The Price You Pay, Bruce Springsteen

Scritto e pubblicato da

Dario Migliorini

Non ha le sembianze di una hit, ma dal punto di vista lirico The Price You Pay, terzultima traccia dell’album The River, è una canzone fondamentale del doppio disco del 1980 e uno dei brani più significativi nella poetica del primo Bruce Springsteen. In effetti The Price You Pay può non entrare con immediatezza nel cervello di chi la ascolta. Rispetto alle canzoni epiche di quegli anni il brano si presenta come una ballata mid-tempo dalla melodia tutto sommato ordinaria, senza la ricerca della raffinatezza strumentale e il tiro ritmico di altri capolavori. Ma The Price You Pay ha dalla sua un testo fondamentale. Rileggendolo una volta di più, se ne può percepire la grandezza. Le esibizioni dal vivo della canzone, specie quelle del nuovo millennio, hanno poi accentuato il suo impatto rock e il pubblico ha colto sempre con maggiore favore la sua proposizione, intonandone a squarciagola il motivo musicale principale.

LE SCELTE CHE SI PAGANO

The Price You Pay è una canzone sulle scelte che si compiono nella vita e sulle conseguenze che ci si ritrova a pagare. Ognuno di noi deve prendere decisioni importanti nella vita, dallo studio al lavoro, dal posto dove abitare all’educazione dei figli. Si affrontano sfide, si prendono rischi. Un approccio fatalista porta a pensare che se fai scelte giuste, avrai buone conseguenze; se invece sbagli decisioni importanti, ne pagherai un prezzo salato. Molte persone non hanno la forza e il coraggio di affrontare il prezzo da pagare e si arrendono al destino più cieco. Canta Springsteen: “Loro hanno costruito le strade che poi percorrono fino alla loro morte… incapaci di liberarsi dalla pressione incessante del prezzo da pagare.” Ma c’è una seconda strada.

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Il riscatto e la redenzione

The Price You Pay (leggi la traduzione qui) indica quella seconda strada. Dopo strofe e ritornelli che ricordano quanto tanta gente provi a sfuggire al prezzo da pagare “solo per finire catturati in un sogno dove tutto va per il verso sbagliato”, nell’ultima parte della canzone Springsteen prova a indicarci la via che porta alla redenzione delle proprie colpe. Elementi che riconducono alla religione cattolica, da cui Bruce estrapola spesso immagini e concetti. Qui troviamo il destino di Mosè, che conduce il suo popolo verso la terra promessa, ma è condannato a non entrarvi per espiare il peccato di aver smarrito per un attimo la fede in Dio durante la fuga dall’Egitto e la successiva riconquista della terra d’Israele. Ma l’immaginario religioso è solo simbolico. La redenzione di cui Springsteen scrive non è rimandata a quello che ci può succedere dopo la morte, ma è molto più concretamente ciò che dobbiamo cercare su questa terra. E serve tanta forza, perché mentre “il buio della notte caccia indietro la luce del giorno”, cioè nei momenti in cui gira tutto storto, “tu devi resistere e combattere per il prezzo da pagare.”

L’elemento di speranza

C’è una battaglia da combattere, contro le avversità ma anche contro noi stessi, contro quello che siamo stati, contro le scelte che abbiamo preso. E per questo c’è un prezzo da pagare. Ma oltre quell’ostacolo, per alcuni insormontabile, c’è una possibilità di riscatto, una vita che si può tornare a vivere. The Price You Pay si conclude con una bellissima scena: un personaggio indefinito e misterioso aveva fissato un cartello lungo il confine della contea (che metaforicamente è il punto di non ritorno) sul quale si contano le vittime di quella battaglia. Il narratore, però, incontrando una ragazza che prova a ricostruire una vita per sé e per il piccolo che stringe al petto, la incoraggia a provarci (“lascia che i giochi inizino, fai meglio a correre, piccolo cuore selvaggio”) e si impegna ad aiutarla. Andrà dove è stato posto quel cartello, lo strapperà e lo butterà via.

Capitoli di un libro fondamentale

The Price You Pay si inserisce in un gruppo di canzoni che formano i capitoli di un libro centrale nella poetica springsteeniana. Dopo le fughe di Born To Run e la disillusione di Darkness On The Edge Of Town, in The River ci sono le cadute totali, ma anche le opportunità di riscatto. Se in Jackson Cage, Point Blank e Stolen Car troviamo persone che cedono il passo alla sconfitta (in Jackson Cage Springsteen canta “Arrendersi significa fermarsi senza conoscere il duro margine per cui si è venuti al mondo”), in The Price You Pay, come in Two Hearts e I Wanna Marry You, Bruce trasmette un forte stimolo alla reazione. Ma è una reazione diversa da quella espressa in Badlands e The Promised Land due anni prima. Allora l’uomo cercava la forza di reagire in se stesso. Era ancora un piano strettamente individuale quello in cui si muovevano quei personaggi. Nelle canzoni citate di The River, invece, l’energia per quella battaglia viene trovata nei legami e, in particolare nell’amore. C’è una ragazza con cui ripartire in The Price You Pay, c’è una donna da sposare in I Wanna Marry You, c’è un uomo alla ricerca della sua anima gemella in Two Hearts, perché sono due i cuori che possono risolvere il problema (“Two hearts, girl, get the job done”). E ci sono dei legami tra le persone a cui non si può rinunciare (“Non puoi rinunciare ai legami che uniscono” canta Bruce in The Ties That Bind).

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LA BALLATA AMERICANA

The Price You Pay è il classico esempio della ballata rock americana. Un tempo medio sostenuto da una solida base ritmica in cui la batteria di Max Weinberg prima scorre più lineare, poi genera dinamica dall’assolo di armonica a bocca con apprezzabili stacchi e rullate. La terza strofa, invece, ha un momento molto coinvolgente quando solo la grancassa, il charleston, il basso e un harmonium accompagnano l’appassionato messaggio alla ragazza. Il motivo principale è doppiato dal pianoforte e dalla chitarra elettrica, motivo per cui sarebbe fuorviante definire The Price You Pay una ballata acustica. La scelta di suonare l’assolo con l’armonica a bocca, cosa che la accomuna a Jackson Cage, da un lato ricorda l’ispirazione proveniente dal puro folk rock americano e dall’altro la volontà di spingere uno strumento tipicamente melodico e placido verso sonorità più graffianti. Sopra questo convincente tappeto musicale la voce di Springsteen è spesso sostenuta da un controcanto tanto bello quanto atipico. Non c’è infatti la voce roca e lacerante di Steve Van Zandt tipica di altri brani presenti in The River, ma un ensemble vocale cantato in una sorta di falsetto pulito e arioso, a ricordare certe sonorità western, probabilmente eseguito dallo stesso Springsteen con il contributo di altri elementi della E Street Band.

Curiosità

Durante le registrazioni di The River, Springsteen registrò una versione alternativa di The Price You Pay che, in realtà, non si discosta molto dall’originale né nella melodia nè nel testo. Questa versione è una take più scarna, nella quale l’attacco iniziale con solo la grancassa, il basso, la chitarra e il charleston ricorda il suono della successiva ultima strofa. Inoltre non sono presenti né i cori né l’assolo di armonica a bocca. È evidente che si tratta di una versione essenziale sulla quale poi Bruce ha voluto introdurre elementi di maggiore dinamica. Esiste anche una cover di notevole successo della cantante country americana Emmylou Harris, grande ammiratrice di Springsteen. Una versione in pieno sound country in cui compare, immancabile, la pedal steel guitar.

Dario Migliorini

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Scritto da Dario Migliorini

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio e lavoro in banca, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome
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