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Wreck On The Highway, Bruce Springsteen

Aggiornato il 29 Mar, 2022 | Words and Music |
wreck on the highway

Un incidente lungo la strada. Ti ci sei mai imbattuto? Succede al protagonista di Wreck On The Highway, dolce e malinconica ballata che chiude l’album The River (1980) di Bruce Springsteen. La scelta di riservare a Wreck On The Highway il ruolo importante di chiusura di un doppio album così complesso non è per nulla casuale. Non lo è per una ragione musicale, perché Springsteen ha scelto di chiudere gli album da Darkness On The Edge Of Town a Tunnel Of Love con canzoni a ritmo e toni compassati. Tutte, inoltre, hanno la caratteristica di avere una coda solo strumentale. Ma la scelta non è casuale anche per il suo significato. In un album che affronta l’amore in tante forme, ricorre spesso il senso della fine (e della morte). Wreck On The Highway, però, non tiene la morte su un piano puramente metaforico o sottointeso, ma la esplicita nel suo senso più concreto.

AMORE E MORTE

The River è un album che canta dell’amore, da quello scanzonato di Sherry Darling, Out In The Street e Crush On You a quello sofferto di The River, Stolen Car e Fade Away, ma si sente spesso, in sottofondo, il senso della fine. La fine di una storia d’amore, la fine delle speranze e dei sogni, la fine della libertà. Poi, in due episodi tremendi, arriva la fine della vita. In Point Blank una donna va incontro al suo amaro destino di morte a causa dei suoi errori, in Wreck On The Highway (leggi la traduzione qui) un uomo resta gravemente ferito a causa di un incidente stradale. Ma la particolarità di questo testo è nella scelta del punto di vista. Il protagonista non è chi subisce l’incidente, né la partner che lo aspetta invano a casa. Il protagonista è un uomo che si imbatte casualmente nell’incidente di un’altra persona.

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Un’assenza improvvisa

In Wreck On The Highway Springsteen si pone una domanda diversa: cosa succede se una storia d’amore finisce non per motivi di relazione, ma perché uno dei due muore? Cosa si scatena nelle viscere e nella psiche di una persona quando la persona che si ama svanisce nelle tenebre improvvisamente e una storia d’amore bella e armoniosa si interrompe drasticamente? “Un’assenza apparecchiata per cena” avrebbe scritto poi Fabrizio De André nella sua bellissima Disamistade. Una donna ha preparato la tavola e aspetta il suo uomo che non arriverà più. Qui, nello stesso modo, una donna attende il suo uomo di ritorno da una dura giornata di lavoro, dormendo serenamente in un letto la cui altrà metà rimarrà desolatamente vuota.

Una morte solo presunta

L’aspetto ancora più sorprendente di Wreck On The Highway è che Springsteen, da abile narratore, non ci fa vedere la morte. In realtà l’uomo che subisce l’incidente in autostrada viene trasportato via dall’ambulanza, ma non è certo che muoia. La finezza sta nell’introdurre il tema mediante il timore che si insinua nella mente dell’uomo che si imbatte nell’incidente. Non un uomo qualsiasi, ma un uomo che sta tornando a casa dal lavoro in piena notte. Un operaio, un turnista che, stanco morto, vorrebbe arrivare a casa alla svelta e invece viene bloccato dall’incidente. “Come deve essere se una sera qualcuno bussa alla tua porta e ti dice che il tuo amore è morto in un incidente?” pensa lui, mentre portano via quello sfortunato.

L’infinita grandezza dell’amore

Quell’incidente resta come un pensiero ingombrante nella mente dell’uomo per tanto tempo. La vita prosegue, la coppia vive serena la propria routine, ma lui di notte non riesce a dormire, attanagliato dal ricordo di quell’incidente e dalle orribili conseguenze sull’amore di una coppia che non conosce ma nella quale si specchia. Un pensiero che l’uomo esorcizza proprio con la forza dell’amore. La dolcezza e il romanticismo si sprigionano nell’ultima scena della canzone. Lui resta a guardare la sua donna a lungo mentre lei dorme serena, poi sale sul letto, le si sdraia a fianco e la stringe forte, stando sveglio tutta la notte a vegliare su di lei. Con questa scena tenera e toccante si chiude un doppio disco che ha scandagliato magistralmente le passioni e le tragedie che si vivono amando un’altra persona.

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UNA PICCOLA CANZONE PER UN GRANDE SIGNIFICATO

Wreck On The Highway è una tradizionale ballata acustica a ritmo moderato. Una piccola canzone, che non sembra raccogliere spunti particolari, ma adatta a traghettare una storia toccante e un significato profondo. Springsteen le dà la struttura classica di quattro strofe, intervallate solo da due incisi dopo la seconda strofa e quella finale, con il finto finale e la coda strumentale a sfumare. Inoltre l’arrangiamento è apparentemente scarno, con due elementi che danno l’idea dell’ispirazione folk. Max Weinberg alla batteria suona esclusivamente sul bordo del rullante, con la sola eccezione di due coppie di colpi sul rullante a introdurre i due brevi incisi. Inoltre il canto non prevede la presenza di cori o controcanti: Springsteen canta con voce mesta, quasi che voglia mantenere il brano su un lato molto intimo. In realtà Wreck On The Highway è impreziosita da tre elementi che emergono: l’organo di Danny Federici e il pianoforte di Roy Bittan si intersecano magistralmente come spesso nella discografia springsteeniana e il primo è il solo strumento solista della canzone. Il terzo elemento è la chitarra acustica che disegna un notevole arpeggio nell’inciso centrale e soprattutto nel delicato e malinconico finale strumentale che sfuma verso la fine del brano e dell’intero disco.

