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The E Street Shuffle, Bruce Springsteen

Aggiornato il 18 Nov, 2022 | Words and Music |
The E Street Shuffle

The E Street Shuffle è il brano di apertura del secondo album di Bruce Springsteen, The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle (1973). La canzone, pur non essendo tecnicamente la title track del disco, ne compone parte del titolo, in una scelta che testimonia la rilevanza che Springsteen le attribuì. Il motivo non è tanto legato alle sue potenzialità di singolo di lancio (a tale ruolo la CBS rinunciò per la sua eccessiva lunghezza), ma soprattutto all’intento di Bruce di dare evidenza a quella via, la E Street, che proprio in quei frangenti stava suggerendo il nome definitivo della band, che appunto diventò la E Street Band. The E Street Shuffle ha un legame molto forte con Tenth Avenue Freeze-Out, canzone che Springsteen pubblicò nell’album successivo, il leggendario Born To Run. Un legame non tanto di genere musicale, quanto di intenti e di riferimenti geografici.

QUELL’ANGOLO A BELMAR, N.J.

Springsteen e i componenti del primo nucleo della E Street Band passavano spesso da Belmar, località costiera del New Jersey vicina ad Asbury Park, per raccogliere il tastierista David Sancious. Quest’ultimo, però, accumulava tali ritardi che Bruce un giorno osservò che la band non avrebbe potuto che chiamarsi con il nome di quella strada: E Street. Da quelle circostanze nacque il nome di una delle band più importanti della storia del rock, la E Street Band. Ma i riferimenti geografici non sono finiti: la E Street a Belmar si interseca con la Tenth Avenue, via alla quale Bruce si riferì per il titolo di un’altra sua canzone: Tenth Avenue Freeze-Out. Dunque quest’ultima e The E Street Shuffle hanno chiari riferimenti comuni. Ma le analogie non finiscono qui…

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Da singolo a band

The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle segnò un passaggio stilistico decisivo nella musica di Springsteen. Se il primo album, Greetings From Asbury Park, New Jersey, era nato nell’idea di lanciare Bruce come il nuovo Dylan e solo nella sua evoluzione finale aveva accolto brani da rock band come Blinded By The Light e Spirit In The Night, il secondo album segnò una decisa virata musicale. Springsteen capì di avere a sua disposizione una vera band, ora più consolidata, e intendeva mostrare ad ammiratori e detrattori, specie a chi premeva perché utilizzasse musicisti già affermati, quello che la sua band era in grado di fare. In questo senso The E Street Shuffle (leggi la traduzione qui), a partire dal suo titolo, mise in evidenza questo nuovo nome, E Street Band, che si affacciava nel panorama rock americano di quegli anni. E non fu certo un caso che venne scelto come brano di apertura dell’album.

Le gang e le band

Il passaggio da cantautore a leader di una band fu testimoniato anche da un elemento narrativo che comparve in un gruppo di brani composti da Springsteen tra il 1973 e il 1974. Anche in canzoni come New York City Serenade, Jungleland e Tenth Avenue Freeze-Out, come in The E Street Shuffle, troviamo le band/gang a mescolare la musica e la (mala)vita dei vicoli. Springsteen, affascinato anche dalla letteratura e dal cinema dell’epoca, volle dipingere quell’epopea da bassifondi come un mix di piccola criminalità (tra povertà, randagismo e violenza) e di espiazione delle colpe tramite la musica. Come in Jungleland, le gang diventano band che si sfidano a suon di chitarre e passi di danza. Lo shuffle ballato per la strada, in questo caso, ha una doppia veste: unisce i ragazzi della misera realtà suburbana e li distrae dalla violenza e dall’illegalità. O, in una diversa accezione, ne è parte integrante.

Un’altra coppia di eroi della strada

Non sono circondati dello stesso alone di leggenda di altre coppie springsteeniane (Catlong e Kitty, Spanish Johnny e Puertorican Jane, Billy e Diamond Jackie), ma in The E Street Shuffle troviamo altre due figure che Bruce traccia con la stessa maestria. Power Thirteen è un giovane delinquente, facile alle risse, che è perfino venuto alle mani con la polizia. Little Angel, è una splendida figura femminile. Sa essere attraente, con le sue movenze folli mentre balla lo shuffle, e in questo modo riesce ad attirare su di sé l’attenzione dei ragazzi e perfino a farli danzare, mettendoli tutti in fila e allontanandoli dalle battaglie dei vicoli e dai lavoretti sporchi. Una storia e un’ambientazione alla West Side Story, ma in questo caso siamo in provincia e non nei sobborghi della metropoli. Alla fine, mentre tutti ballano, lei fugge con Power Thirteen per un effimero sogno di amore, lungo anche solo una notte. Domani si vedrà.

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TRA SOUL E R&B

The E Street Shuffle deve la sua ispirazione a diversi elementi musicali. C’è innanzitutto il richiamo al jazz delle radici, quello di Memphis e di New Orleans, nell’introduzione musicale da banda marciante, nella quale una sezione di fiati suona liberamente come se i musicisti stessero scaldando le ance e i bocchini dei loro strumenti. Poi la struttura portante della canzone si regge su un mix di musica nera, tra il soul e il rhythm & blues, dalla ritmica sincopata. È stato lo stesso Springsteen a ricordare come si sia ispirato a Curtis Mayfield e alla sua The Monkey Time, soprattutto per il principale riff di chitarra. Infine gli arrangiamenti degli strumenti a fiato e delle tastiere, nonché lo stile nel canto, devono qualcosa al soulman bianco per eccellenza, quel Van Morrison che è stato di forte riferimento per Springsteen in tutto il suo secondo album. Sorprendentemente alla sezione fiati non furono reclutati musicisti dedicati ai rispettivi strumenti. Il brano è suonato dagli stessi componenti della E Street Band, reinventati su strumenti diversi dai loro. Così, insieme al sax tenore di Clarence Clemons, troviamo la cornetta suonata da Vini Lopez, la tuba da Garry Tallent, il sax soprano da David Sancious e il sax baritono da Albee Tellone, vecchio amico di Bruce. Un altro amico di Bruce, Richard Blackwell, fu assoldato per battere sulle percussioni.

Curiosità

Cantando di un ballo collettivo in strada, The E Street Shuffle non può che essere una canzone dai ritmi incalzanti e dall’atmosfera di baldoria. Paradossalmente, però, Springsteen ne presentò dal vivo presto una versione riarrangiata. Un soul lento basato su un giro di pianoforte e un riff di chitarra, che perse la sezione fiati ma si avvicinò notevolmente al sound più canonico della E Street Band, specie con l’arrivo di Max Weinberg alla batteria e di Roy Bittan al pianoforte. Un’esecuzione che poteva superare i 10 minuti di durata, come testimonia la registrazione del primo celebre concerto di Springsteen fuori dall’America (Londra, 1975).  La canzone è poi scomparsa dalle setlist live per essere ripescata solo dal 2000, nel corso del Reunion Tour.

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci The E-Street Shuffle di Bruce Springsteen?
  • Se conosci i primi due album di Springsteen, senti la differenza tra loro nel genere musicale e nel sound?
  • A volte penso che, stilisticamente, 4th Of July, Asbury Park (Sandy) e Wild Billy’s Circus Story avrebbero dovuto entrare nel primo album, mentre Blinded By The Light e Spirit In The Night fare parte del secondo. Cosa ne pensi?
  • I balli collettivi in strada. Un’usanza, più che una moda, risalente a tanti decenni fa, specie nelle comunità afroamericane. Hai mai assistito a uno di essi?

 

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

 

Dario Migliorini

 

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Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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