rhodes, arpeggiato su note basse. Fu anche questo il motivo per cui il virtuoso tastierista prese a suonare l’organo su note alte con la mano destra, specie dal vivo.

Curiosità

É davvero curiosa la storia di Mary Werbelow, il grande amore incompiuto di Jim Morrison. La ragazza aveva seguito il cantante dalla Florida alla California ma, dopo averlo lasciato per le intemperanze di lui, si rifugiò in India per studiare meditazione e per capire meglio cosa avesse voluto per la sua vita e se in essa avrebbe potuto esserci spazio per il suo amato Jim. Il suo isolamento dal mondo esteriore fu talmente ferreo e durò così a lungo che Mary scoprì solo al suo ritorno in America nel 1971 che Jim era morto il 3 luglio di quell’anno a soli 27 anni. Chi la conosce testimonia che Mary non si riprese mai da quello shock e ancora oggi vive in Florida in solitudine.

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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