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Two Hearts, Bruce Springsteen

Aggiornato il 4 Giu, 2021 | Words and Music |
Two Hearts

In molti dei suoi celebri concerti Bruce Springsteen ha posto in testa alle scalette un gruppo di quattro/cinque canzoni dal fortissimo voltaggio rock, sparate come pallottole negli stadi e nelle arene in modo che il pubblico capisse immediatamente quali fossero le sue intenzioni. Una di queste canzoni era spesso Two Hearts, che non a caso anche nella track list del disco di appartenenza, The River (1980), arriva quarta dopo altri tre pezzi ad alta intensità. Ma oltre alla sua fenomenale resa live, Two Hearts è importante perché è uno dei brani dell’album che esprime valori universali, specie nel ritornello. Springsteen, pur componendo una canzone nel rock più tradizionale, esprime un messaggio intenso di amore e di vita. Così anche un pezzo di classico rock’n’roll come Two Hearts, che teoricamente poteva rimanere marginale nella produzione lirica del grande cantautore americano, arriva a essere una canzone di grande rilevanza.

L’AMORE COME RISPOSTA DI VITA

Come in tutto il doppio disco The River, anche in Two Hearts Springsteen affronta il tema dell’amore. Lo fa nella posizione del giovane uomo che comprende per la prima volta l’importanza di trovare una donna giusta al proprio fianco per affrontare la vita e il mondo con un senso di condivisione e non in solitudine. Lo spunto arriva dall’incontro con una ragazzina che, sola e sofferente, giurava che non avrebbe più amato un uomo, avendo subito una cocente delusione sentimentale. Il messaggio convinto e solenne arriva dritto al cuore tramite un ritornello lapidario (“Due cuori sono meglio di uno solo, due cuori risolvono il problema”). Ecco il nocciolo di tutto il discorso: la vita non è semplice e il rischio di uscirne sconfitti è alto, se la si affronta da soli.

Il sogno deve continuare

Two Hearts ha un testo relativamente scarno, in linea con lo stile lirico che Springsteen ha adottato sempre più da Born To Run in poi. Ma, proprio per questo, la scelta delle parole è fondamentale perché ogni verso deve dire qualcosa di importante. La seconda strofa, ad esempio, esprime in pochi versi un principio universale: una persona deve continuare a sognare, a qualsiasi età. Da giovani si prova ad essere più duri e insensibili, si inseguono sogni effimeri, che spesso distorcono dalla realtà più vera. Quella che, entrando nella fase più adulta, ci si ritrova ad affrontare, spesso in mezzo a mille difficoltà. A quel punto molte persone smettono di sognare, si adattano al poco che la vita rende loro e, come lo stesso Springsteen cantava solo due anni prima, “iniziano a morire poco a poco, pezzo dopo pezzo” (Racing In The Street). In Two Hearts Bruce canta un concetto fondamentale: l’uomo adulto deve continuare a sognare. Sono sogni diversi, non più quelli fragili e utopici dell’adolescenza (Springsteen li definisce infantili), ma quelli di una persona che è più consapevole di cosa possiede e dove può arrivare. Il sogno diventa benzina per continuare ad alimentare la corsa della propria vita. Quel verso – “Un giorno quei sogni infantili dovranno finire, per diventare un uomo e crescere per sognare di nuovo” – è spesso riportato tra gli “aforismi” più significativi della lirica springsteeniana.

Un sogno da conquistare

Se il sogno in età adulta aiuta a tenere alta la speranza e a sentirsi vivi, d’altra parte quel sogno va conquistato, spesso lottando contro se stessi, le proprie incertezze, le proprie illusioni. Nello special che introduce l’ultima strofa Springsteen fa riferimento a questo: “A volte sembra che per te sia tutto programmato, di vagare col cuore vuoto per questa terra”. Spesso le persone si illudono di poter affrontare la vita in solitudine, col cuore vuoto. “Duro e insensibile”, cita il verso successivo. Altrettanto spesso sembra che sia il destino ineluttabile a decidere per loro (“sembra che per te sia tutto programmato”). Ma nell’ultima strofa Springsteen apre alla sfida, crea il varco: “Se pensi di avere il cuore di pietra e di essere duro abbastanza per sconfiggere questo mondo da solo, da solo, amico, non ci sarà pace nella tua mente, ecco perché continuerò a cercare, fino a che troverò la ragazza speciale per me.” Serve una persona con cui condividere la battaglia, ma non una persona qualsiasi: ce ne vuole una speciale. Insieme a lei si può affrontare anche i giorni più duri. Con lei al proprio fianco si può continuare a sognare.

TRE MINUTI DI DEFLAGRAZIONE MUSICALE

Il testo essenziale ma fortemente significativo di Two Hearts è inserito in un brano musicale che è pura dinamite. Una mitragliata di tre minuti scarsi, un ritmo incessante, su cui si appoggiano chitarre potenti e un’accoppiata vocale ai suoi massimi: quella di Bruce Springsteen e Miami Steve Van Zandt. Two Hearts si basa su un motivo musicale molto semplice, basato su due accordi o, più precisamente, da un accordo e da una sua variazione in quarta. Anche la struttura della canzone è del tutto tradizionale con una intro, due strofe seguite da due ritornelli, uno special, e un’ultima strofa, a cui segue il ritornello finale ripetuto due volte. Il sound è pura E Street Band, con Max Weinberg a garantire fiato e muscoli e Garry Tallent, soldatino virtuoso, a completare la base ritmica. L’armonia è dominata dalle chitarre, ma anche da una partitura di organo forte e pungente. Il colpo di frusta definitivo, come detto, arriva però dalle voci. Springsteen e Van Zandt cantano Two Hearts quasi totalmente a due voci, se si eccettua la prima strofa, e costruiscono uno degli esempi più eclatanti del loro straordinario duo vocale.

Curiosità

Nelle versioni dal vivo, se possibile, Two Hearts ha ulteriormente incrementato la sua potenza dirompente. Poi, dal Reunion Tour in poi, Springsteen ha voluto in qualche modo ufficializzare la sua ispirazione e il suo amore per il soul. Two Hearts, infatti, veniva spesso chiusa con un richiamo soul, con componenti gospel, al ritornello della celebre It Takes Two, portata al successo nella sua prima versione da Marvin Gaye e riproposta anni dopo dall’accoppiata Tina Turner/Rod Stewart. Anche It Takes Two conduce allo stesso tema: l’amore condiviso in una coppia porta ovunque.

 

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Dario Migliorini

Dario Migliorini

Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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