Curiosità

L’esecuzione dal vivo di Wreck On The Highway, pur non essendo del tutto marginale (suonata 146 volte), si lega inscindibilmente ai due tour che hanno celebrato The River, l’album di appartenenza. La canzone, infatti, è stata quasi esclusivamente suonata tra il 1980 e il 1981, in occasione del primo The River Tour, e nel 2016, in occasione del nuovo tour che Springsteen e la E Street Band tennero dopo il lancio del cofanetto The Ties That Bind: The River Collection nel 2015. Insieme a The River, Point Blank, Fade Away e Stolen Car, Wreck On The Highway sembra rappresentare quel filone folk acustico che sfocerà due anni dopo nello splendido album Nebraska, che del folk acustico ha l’essenza.

Tira tu le conclusioni…

  • Conosci Wreck On The Highway e l’album The River?
  • Cosa pensi della musica folk, questo genere così scarno musicalmente ma fondamentale nella storia della musica, soprattutto per il suo ruolo “letterario”?
  • Springsteen ha detto: “Quando qualcuno muore così d’improvviso, ti rendi conto di quanto poco tempo abbiamo per amare qualcuno e per combinare qualcosa nella vita.” Come commenti questo statement?
  • La narrazione cinematografica di Springsteen: questa canzone si compone di soli 20 brevi versi, ma riesce a raccontare una storia colma di immagini e di sentimenti. Non ti sembra di vedere le scene raccontate?

Esprimere se stessi è segno di vitalità e di distinzione. Fallo anche tu e commenta qui.

Dario Migliorini

 

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Dario Migliorini

Autore

Mi presento… sono Dario Migliorini, un giovanotto del 1971 nato a Codogno e residente nel Basso Lodigiano. Convivo con Lara, ho una figlia, Elisa, e sono il primo di quattro fratelli. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ma ho ereditato dal mio compianto papà Umberto la passione per la scrittura. Lui, oltre a essere uno storico amministratore locale, si era appassionato di storia lodigiana e aveva scritto diversi libri sull’argomento. Io, dopo la sua morte, ho curato la pubblicazione di due biografie: E Sono Solo Un Uomo (che racconta la vita del sacerdote missionario Don Mario Prandini) e Il Re Povero (che ripercorre tutto quello che mio padre ha combinato su questa terra). Dal 2008 presiedo anche un Centro Culturale che mio padre aveva fondato nel 1991 e che ora porta il suo nome

8 Commenti

  1. Claudio

    Amo quest’uomo e le sue canzoni acustiche, folk e intime, soprattutto quelle inserite inThe River. Stolen Car, ad esempio, per me è un piccolo gioiello. Da questi articoli si vede la tua conoscenza ed il tuo affetto per Bruce.

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    • Dario Migliorini

      Adoro Stolen Car. Come sai le ho anche dedicato un paragrafo di Coupe DeVille. È un testo splendido con pochi versi ma colmi di narrazione e di significato. E poi di Stolen Car adoro quel pianoforte, così mesto. Bruce ha sempre curato molto bene anche gli arrangiamenti. Alla prossima, Claudio. Grazie per il commento

      Rispondi
  2. Carlo

    Struggente come poche altre: il senso della vita, dell’impotenza di fronte alla morte che sopraggiunge improvvisa e senza preavviso, il dolore, la solitudine, il senso di colpa ma anche l’amore come catarsi.
    Poetica ai limiti della perfezione, ogni volta impossibile da ascoltare senza lasciarsi coinvolgere, commuoversi e avere la pelle d’oca.
    Un gioiello ingiustamente un po’ trascurato, a volte anche dimenticato, che allo stesso tempo rappresenta uno dei punti più alti e sensibili dell’opera di Bruce: perfetta 💖💖💖

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    • Dario Migliorini

      Bravissimo Carlo, hai colto il senso di questo testo immenso nella sua semplicità strutturale. Proprio perché è metricamente semplice, è incredibile come Bruce riesca a farci stare dentro tutto quello che tu annoti. E la scena dell’ultima strofa penso sia una prova d’amore dolcissima. Pensare che un album del genere si chiude con quella scena mi mette paradossalmente di buon umore. Grazie e continua a scrivermi. Dario

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      • Carlo

        In tutto il brano, nonostante la tristezza rappresentata dalla pioggia sia sempre presente, domina l’amore, in senso assoluto: per la vita, per un familiare, per una persona speciale, che può esserci come non esserci. È la redenzione in cui Bruce crede da sempre a farla da padrone.
        E poi, in questa gemma che risplende tra altre gemme, mentre la ascolti, la vedi: in pochi minuti scorrono, negli occhi, nel cuore e nella mente, le scene di un film completo e soprattutto perfetto.
        Insomma, nel caso non fosse ancora chiaro, mi folgora ad ogni ascolto, come se fosse il primo…

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        • Dario Migliorini

          È davvero bella. Anch’io la adoro. È una delle tante canzoni cinematografiche, forse una delle più riuscite, liricamente parlando. Un buon regista e sceneggiatore ci potrebbe costruire un film (o almeno un cortometraggio)

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  3. Elisa

    Il Bruce meno dirompente, quello che ti fa venire il nodo in gola, il Bruce empatico e così umano che lo senti davvero amico

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    • Dario Migliorini

      Vero Elisa, ho sempre pensato a Bruce come a un fratello maggiore, io che sono il primo di quattro. Mi ha insegnato certamente a buttarmi fuori, ma soprattutto ad affrontare i momenti duri. Le sue canzoni più “tristi”, paradossalmente, mi hanno aiutato tanto in questo. Non a provare dolore, ma ad affrontarlo

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