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While My Guitar Gently Weeps, Beatles

Aggiornato il 19 Ott, 2021 | Words and Music |
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Scritta nella primavera del 1968 da George Harrison, While My Guitar Gently Weeps fu pubblicata in quell’anno nel disco noto come White Album (il titolo ufficiale è semplicemente The Beatles). Nata come lenta ballata acustica per chitarra e organo, While My Guitar Gently Weeps fu poi pubblicata in una versione full band che per la prima volta vide impegnato, insieme ai Fab Four, anche un musicista esterno. Non uno qualsiasi, ma Eric Clapton (benché mai accreditato), allora molto amico dello stesso Harrison. Il contributo del celebre Slowhand alla chitarra risultò essenziale per trovare un sound adeguato a una canzone acustica che i Beatles non riuscivano a tramutare in un brano rock. Alla fine While My Guitar Gently Weeps raccolse un notevole successo di critica e di pubblico ed è considerata la migliore canzone dei Beatles tra quelle scritte da George Harrison, anche per il suo affascinante significato e per il momento difficile in cui fu pubblicata.

L’INFLUENZA DELLE FILOSOFIE ORIENTALI

Nel 1968 i Beatles stavano vivendo un periodo tutt’altro che roseo, specie nei rapporti tra i componenti della band. Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr mal digerivano l’influenza di Yoko Ono su John Lennon e sulle scelte artistiche della band. Ma era proprio George Harrison a provare l’insoddisfazione maggiore: le sue canzoni erano spesso snobbate dagli altri Beatles e faticavano a trovare una buona resa e il giusto spazio nella loro produzione. Un viaggio in India nella primavera di quell’anno, grazie ai benéfici influssi della meditazione trascendentale, sembrò aiutare la band nella ricerca di un maggiore equilibrio, ma di ritorno molte crepe si rivelarono ancora troppo profonde. Per un paio di mesi Ringo Starr addirittura abbandonò la band in aperto contrasto con Paul Mc Cartney (rimase celebre il suo ritorno, quando trovò alcuni mazzi di rose sulla sua batteria).

Una grande canzone da due parole trovate casualmente

Harrison fu stimolato profondamente dalle discipline di meditazione orientale e, in particolare, dall’idea che tutte le cose del mondo siano connesse tra loro. Anche sulla scorta di questo concetto provò a scrivere canzoni ispirandosi a parole prese a caso da testi di libri. Una di queste fu proprio While My Guitar Gently Weeps (leggi la traduzione qui), che nacque dopo che Harrison aveva letto casualmente le due parole gently weeps dal libro cinese I Ching. Nel testo in terzine che ne risultò Harrison scolpì uno dei messaggi più illuminati della storia del rock. Mentre il mondo cambia, l’umanità non si accorge di essere corrotta e deviata al punto da non saper più provare amore. Un amore che dorme in un letargo lungo e profondo, mentre la terra viene defraudata della propria bellezza (a questo fa probabilmente riferimento la pulizia di cui necessita il pavimento nella seconda terzina).

Qualcuno controlla

Se anche non poteva far riferimento alle potenti tecnologie attuali, già allora George Harrison divenne consapevole del controllo della mente che i grandi della terra potevano esercitare grazie ai nuovi mezzi di comunicazione di massa, che da un lato tendono a uniformare il pensiero e i comportamenti e dall’altro inaridiscono i sentimenti e i rapporti sociali. Così l’uomo viene lentamente trasformato in qualcosa che è l’esatto contrario della sua natura: un individuo che non sa più amare e provare sensazioni, ma viene deviato a formare una società più materialista e opportunista. Questa situazione ferisce un’anima profonda come quella di Harrison, che inserisce poi nel bel mezzo del testo una terzina che è insieme speranzosa e intrisa di ironia.  “Da ogni errore noi sicuramente impariamo qualcosa”: versi che sembrano fungere da stimolo all’umanità per capire gli errori che stiamo commettendo e reagire di conseguenza. Ma nello stesso tempo sono parole che colpiscono come una scure di duro sarcasmo l’indolenza dell’uomo nell’accettare l’innaturale deviazione a cui viene sottoposto.

E la chitarra piange…

Se da quelle due parole di ispirazione (gently weeps) doveva trovare qualcuno o qualcosa che piangesse dolcemente, George Harrison fu geniale nell’individuare per lo scopo la sua chitarra, strumento da sempre simbolo di musica e traghettatore di storie e di poesia. La chitarra diventa in While My Guitar Gently Weeps personificazione dell’animo umano, specie di quello sensibile di un musicista e poeta, che piange malinconicamente per il degrado umano. Nulla meglio di una chitarra, colei che fin dai tempi più remoti accompagna la narrazione delle storie e delle tragedie dell’umanità, può piangere con gentile malinconia le disgrazie umane, guidata da dita sagge che poggiano sulle corde vibranti. In questo senso troviamo la fusione completa tra l’uomo e il suo strumento, tra la voce che canta il motivo e il suono che ne esprime l’emozione.

NOTE IMMORTALI

While My Guitar Gently Weeps si fonda su un giro armonico molto originale, soprattutto in considerazione di quando è stato scritto. Un accordo minore forma dietro di sé una scala di accordi decrescenti, dando pieno senso alla malinconia cantata nel brano e a una visione per certi versi apocalittica, quasi che il letargo dell’amore universale possa ahimè diventare eterno. Nella primissima versione demo fu suonata solo da George Harrison alla chitarra acustica e da Paul McCartney all’organo. Ma Harrison voleva che il pezzo avesse una band completa al suo servizio. Purtroppo, però, gli arrangiamenti costruiti svogliatamente dai suoi compagni di band non lo soddisfacevano. L’arrivo dell’amico Eric Clapton, a cui Harrison cedette più che volentieri il ruolo di chitarrista solista, fu risolutivo, non solo per il suono che Clapton seppe trovare per la “chitarra piangente” (un tagliente suono vibrato), ma anche per i due assoli che portano la canzone, dal testo relativamente breve, a durare quasi cinque minuti. Il risultato di quelle registrazioni fu eclatante. La versione ufficiale di While My Guitar Gently Weeps è una lenta ballata rock che qualcuno ha definito, forse esagerando, heavy rock. A condurre verso questa definizione sono certamente la chitarra elettrica e l’organo (anch’esso dal timbro acuto e vibrato), mentre le componenti più armoniose, su tutte le voci pulite del trio Harrison/Lennon/McCartney, sembrano portare verso un più classico rock melodico.

Curiosità

Quando George Harrison, deluso dal disinteresse degli altri Beatles verso le sue canzoni, chiese a Eric Clapton di partecipare alle sessioni di registrazione, Slowhand rispose picche in un primo momento, perché era consapevole che nessun musicista esterno già famoso si era unito ai celebri “quattro ragazzi di Liverpool”. Harrison insistette ed ebbe ragione. La sola presenza di un uomo e chitarrista così carismatico provocò negli altri Beatles lo stimolo a una maggiore collaborazione, che si concretizzò soprattutto con la meravigliosa take definitiva di While My Guitar Gently Weeps, ossia nella versione originale che tutti conosciamo. Clapton e Harrison rimarranno grandi amici, nonostante il menage a troi che li coinvolse con Patti Boyd e che portò Clapton a scrivere la splendida Layla.

 

Dario Migliorini

 

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Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

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